Calderara 2011Come ho già avuto modo di scrivere in un altro articolo qualche tempo fa, non vi è dubbio che quello dell’Etna sia un territorio con caratteristiche pedoclimatiche uniche, che lo rendono molto differente dagli altri territori vitivinicoli della Sicilia, e sicuramente tra i più vocati per la produzione di vini di qualità. Sui suoi suoli tipicamente vulcanici (in grande maggioranza suoli bruni andici), in altura –anche a 1.000 metri e più-, le escursioni termiche sono notevoli, giungendo anche a 30 gradi nella stagione estiva, e la piovosità assai maggiore di quella del resto dell’isola (da 6 a 10 volte).

Qui il nerello mascalese (prende nome da Mascali, la pianura che a nord-est separa Catania dal mare), praticamente sulla lava, da solo, oppure integrato da altre uve a bacca nera, come il nerello cappuccio, dà vini potenti, ma freschi e minerali, di insospettabile eleganza e personalità. Buonissimi fin dai primi anni dalla vendemmia, ma capaci di migliorare per moltissimo tempo ancora. Eppure, fino a pochi anni fa, i vini di queste zone erano praticamente sconosciuti al di fuori della Sicilia anche ai consumatori più avvertiti. Un tempo, alla fine dell’Ottocento, sull’Etna vi erano almeno 50.000 ettari di terreno vitati, e intorno alle pendici del vulcano, si potevano contare diverse decine di varietà autoctone di vite. Dopo i colpi inferti dalla peronospora, la ricostituzione del vigneto fu lenta e assai limitata, in quanto molti coltivatori, soprattutto nelle zone più alte e impervie, dove era impossibile utilizzare mezzi meccanici nelle vigne piantate col caratteristico alberello , preferirono dismetterle, sostituendole, nelle zone più basse, invece, dall’ economicamente più vantaggiosa coltivazione degli agrumi. Un ruolo importantissimo alla riscoperta di questo straordinario patrimonio, cominciato una ventina di anni fa e divenuto via via più veloce in questi ultimi anni, allorquando è apparso chiaro che l’Etna era destinato a diventare il terroir vitivinicolo più importante della Sicilia , va riconosciuto a Giuseppe Benanti, farmacista-viticultore, grande interprete anche del carricante, la varietà a bacca bianca caratteristica della zona dell’Etna, e a Salvo Foti, agronomo e vigneron, al quale si deve la riscoperta delle antiche tradizioni di questo terroir. Naturalmente anche a Marc De Grazia, importatore e produttore di vini, che , dopo aver fatto parte , nelle Langhe piemontesi, del gruppo dei “Barolo Boys”, si innamorò dei vini dell’Etna, tanto da acquistare lui stesso delle terre e certamente ha contribuito in misura notevole a diffondere la conoscenza del territorio dell’Etna nel mondo. La Tenuta Terre Nere, di cui è proprietario (55 ettari, di cui 31 ettari di vigna in produzione e 9 in allevamento), possiede oggi vigneti in sei diverse contrade, una sorta di analogo naturale dei climats borgognoni: Guardiola, dove sono le vigne più alte, tra gli 800 e i 1.000 metri, su terreni molto poveri, costituiti da sabbia vulcanica, pietre basaltiche e cenere, in fortissima pendenza, tali da rendere impossibile qualsiasi forma di lavorazione meccanica; Spirito Santo, adiacente alla Guardiola, dove sono suoli più profondi, composti da cenere vulcanica molto fine; Calderara Sottana, tra i 600 e i 700 metri di altitudine, nella quale sono ben dieci appezzamenti, per complessivi 15 ettari (in pratica la metà dell’intera parte di proprietà destinata a vigna),con suoli caratterizzati dalla più alta percentuale di pietra vulcanica: qui, in una piccola vigna, denominata anche Vigna di Don Peppino, per ricordare il contadino che ne ha tenuto cura per 70 anni, vi sono viti di 140 anni sopravvissute alla fillossera, da cui nasce lo straordinario Etna rosso Prephylloxera. A Feudo di Mezzo sono altre vigne molto vecchie, terrazzate con impianti ad alberello fittissimi, sia pure meno scoscese di quelle di Guardiola. Infine le acquisizioni più recenti in Contrada San Lorenzo e in Contrada Bocca d’Orzo. A San Lorenzo (la prima annata prodotta è quella del 2015) ci sono quattro ettari di terra (cenere vulcanica, pomice nera e roccia vulcanica) a 700-750 m. di altitudine, con viti allevate ad alberello e poi convertite a spalliera da 50 a 100 anni di età. De Grazia, che vinifica e imbottiglia i suoi vini separatamente per ciascuna contrada, li chiama orgogliosamente i suoi grand cru, mutuando la terminologia borgognona, e alla Borgogna ha fatto riferimento definendo, sulla retro-etichetta delle sue prime bottiglie, l’Etna come la “Borgogna del Mediterraneo”. Ed effettivamente, pur nella grande diversità di questi due terroirs e dei loro vini, li accomuna la straordinaria varietà dei suoli che caratterizza ciascuna contrada, proprio come i climats della Borgogna. Dire che si tratta di tutti suoli vulcanici vuol dire poco o nulla, anche se naturalmente l’elevata acidità e la ricchezza di sali minerali (ferro, potassio, manganese, calcio e sodio) proprie di queste terre, la rarità di argilla e la scarsa capacità di accumulare acqua a causa delle pendenze, ne rappresentano tratti comuni. Le variazioni delle percentuali di ceneri, di pietre basaltiche e di roccia vulcanica di ciascuna zona le rendono ciascuna profondamente diversa dalle altre, praticamente inconfondibili, e i vini che ne derivano acquistano una personalità del tutto propria . Il Nerello mascalese, come il Pinot noir, mostra una straordinaria capacità di trasferire nei propri vini le differenze sottili dei diversi terroirs. Il Nerello Cappuccio, che gli fa da partner, sia pure in piccolissime percentuali (raramente oltre il 5-10%), gli aggiunge un tocco di colore e un po’ di florealità, ad arricchire i toni della ciliegia matura, delle erbe aromatiche e del tabacco che gli sono propri.

