La Revue du Vin de France, nel numero di maggio, ha pubblicato un'inchiesta sui voti assegnati ai vini. Guide, giornali, blog, i sistemi di votazione si moltiplicano: talvolta sono in disaccordo feroce, talvolta sono eccessivamente ecumenici. Servono davvero? E a chi?

Jeanne Cho-Lee, prima Master of wine asiatica, non ha dubbi:i voti sono uno strumento rigoroso per valutare un vino in modo globale.

Altri , come Olivier Poussier (esperto della RVF e primo curatore della Guida dei migliori vini di Francia della stessa rivista, con Antoine Gerbelle e Olivier Poels) ritengono che l'dea di un sistema di votazione universale sia una stupidaggine o una forma di menzogna.

Voi che ne pensate?

 

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Una risposta molto seria, sulla quale dovremmo tutti  riflettere, alla domanda sul valore dei punteggi assegnati ai vini da Guide, riviste, esperti ( e blog) , mi sembra quella che discende da un’affermazione fatta da Carlo Petrini, il fondatore di Terra Madre , nel corso di una recente intervista alla Revue du Vin de France: per lui il metro dell’edonismo, ossia del puro criterio della bontà di un vino e della sua capacità di produrre piacere in chi lo beve, non è più sufficiente. Anche per il vino, come per tutti i cibi, occorre che sia “bon, propre et juste”.Dissociando gusto e responsabilità, si arriverebbe infatti a fare come quegli allevatori di maiali in Bretagna che se ne infischiano di distruggere il mare e gli allevamenti di ostriche per avere un prosciutto di migliore qualità.

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