Riserva 1Non è californiano, anche se è diventato il vitigno più popolare e amato della California, e neppure croato, sebbene le analisi del DNA mostrino che è quasi sicuramente nato lì, perché il Primitivo più buono e autentico, in quanto fuso indissolubilmente con il paesaggio e la cultura del territorio, è quello pugliese. Ebbene sì. Potrebbe sembrare sacrilego che un Primitivo pugliese approdi alla sezione “Grandi Bottiglie”, dedicata ai grandi vini meritevoli di raggiungere e superare i 91 punti su 100, ma non lo é.

Ed ecco quindi che, tra tanti Pinot noir borgognoni e Cabernet Sauvignon del Médoc, c’è anche lui, il Primitivo di Gioia del Colle selezione di Nicola Chiaromonte. E per la verità neppure solo lui, perché a Gioia del Colle è in buona compagnia (con Filippo Cassano di Polvanera), e anche a Manduria ci pensa Gianfranco Fino con i suoi alberelli a ricordarci che se il Primitivo pugliese è arrivato prima a Gioia del Colle, non si è però fermato là, ed è a Manduria che si è fatto conoscere dal grande pubblico degli appassionati.

Ma eccola nel bicchiere, versata da una magnum, ancora con la vecchia etichetta, la selezione di Nicola Chiaromonte del 2010, a sfidare quella del 2012 che l’ha appena preceduta. Ciliegie nere surmature, prugne, frutta macerata,al naso, una speziatura fine, tannini dolci sul palato, con evocazioni di praline al cioccolato e tabacco. Un vino estremamente seduttivo da bersi per sé solo. Volendo, però, potrebbe essere tentato su formaggi a pasta dura stagionata o su un brasato.

Riserva 2Il Primitivo di Chiaromonte è un vino sfrontato per la sua alcolicità, che sembra voglia sfidare tutte le raccomandazioni mediche che ci ricordano la nocività dell’alcol, come è simpaticamente sfrontato Nicola Chiaromonte, che lo produce. Ora si è messo in testa di produrre Pinot nero a Gioia del Colle, per passione e divertimento: non sarà borgognone, né champenois, ma la sua prima prova fermentata all’ancestrale non è niente male. Diciannove gradi, il suo Primitivo riserva, una gradazione da VDN, Vin Doux Naturel, direbbero i francesi, o da vino rinforzato, ma non è un Banyuls, né un Maury, e neppure un Porto, in quanto soprattutto è naturel senza essere doux. Anzi è perfettamente secco e incredibilmente equilibrato. Un piccolo capolavoro di potenza ed opulenza, carezzevole (oltre 100 euro la bottiglia, il doppio la magnum). E’ prodotto dalle uve di una vecchia vigna ad alberello nel comune di Acquaviva delle Fonti, su un suolo fortemente calcareo, a 330 metri sul livello del mare; 30-40 q.li per ettaro la resa, bassissima da queste parti.

Contrada BarbattoMa non è da meno il Primitivo della contrada Barbatto, anch’essa nel territorio di Acquaviva, che ha anche il vantaggio di costare assai meno (sotto i 30 euro) del suo fratello maggiore. Quello del 2009, interamente affinato in acciaio, regge ottimamente il confronto, altrettanto potente, ma di una finezza inusuale per un Primitivo.

