Vigne2Difficile non innamorarsi di questo Vigne de l’Enfant Jésus, vino bandiera della Maison Bouchard Père et Fils, di un’annata straordinaria, come quella del 2010, per la Côte de Beaune: una raccolta limitata, per le difficoltà incontrate nel periodo della fioritura, ma di splendida qualità, favorita da un’estate fresca, e da condizioni climatiche ottimali nei giorni della vendemmia. Superiore forse anche a quello, magnifico, del 2009, un Beaune rouge di grande ricchezza e complessità.

Chi segue questo blog ricorderà forse la mia ammirazione per il Vigne di un’altra grandissima annata, quella del 2005 (per leggere l’articolo, clicca qui). Questo vino rappresenta semplicemente il meglio dei Pinot noir di Beaune, un’appellation che se non possiede il prestigio di quelle di Gevrey-Chambertin e Vosne-Romanée e nessun grand cru tra i suoi ranghi, in annate come questa può reggere qualsiasi confronto. Inizialmente appena un po’ austero, offre al naso evocazioni di frutta rossa matura, prugne e sottobosco, ricco e speziato, é di rara intensità e profondità sul palato, ha splendida e lunghissima chiusura. Migliorerà ancora e potrà conservarsi per moltissimi anni.

Ci si potrebbe chiedere come mai la Maison Bouchard, che pure possiede, tra i suoi 130 ettari di vigna in ben 9 grands crus ( ha infatti parcelle di Chambertin, Bonnes Mares, Échezeaux, Clos de Vougeot e Corton in rosso, Corton-Charlemagne, Montrachet, Chevalier-Montrachet, Bâtard-Montrachet, in bianco) consideri proprio questa vigna, situata nel cuore dell’appellation, la sua bandiera. Certo, anche per la sua altissima qualità: la Vigne de l’Enfant Jésus, quattro ettari chiusi da tre lati (ovest, est e nord) rappresenta la parte centrale del più esteso e unanimemente ritenuto il migliore dei premier cru di Beaune, Les Grèves. La Maison Bouchard, che possiede in esclusiva la Vigne (un monopole, nel lessico borgognone) , e che, con i suoi 8 ha.17, è anche la maggior proprietaria di questo climat , con due ampie porzioni situate nella parte meridionale di esso, al confine con Teurons, ha sempre vinificato separatamente le uve della Vigne de l’Enfant Jésus, anziché assemblarle con quelle provenienti dalle altre parcelle. Circondata da muri da tre lati (a ovest, est e nord), la vigna è riservata totalmente al Pinot noir, con un’età media di circa quarant’anni. E’ da una parcella di essa del 1961 che vengono prelevati gli innesti da selezionare per i reimpianti dei suoi grands crus. Il suo suolo, di una ventina di cm. di profondità, è costituito essenzialmente da ciottoli (il nome Grèves deriva del resto dalla sua ricchezza di graviers) privi di argilla, e poggia su un sottosuolo molto fessurato dall’alternanza di gelo e disgelo: mai troppo umido né troppo secco, perfettamente drenante. La Vigne è situata praticamente al centro del climat Les Grèves, già considerato da Jules Lavalle tête de cuvée: il più grande di Beaune, con i suoi 31ha. 33, e, come ricorda Castagno nel suo dottissimo libro, il quarto cru per grandezza dell’intera Côte d’Or, dopo il Clos de Vougeot, Échezeaux e Morgeot ( a Chassagne-Montrachet). Les Grèves sono situati ad un’altitudine tra i 304 e i 223 metri sul livello del mare, a forte pendenza (la pendenza massima raggiunge il 28%), interamente esposti a est. I vini che se ne traggono (in grande prevalenza rossi , ma ci sono anche alcune parcelle di Chardonnay, come quelle da cui Louis Jadot ricava il suo Beaune Grèves Le Clos Blanc) rappresentano un po’ il prototipo dei premier crus di Beaune, nella loro migliore espressione, ricchi e intensi, ma mai straripanti, profondi e minerali, di ineguagliabile finezza. Soprattutto di incredibile longevità. Assaggiando (nel 2010, quasi 120 anni dopo) una bottiglia del 1892 di Vigne de l’Enfant Jésus, proveniente dalla leggendaria collezione di oltre 15.000 bottiglie, di Lloyd Flatt, famoso collezionista di New Orléans, Alan Meadows definisce il vino “caleidoscopico”, descrivendo il suo stupore davanti ad un aroma ancora incredibilmente giovanile, di terra, spezie, sottobosco, con cenni animali.

La qualità, si diceva, ma anche per la sua ricchezza simbolica. Dietro questo vino, come sempre dietro i grandi vini della Borgogna, c’è una bellissima leggenda, dalla quale la vigna ha tratto il suo nome. Nell’autunno del 1637 il giovane re di Francia, Luigi XIII, e la moglie Anna d’Austria, ritenuta sterile perché, dopo oltre venti anni di matrimonio, non gli aveva dato l’atteso erede, si trovarono a passare per Beaune e a visitare il convento delle suore carmelitane, che ancora si trova nell’attuale Place Félix Ziem. Lì, una giovane monaca, Marguerite Parigot, nota come Marguerite du Saint Sacrement, mistica propagatrice della devozione all’Enfant Jésus, predisse alla coppia la nascita di un bambino, che effettivamente nacque il 5 settembre 1638: il futuro Luigi XIV, il Re Sole . Sarebbe stato lo stesso Gesù Bambino a suggerire alla piccola suora (si dice che avesse la taglia di una bambina di 12 anni) di chiedere a Dio la concessione di un Delfino per il Re, che le sarebbe stata promessa il giorno di Natale del 1635. Riconoscente, la Regina fece dono al monastero di una statuetta del Bambin Gesù, “Le petit Roi de grâce”, e di una parcella di quattro ettari di vigna situata nel climat Les Grèves di Beaune: appunto la Vigne de l’Enfant Jésus. Nel 1791, la vigna fu confiscata e venduta come bene nazionale, ma non furono i Bouchard ad acquistarla, almeno inizialmente.

Bouchard4La famiglia Bouchard, che aveva trasferito nel 1820 le sue cantine nei sotterranei del castello di Beaune, ne venne in possesso attraverso più gradi nel corso di mezzo secolo. Le prime parcelle arrivarono nel 1858, acquistate dai fratelli Antonin e Julien Bouchard, associatisi a costituire la Maison Bouchard Père et Fils, per la commercializzazione dei vini della Borgogna e (eh sì) Bordeaux. Trent’anni dopo, il 30 gennaio 1889, essi acquistarono l’intera proprietà del Domaine Pommier. La famiglia Pommier aveva infatti acquistato, tra il 1858 e il 1869, i beni delle suore carmelitane di Beaune, tra i quali poco più di 1 ettaro di vigne nel climat Les Grèves, tra cui la Vigne de l’Enfant Jésus, in precedenza posseduto da tal Basile Buretey e dalle famiglie La Folly e Bizouard de Montille. Restava ancora un pezzettino di 4 are e 40 posseduto da Lucien Edouard e François Groffier, che i Bouchard acquistarono il 25 ottobre 1909, trasformando la Vigne de l’Enfant Jésus in un monopole.

Il costo in enoteca di una bottiglia di Vigne de l’Enfant Jésus è di circa 125 euro. L’ultima annata in commercio, la 2015, è offerta da Millésima a 1.160 euro la cassa da 12 bottiglie (poco meno di 97 euro la bottiglia, IVA inclusa).

Bouchard Père et Fils, 15 rue du Château, 21200 Beaune, www.bouchard-pereetfils.com