Clos du FontenayBruno è Bruno Clair, il titolare di uno dei più conosciuti e reputati Domaines della Côte d’Or che ha il suo nome. Brun (Philippe) è il suo braccio destro, col quale collabora da oltre trent’anni, per l’esattezza dal 1986. Qualcuno li ha chiamati anche i Batman e Robin della Côte d’Or a sottolineare la loro immarcescibile intesa, che ha permesso la produzione di una gamma di altissimo livello, che comprende, accanto ad alcuni cru di assoluto prestigio, molti “piccoli” vini, di minor peso, ma di grande affidabilità per la loro continuità qualitativa.

A partire dai Marsannay, la più semplice delle appellations communales della Côte de Nuits, l’unica che ancora non possa fregiarsi di alcun grand o premier cru, ma che naturalmente è nel cuore di Clair.

Non potrebbe essere diversamente: é infatti da Marsannay che parte la storia di questo Domaine. Esso nasce infatti dalla dissoluzione, a causa di disaccordi familiari,  del Domaine Clair-Daü, fondato dal nonno di Clair, Joseph,  subito dopo la prima guerra mondiale: era stato tra quelli più importanti del suo tempo, e al nonno di Clair si deve anche la nascita del primo Marsannay rosé (quella di Marsannay è infatti l’unica AOC  borgognona declinata nei tre colori, bianca, rossa e rosata). Alla fine dell’800, infatti, era ancora il Gamay a dominare in quel comune, una scelta che era apparsa inevitabile per l’impossibilità di competere con i grandi Pinot noir di Gevrey-Chambertin, ma poi la costruzione della rete ferroviaria, alla metà del XIX sec. , aveva provocato il collasso commerciale dei vini a base di Gamay della Côte, a vantaggio dei robusti vini del Midi. Fu allora che i vignaioli di Marsannay cominciarono a   sostituire gradualmente gli impianti di Gamay e Aligoté con i più qualitativi Pinot noir e Chardonnay e, su suggerimento del nonno di Clair, che Norman e Taylor definiscono un genio del marketing , introdussero anche una versione “à gris”, cioè rosata, che ebbe successo tra chi apprezzava dei vini più leggeri e freschi.  Bruno, figlio di Bernard, che fu brillante vinificatore del Domaine Clair-Daü, ha cominciato la sua avventura nel 1978, partendo dalle ceneri della vecchia proprietà, davvero con pochissimo: qualche parcella a Marsannay, qualche affitto a Fixin, un po’ di terra incolta acquistata  a Morey-Saint Denis. Poi, gradualmente, il Domaine ha potuto allargarsi riassorbendo altre proprietà della famiglia, tra le quali le parcelle del Clos de Bèze e dei suoi Premier cru di Gevrey-Chambertin, fino a raggiungere l’assetto attuale, con 23 ettari di vigna, dei quali poco più di 17 di Pinot nero e il resto di Chardonnay. Sarebbe errato sottostimare la grandezza del patrimonio del Domaine Clair: in Borgogna, dove raramente si superano i dieci ettari di proprietà, rappresentano una estensione di tutto rispetto. Di più, si tratta di vigne molto ben distribuite, che si allungano a nord fino a Gevrey-Chambertin, e a sud fino ad Aloxe-Corton e a Pernand-Vergelesses, in Côte de Beaune, dove, a partire dal 1993, si sono aggiunte vigne (0.34 ha.) nel Corton-Charlemagne.

