San Leonardo 1Per Suckling è “il Sassicaia del Nord Italia”. In realtà il San Leonardo dei Marchesi Guerrieri Gonzaga è il più bordolese (e sicuramente uno dei più eleganti) vino italiano prodotto con le varietà tradizionali di quel terroir. Ho pensato a questo riassaggiando, alcuni giorni fa, il vino dell’annata 2000: forse non la migliore in assoluto delle annate prodotte dal 1983 (quella del 1982 non fu commercializzata), ma certamente una delle più classiche.

Ancora un bellissimo vino, a 17 anni dalla vendemmia, in ottima forma, pur non avendo ovviamente più il vigore e la brillantezza di quello, davvero magnifico, della stessa annata, assaggiato in magnum, quattro anni fa , in occasione di una serata di degustazione tra amici , nella quale aveva tutt’altro che fatto da comprimario, insieme con altri grandi vini francesi e italiani provenienti dalle stesse varietà (fra questi un Latour del 1983, in verità abbastanza appannato, un Ornellaia del 2009 e un’Apparita del 2004, tutti in magnum). Colto nel suo apogeo, lo avevamo apprezzato probabilmente al suo meglio, il  che aveva contribuito ad attenuare i nostri scrupoli nel berlo (era l’ultima magnum rimasta). Un vino di una finezza senza pari, frutti di bosco e un soffio di erba lievemente affumicata al naso, intenso e setoso sul palato. Un grande rosso da varietà bordolesi di straordinaria eleganza. Per quanto non mi piaccia costruire gerarchie tra i vini e meno ancora quando si ha occasione di bere insieme una  serie di bottiglie tutte eccezionali, quella sera mi sembrò il vino (in quel momento) migliore della serata. Ribevuto oggi, il San Leonardo appare meno folgorante, ma ancora in grande spolvero: certo quattro anni non sono passati invano, visto che il vino aveva in quell’occasione già raggiunto probabilmente il suo apogeo, e del resto difficilmente, quando si confrontano vini che hanno superato il decennio, una bordolese classica regge il confronto con una magnum: comunque ancora un ottimo vino, che non ha affatto sfigurato, pur se in compagnia di altre bottiglie di grande prestigio (per la cronaca, uno Château Palmer e uno Château Montrose, entrambi del 2001, come dire, due miti del Médoc).

Eppure il vino di San Leonardo, al quale si sono poi aggiunti, nel corso degli anni, altri ottimi rossi da varietà bordolesi (il Villa Gresti, da uve Merlot, più recentemente il Terre, che può essere considerato il cadetto del grand vin e l’insolito Carmenere in purezza, oltre a due interessanti vini bianchi) non è stato sin dall’inizio prodotto con uve francesi. All’epoca in cui i Conti Fedrigotti producevano già, e da tempo, il loro Fojaneghe rosso, tipico esempio di quel taglio bordolese che avrebbe avuto fortuna in Trentino, negli anni ’70, a San Leonardo le uve erano di altre varietà tradizionali del Trentino, come   marzemino,un lambrusco locale, teroldego, della schiava, persino trebbiano. Sì, c’era un po’ di Merlot , ma non le altre varietà che hanno reso celebre questo vino: non il Cabernet Sauvignon, non il Cabernet Franc, o il Carmenere (ma questa è un’altra storia da raccontare).Il vino che vi si produceva era un uvaggio di tutte le uve della tenuta, coltivate nella classica pergola trentina: venivano vendemmiate e vinificate tutte insieme in vasche di cemento, per poi affinarsi in botti grandi da 60 ettolitri. Un vino che aveva i suoi estimatori affezionati, ma che ovviamente non aveva nulla a che vedere con il San Leonardo   di oggi. La rivoluzione avvenne quando, alla morte di Anselmo Guerrieri Gonzaga, nel 1974, fece ritorno a San Leonardo, il figlio Carlo: era enologo, avendo conseguito il diploma a Losanna, ma aveva fatto le sue prime esperienze in Toscana, dove era approdato nientemeno che dal Marchese Incisa della Rocchetta, a Bolgheri, dove stava nascendo quello che sarebbe diventato il Sassicaia. Il modello di riferimento del grande vino era Bordeaux e si cominciavano a sperimentare le prime barriques , che tanta fortuna (anche troppa) avrebbero avuto nell’enologia italiana desiderosa di riscatto dopo lo scandalo del metanolo. Le vecchie viti sulle terrazze furono quasi del tutto espiantate e sostituite da varietà bordolesi, dapprima ancora a pergola, poi a guyot, e dopo ancora a cordone speronato. Agi inizi degli anni ’80, Carlo rivoluzionò anche le tecniche di coltura fino ad allora seguite, introducendo diradamenti e vendemmie verdi per ottenere uve di migliore qualità. Il primo San Leonardo, da un vigneto a pergola, fu prodotto nel 1982, ma il vino non fu messo in commercio. La prima annata in vendita fu quindi quella del 1983, dopo la quale il San Leonardo è mancato all’appello solo nel 1984, 1989,1992, 1998, 2002 e , più recentemente, nel 2009: sì, perché l’intento era di far uscire il vino solo nelle annate migliori. Quelle dell’85 e dell’88 furono le prime grandissime annate del San Leonardo, che fecero capire il suo reale valore. Altre poi ne sono seguite, come la ’96 o la 2001, ma ogni annata ha un suo fascino. Solo tempo dopo i proprietari scoprirono, con l’aiuto del prof. Scienza, che le viti che inizialmente erano state loro vendute come Cabernet Franc erano invece di Carmenere, ma si decise di mantenerle ugualmente nel blend, visto che questa varietà si era adattata perfettamente a San Leonardo: tanto che, nel 2010, si pensò di provare a vinificarlo in purezza, con le uve delle viti più vecchie (di 30-50 anni), esperimento evidentemente riuscito e poi ripetuto, e così, oggi, l’area destinata al Carmenere è aumentata di altri due ettari. Il dosaggio delle varietà concorrenti al San Leonardo varia leggermente di anno in anno secondo vendemmia, ma l’uva principale é il Cabernet Sauvignon (con circa il 60%), con l’aggiunta Carmenere (20%) e il resto Cabernet Franc e Merlot. Sarà presto disponibile nelle enoteche il vino dell’annata 2013, l’ultimo nato, ma quella più facilmente reperibile fuori zona è ancora l’annata 2011, una buona riuscita, anche se non la mia preferita.

