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Categoria: piccoliassaggi
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Carema ris.2011Il colore è aranciato, piuttosto scarico, come lo è solitamente il Nebbiolo, quasi a suggerire una evoluzione avanzata, subito smentita dal naso che dà fiori macerati, note finemente speziate, di cannella . Sul palato entra molto armonico, con una trama tannica notevolmente fine, quasi delicato, di ottima persistenza. Un bel vino che vale interamente i circa 15 euro del suo costo in enoteca. Non stupisce che esso venga velocemente esaurito.

Si tratta di un Carema, la riserva 2011 della Cantina dei Produttori di Carema: una delle tante piccole denominazioni dell’Alto Piemonte, come il Gattinara, il Boca o il Ghemme, di grande qualità e con un nobile passato (era conosciuto già nel ‘400), ma oggi di scarsa fama al di fuori dei loro territori e della cerchia degli intenditori, oscurati dalla maggiore notorietà del Barolo e del Barbaresco .

Si tratta di una DOC davvero mignon, di appena una quindicina di ettari, istituita poco più di mezzo secolo fa (nel 1967), che riguarda il solo comune omonimo, Carema: un paesino di meno di 800 abitanti, sito sulla sponda sinistra della Dora Baltea, nell’area metropolitana di Torino, quasi al confine con la Valle d’Aosta, della quale faceva parte in passato come dipendenza del Ducato d’Aosta. Difatti, nel 2007, ha anche promosso un referendum per distaccarsi dalla regione Piemonte e confluire nella Valle d’Aosta: vinto, ma restato inefficace. Quella di Carema è una DOC tanto piccola da essere a rischio d’estinzione e Slow Food ne ha fatto per questo motivo (dal 2014) uno dei suoi Presidi. La zona ammessa alla viticultura è anche “oggettivamente” molto ridotta, dal momento che quasi il 90% del territorio comunale è occupato da montagne, con pendenze superiori al 25% . Definirla viticultura eroica è perciò un eufemismo. L’uva è coltivata sulle pendici rocciose del Monte Maletto, tra i 350 e i 600 metri di altitudine: qui sono stati ricavati dei terrazzamenti protetti da muretti a secco, sui quali si ergono i caratteristici tutori in pietra e calce (detti pilun), che sorreggono un originalissimo sistema di pergole, localmente chiamato topie.

Il Carema è soltanto rosso e, in base al disciplinare, deve essere prodotto almeno per l’85% con uve nebbiolo e il resto di altre uve locali di proprietà. Due sono le tipologie: il Carema, che richiede un invecchiamento minimo di due anni, dei quali 12 mesi in botti grandi di rovere o castagno, e il Carema riserva, per il quale l’invecchiamento minimo sale a tre anni, di cui 18 in botte. La Cantina dei Produttori fu fondata nel 1960 da un piccolo gruppo di viticultori residenti. Attualmente i soci sono 101, di cui 71 conferenti le proprie uve: tutti produttori part-time con un’età media di circa 55 anni. Essa produce, oltre ai classici Carema e Carema riserva, un Carema selezione , tutti da uve Nebbiolo al 100%, altri due rossi e un rosato, nell’ambito della DOC Canavese , un bianco da Erbaluce e Chardonnay, e uno spumante metodo classico. Un’altra azienda che produce ottimi vini di Carema è la Ferrando Vitivinicola di Ivrea.

A Carema ovviamente non c’è solo vino. A parte la splendida vista sui vigneti, ci sono alcune imponenti testimonianze del passato altomedievale del luogo, come la Grand Maison (Gran Masun), una casaforte che aveva anticamente funzioni difensive, la Torre detta degli Ugoni , e una torre campanaria alta 60 metri costruita nella seconda metà del ‘700. Da ricordare anche la seicentesca Cappella di San Rocco, costruita sulla roccia, e la cappella di Siei, la cui esatta origine non é conosciuta con sicurezza (probabilmente quattrocentesca) , poi ricostruita nella metà dell’ottocento, con un antico altare in pietra della metà del XV secolo, e due antiche fontane, rispettivamente del 1460 e 1575.

Cantina Produttori del Nebbiolo di Carema,via Nazionale 32, 10010 Carema (TO), www.caremadoc.it