Il Clos de Fontenys, del quale parlerò in quest’articolo, non è certo la vigna di maggior prestigio del ricco patrimonio di questo Domaine, nel quale sono comprese preziose parcelle di grand cru della Côte de Nuits, come il Clos de Bèze e Bonnes-Mares, ma è un monopole di tutto rispetto di Gevrey-Chambertin, un premier cru che si affianca agli altri Premier cru dello stesso territorio comunale, il Clos St. Jacques , Cazetiers e La Petite Chapelle. Il Clos Fontenys è una parte del Premier cru Fontenys, dal quale meriterebbe forse, per la sua qualità, di potersi distinguere come cru autonomo. Questo climat fa parte del gruppo di premier cru situati praticamente al centro di Gevrey, su un cono di deiezione emerso dalle terre della Combe d’Orveau: tra questi sono anche Les Corbeaux, Champonnet, Craipillot, Les Issarts, clos du Chapitre. I vini di questa parte del terroir di Gevrey hanno meno profondità e longevità di quelli situati più a sud che bordeggiano i grands crus (come Combottes, Bel Air, La Petite Chapelle e il clos Prieur), ma uno splendido bouquet. Fontenys è probabilmente quello più fine del gruppo di cui fa parte. E’esteso 3 ha.73, arrivando quasi fino alle case del villaggio, e comprende al suo interno il Clos omonimo, di proprietà esclusiva del Domaine Bruno Clair. Quest’ultimo (una parcella di 0,675 ha.), separato da una stradina dalla parte più settentrionale del grand cru Ruchottes, Ruchottes du Bas, ha una sua specificità rispetto alla parte restante del climat, dal quale si distingue per il suo bouquet più floreale. Come Ruchottes, anche il suolo di Fontenys ha uno strato ridottissimo di humus, con la roccia calcarea affiorante in più punti. Le sue argille sono di colore bianco, assai diverse da quelle rosse della parte inferiore dello Chambertin. I vini di Fontenys hanno struttura tannica salda (talvolta un po’ rigida), ma uno spettro aromatico di grande fascino, marcato da note floreali e dalla mineralità. Il vino dell’annata 2015, assaggiato in cantina direttamente dalla pièce, mi aveva affascinato : un magnifico aroma di cassis, ciliegia matura, violetta, sfumature terrose, teso e vibrante, ancora in divenire, probabilmente da aspettare per almeno 5-7 anni (92-93/100).

Il vino dell’annata 2013, l’ultima assaggiata in bottiglia, mi è parso una buona riuscita, molto classica del Clos: un Gevrey fresco e profumato, con un aroma ricco di sfumature di frutti rossi, minerali e speziate; intenso ed equilibrato, con un tocco salato. Già godibile, il tempo ne permetterà un ulteriore affinamento rendendolo un vero piacere per la tavola (91/100).

Situata a poco più di 6 km. da Marsannay e qualche minuto in più di percorso in auto, Gevrey-Chambertin è un comune di circa 3.000 abitanti della Côte-de Nuits, il primo che si incontra da nord sulla route des grands crus, oltre che il primo dei comuni che ospitano grand cru ad essere autorizzato (nel 1847) ad aggiungere al proprio nome quello del suo cru più famoso, Chambertin. Praticamente una metropoli, se confrontato con gli altri centri della Côte de Nuits, la cui fama è inversamente proporzionale alle loro dimensioni (meno di 200 abitanti Vougeot, poco più di 300 Chambolle-Musigny, sui 400 e rotti Vosne-Romanée), anche se meno popolato della vicina Marsannay (oltre 5.000 abitanti, ma siamo praticamente alla periferia di Dijon) e di Nuits-Saint-Georges, nella sezione meridionale della Côte (5.700 abitanti). A Gevrey da vedere c’è innanzitutto il castello,costruito tra il 1257 e il 1275 per volontà dell’Abate Yves de Poissey, sulle fondamenta di un antico priorato di Cluny. Di proprietà ecclesiastica fino alla Rivoluzione, quando fu nazionalizzato come tutti i possedimenti della Chiesa, dopo essere passato più volte di mano, nel 2012 è stato acquistato, con i due ettari di vigna annessi, a un imprenditore cinese, M.Nge, proprietario di diversi Casinò a Macao. La cosa fece un certo scalpore all’epoca e suscitò diverse apprensioni, per il timore che fosse solo l’inizio di una scalata straniera ai gioielli della Borgogna, ora un po’ assopite. Vicina al castello è poi L’Église Saint-Aignan, risalente alla metà del XII secolo, e recentemente ripulita e restaurata. Un primo edificio, un santuario dedicato appunto a Saint-Aignan, vescovo di Orléans che aveva guidato la resistenza ad Attila nel 450, risaliva al IX secolo, poi, intorno al 1019, vi fu costruito un battistero. La Chiesa, di stile romanico, a croce latina, risale a un secolo dopo , venendo poi restaurata più volte tra il XIII e il XV secolo.