San Leonardo 2Puntuale come sempre , esibisce un naso molto balsamico, con note di frutti di bosco, abete bagnato, alloro e note di leggera tostatura. Il palato è caldo e armonico, con un finale più speziato, nel quale affiorano il cacao e la liquirizia. Degli altri vini prodotti , oltre ai due bianchi (un Sauvignon, del quale ho già parlato in altro articolo, e un interessante Riesling, un vino che va atteso un po’ ), il più accessibile, anche per il prezzo, è il rosso Terre, un vino più immediato del San Leonardo, da bere più giovane. Il Villa Gresti, invece, è un rosso importante, da uve Merlot con un’aggiunta di Carmenere (10%). Il nome proviene da quello della famiglia de Gresti, che , dopo averla gestita per oltre un secolo, nel 1770 acquistò la Tenuta dalla Curia, alla quale ancora apparteneva. Da allora San Leonardo è appartenuta sempre alla stessa famiglia: il cambio di nome avvenne con le nozze, avvenute nel 1894, della marchesa Gemma de Gresti di San Leonardo, con Tullo Guerrieri Gonzaga, anch’egli marchese, di Montebello, e ufficiale medico della Marina italiana. Della proprietà (300 ettari, in massima parte di bosco, con circa 30 ettari di vigna) fa parte anche una Chiesa medievale ( costruita nel 940), decorata dai frati Crociferi negli anni 1130-1150, con interessanti affreschi , di recente restaurati. I suoli sui quali sono piantate le vigne (tra i 120 e i 250 m. slm) sono molto vocati alla vitivinicoltura. Si tratta di banchi scistosi e calcari scuri senza argilla, molto ciottolosi. Sulle terrazze superiori, oltre i 200 m., dove è il Cabernet (il Merlot si trova sulle terrazze più basse, a circa 150 m.), vi sono degli strati sabbiosi molto drenanti. Le condizioni microclimatiche sono anch’esse molto favorevoli, assicurando forti escursioni termiche tra giorno e notte, e una costante ventilazione che evita i ristagni di umidità, in una zona solitamente molto piovosa. Le uve sono coltivate biologicamente. Sono vinificate separatamente per ciascuna varietà e poi assemblate in base agli assaggi. I vini fermentano naturalmente, senza aggiunta di lieviti e senza controllo delle temperature in vasche di cemento. La maturazione avviene in barriques, delle quali solo un terzo nuove (gli altri due terzi sono rispettivamente di secondo e terzo passaggio). Lì permangono per 18-24 mesi secondo vendemmia, poi si affinano in bottiglia per un altro anno circa prima della commercializzazione. Il costo di una bottiglia di San Leonardo si aggira oggi tra i 50 e i 55 euro. Il Villa Gresti circa la metà. Il Terre può essere acquistato tra i 12 e i 14 euro la bottiglia.

Tenuta San Leonardo, fraz. Borghetto all’Adige, 38063 Avio (TN), www.sanleonardo.it