Nicola è alla testa delle Tenute Chiaromonte dal 1998, allorquando ha ereditato i vigneti dal padre. L’azienda era nata più di un secolo e mezzo prima, nel 1826, pochi anni dopo il riconoscimento ufficiale del vitigno primitivo. Si trattava di una piccola azienda di famiglia di pochi ettari di terra, portata avanti di padre in figlio. Ora può contare su  una trentina di ettari tra uliveti, ciliegeti e vigneti, costituiti da vecchi alberellie dai nuovi impianti a spalliera, coltivati secondo metodi biologici. Il Primitivo è naturalmente al centro della “carta” di Chiaromonte. Oltre alla Riserva, il suo Primitivo di alta gamma è il Muro Sant’Angelo Contrada Barbatto. Meno impegnativi, ma sempre di ottimo livello, sono il Primitivo di Gioia del Colle Muro Sant’Angelo (20 euro) e l’Elé, un IGT, fresco e fruttato, del quale si è parlato recentemente perché selezionato dai responsabili della cantina di Trump (8 euro la bottiglia) . C’è poi ancora un altro Primitivo IGP, il Nigredo, una versione più dolce (30 euro). Il vino dolce della casa è però il Donna Carlotta (blend di Primitivo e Aleatico, 12 euro). Da qualche anno Chiaromonte produce anche un gradevole bianco aromatico, il Kimia, da uve Minutolo, una varietà una volta confusa con il Fiano, con il quale non ha invece nulla in comune, che si diffusa un po’ dappertutto dalla sua zona di produzione di origine, la Val d’Itria.

Il Primitivo di Gioia del Colle si differenzia da quello di Manduria, pur se prodotto probabilmente con lo stesso materiale genetico, per la grande diversità ambientale . Qui le vigne crescono in zone collinari, tra i 250 fino a 500 metri, più fresche anche per la maggiore presenza di zone boscose e caratterizzate da maggiori escursioni notturne , su suoli più ricchi di calcare, con uno strato più leggero di argille rosse, che invece abbondano, insieme con strati sabbiosi, nella zona di Manduria. Più nervoso e più fresco per la maggiore acidità, anche se non meno potente, il Primitivo di Gioia del Colle ha una struttura tannica più fine e risulta meno cremoso, talvolta anche marmellatoso del Primitivo di Manduria, che negli anni passati ha più esplicitamente sentito l’influsso dello Zinfandel californiano. E’ un vino in grado di piacere subito, ma che si avvantaggia di alcuni anni di affinamento, talvolta mostrando una inattesa resistenza nel tempo.

Acquaviva delle Fonti, dove è la cantina di Chiaromonte, è uno dei 16 comuni interessati dalla DOC Gioia del Colle. Capitale della famosa cipolla rossa di Acquaviva, ha oggi poco più di 20.000 abitanti e dista una quindicina di chilometri dal centro che dà nome alla DOC, Gioia del Colle. A sua volta Acquaviva, nel cui territorio sono situate alcune delle migliori vigne vecchie di Primitivo dell’intera DO, deve il suo nome alla falda acquifera cittadina superficiale, un tempo assai ricca, in una regione tradizionalmente siccitosa come la Puglia, come dimostrano i numerosi pozzi presenti in città, da cui veniva portata su da caratteristiche ruote idrauliche, le norie. Normanna, poi sveva, angioina e aragonese, Acquaviva fu persino venduta all’asta nel 1614 dal suo proprietario per sanare i propri dissesti finanziari. Dopo varie vicissitudini fu acquistata da un marchese genovese, Carlo De Mari, il dominio della cui dinastia su Acquaviva durò fino all’abolizione della feudalità, nel 1806. I principali monumenti di Acquaviva, nella quale fu anche una base missilistica americana fino al 1963, anno nel quale fu smantellata, sono la bella Cattedrale di Sant’Eustachio martire, edificata nel XII secolo e poi ampliata nella seconda metà del Cinquecento, in stile rinascimentale, e l’imponente Palazzo De Mari-Doria, costruito nel XVII secolo inglobando un vecchio castello normanno. Acquaviva dista poco più di 30 Km. dal Capoluogo Bari e si può raggiungere in circa mezz’ora di auto. Si trova al centro di una zona gastronomicamente interessante, non solo per il suo ottimo vino e per le cipolle rosse: nel raggio di una decina di chilometri, chi ricerca cucina di alto livello troverà due dei migliori ristoranti stellati della regione: Pasha a Conversano e Angelo Sbatelli a Putignano.

Tenute Chiaromonte, via per Sammichele, 70021 Acquaviva delle Fonti (BA), www.tenutechiaromonte.com