Ma da vedere sono soprattutto le vigne, un vero spettacolo. Come gli altri comuni della Côte, ad eccezione di Flagey-Echezeaux, il cui centro è distante dalle sue vigne, Gevrey-Chambertin ne è letteralmente circondata, arrivando esse fin quasi dentro la città. I villages sono pressoché totalmente sul lato est, al di qua e al di là della RN 974, e a nord, fino a Brochon e in certi casi (ad es. Les Evocelles, di proprietà del Domaine de la Vougeraie) entro i confini di questo comune. I premier cru sono invece sul versante occidentale, con una buona porzione compresa tra la Combe Lavaux, il borgo, fino al confine con Brochon (come Champeaux). I grands crus, infine, sono tutti nella parte sud, fin quasi a Morey-Saint-Denis (Mazoyères).

A Gevrey-Chambertin, oltre al suo sublime Clos de Bèze, il Domaine Clair possiede pregiate porzioni di altri tre Premier Cru: un ettaro (di 6.70 totali) del Clos St. Jacques, un climat che tutti considerano un po’ il decimo grand cru di Gevrey, poco meno (0.87 ha. su un totale di 9.12) di Cazetiers e circa mezzo ettaro (0.51 di 4.00 ha. ) di La Petite Chapelle. Ci sarebbe anche un pezzettino di Bel-Air (0.28 ha.), l’unico che, per la sua piccolissima estensione, Clair non propone separatamente, ma in blend con uve del climat Les Fontenys, sotto la denominazione di Gevrey-Chambertin Premier Cru, senza indicazione dei climat concorrenti. Bel Air è uno dei climat più piccoli di Gevrey: si trova immediatamente sopra al Clos de Bèze: la sua parte più alta è classificata come village, per il suo suolo troppo sottile. Clos St. Jacques e Cazetiers sono confinanti tra loro, ma danno vini molto diversi: i vini del Clos St. Jacques sono di grande armonia ed eleganza, con una trama tannica di eccezionale finezza, ed hanno bisogno di almeno una quindicina di anni per essere apprezzati all’altezza del loro potenziale (quello di Clair è però spesso accessibile anche giovane).

CazetiersCazetiers è più “caldo”, ha una consistente struttura tannica: può durare a lungo negli anni, anche se è molto piacevole in gioventù. Quanto a La Petite Chapelle, è la naturale continuazione del grand cru La Chapelle: splendido nelle annate meno umide, soffre le sue difficoltà di drenaggio in quelle più bagnate.

Quanto al Clos de Bèze , 2014 e 2015 sono ancora in divenire e richiedono tempo, ma già si intuisce la loro enorme materia. Quello di Clair è noto per il suo eccezionale equilibrio: la striscia di circa un ettaro posseduta dal Domaine, taglia questo eccezionale climat dalla sua parte più alta  a quella più bassa, con suoli diversissimi nelle sue diverse sezioni, che contribuiscono a farne un vino capace di sintetizzare potenza e finezza.  Due terzi di questa vigna furono piantati nel 1912, e quindi hanno oggi più di cent’anni, mentre il resto ha comunque  superato i 40. Naso intensamente floreale e speziato, con suggestioni di frutti rossi selvatici e humus, bisognerà attenderlo per apprezzarlo appieno.

Il Domaine Bruno Clair non utilizza sostanze chimiche di nessun genere, adottando una lotta ragionata alle malattie della vite. Seleziona severamente le uve in vigna e in cantina; la vinificazione è parzialmente  à grappe entière secondo l’annata. La fermentazione alcolica si basa solo su lieviti indigeni; il raffreddamento è impiegato quando è necessario per contenere le temperature di fermentazione non oltre i 32-34 gradi. La cuvaison  dura in media tra due e tre settimane; la fermentazione malolattica comincia generalmente in primavera con i primi caldi. Quanto alle pratiche enologiche adottate in cantina, si fa uso del pigeage secondo necessità (da due a otto volte al giorno). L’affinamento avviene in fusti di quercia nuovi nella misura del 20-50% a seconda del cru, e si protrae per 16-22 mesi  a seconda dei millesimi.

Domaine Bruno Clair, 5, rue du Vieux-Collège, 21160 Marsannay-la-Côte, www.bruno-clair.com