Quello di Calderara Sottana è il più antico dei cru di Terre Nere, essendo la sua prima vendemmia stata imbottigliata nel 2003 (il Prephylloxera è stato prodotto per la prima volta nel 2006, il Contrada Santo Spirito nel 2007). La vigna, di circa 15 ettari, è situata nel territorio del comune di Randazzo, sul versante nord dell’Etna, a 600-650 metri di altitudine, su uno dei suoli più antichi del vulcano, risalendo alla fase cosiddetta dello Strato-vulcano, iniziata circa 57.000 anni fa . Nel corso di essa l’attività eruttiva si spostò ulteriormente verso nord-ovest, portando alla formazione del più grande centro eruttivo del monte Etna, costituendone la struttura principale, il vulcano Ellittico. L’attività eruttiva dell’Ellittico, con le sue colate laviche e i suoi prodotti piroclastici , provocò una profonda trasformazione dell’ambiente circostante, modificando anche l’assetto del reticolo idrografico del territorio, specialmente dei settori nord e nord-orientale, per terminare circa 15.000 anni fa durante un’intensa fase esplosiva, che avrebbe portato alla formazione dell’edificio vulcanico attuale, il Mongibello. Quello di Calderara Sottana é un terreno estremamente pietroso, poco profondo, molto ricco di scheletro. Le viti, allevate col tradizionale alberello etneo poi convertito a spalliera, sono tutte molto vecchie, di età compresa tra i 50 e i 100 anni.

Il Calderara Sottana 2011(98% Nerello Mascalese, 2% Nerello Cappuccio), ancora in evoluzione, è un magnifico vino, molto balsamico, con un frutto maturo ma fresco, arricchito da note speziate molto fini; di grande equilibrio sul palato, con una acidità vibrante, ha davanti a sé ancora molti anni (93). Quella del 2011 viene spesso descritta come l’annata perfetta, forse la migliore in assoluto, per l’Etna: un inverno secco, con qualche nevicata e temperature rigide, a cui hanno fatto seguito una primavera abbastanza umida e un’estate calda e asciutta fino alla prima decade di settembre, nel corso del quale si è avuta qualche lieve pioggia rinfrescante. La vendemmia è stata effettuata tra il 10 e il 12 ottobre, in condizioni molto favorevoli, che hanno permesso di raccogliere uve molto sane e con una perfetta maturazione.

CalderaraMolto buoni sono risultati anche i vini delle altre  annate degustate insieme. Il 2007 (assaggiato in magnum) mi è apparso più brillante di quello del 2010, proveniente da un’annata piuttosto fredda e vendemmiata tardivamente per un ritardo della maturazione. Il primo si propone molto balsamico, con note speziate, di tabacco e caffè tostato, con un finale leggermente amaro (91). Il vino del 2010 appare più delicato, con una spiccata acidità, leggermente più corto degli altri (88).

Calderara 2015Mi è piaciuto davvero molto il vino del 2015, da un’annata mediamente calda (non comunque come quelle del 2014 e del 2012), ancora molto giovane, potente e concentrato, piacevolmente speziato, molto lungo (92), da attendere qualche anno.

I vini descritti sono stati assaggiati in occasione di una degustazione verticale condotta da Calogero Sardella, enologo della Tenuta delle Terre Nere, a Magrè in occasione di Summa 2018, la bella manifestazione organizzata tutti gli anni da Alois Lageder, nel corso della quale, oltre ai banchi di assaggio dei prodotti di un centinaio di produttori biologici e a orientamento biodinamico italiani e del nord-Europa , si svolgono interessanti degustazioni orizzontali e verticali di vini emblematici della vitivinicoltura bio. Da non perdere.

Tenuta delle Terre Nere, contrada Calderara, 95036 Randazzo (CT), www.tenutaterrenere.com