Botromagno-Poggio-al-Bosco-1Ci troviamo, come tutti gli anni, al Vinitaly. Come di abitudine, il nostro amico trentino, ineguagliabile conoscitore di quel terroir, ci accompagna ad assaggiare i vini più interessanti del Trentino e dell’Alto Adige, e lui, innamorato della Puglia, ci chiede di accompagnarlo a nostra volta nello stand di quella regione.

Da anni frequentatore del Salento, nel quale trascorre le vacanze, e quindi perfettamente informato sui migliori rossi di quel territorio, non manca mai di stupirsi di fronte a uno dei rari vini bianchi di cui la Puglia possa davvero inorgoglirsi.

“Sembra un bianco dell’Alto Adige”, dice davanti a un vino davvero insolito assaggiato allo stand della Cantina Botromagno. Botromagno (a cui va aggiunto il marchio Poderi D’Agostino Vini Biologici, della stessa proprietà) è un nome ben conosciuto della vitivinicoltura pugliese, eppure raramente (ciò che appare inspiegabile) ai fasti delle guide ufficiali . Forse perché situata in un territorio, quello di Gravina, affascinante quanto sconosciuto, o perché non appartiene alle famiglie storiche del vino pugliese, o delle grandi aziende nazionali che sono approdate in Puglia, o anche perché il suo territorio non è legato a nessuna delle varietà più popolari e amate della Puglia, il Primitivo e il Negroamaro. Eppure i fratelli D’Agostino che ne sono i proprietari da 25 anni, allorquando rilevarono la cantina sociale, posseggono 50 ettari di vigna nelle zone più vocate del comprensorio di Gravina, che, con le 200.000 bottiglie l’anno prodotte, rappresentano una realtà niente affatto trascurabile della vitivinicoltura regionale. La nuova, moderna cantina , realizzata nel 2004 riproducendo la caratteristica architettura delle masserie pugliesi, è stata la prima ad ottenere la certificazione ISO 14001. Circa 300 mq. sono destinati alla produzione, ma vi sono altri 1000 mq. riservati agli uffici, laboratori e sale di degustazione. Il primo vino di questa cantina da me bevuto, ormai più di trent’anni fa, è stato il Gravina, bianco storico derivante da un assemblaggio di varietà a bacca bianca (Greco, Malvasia, Fiano e Bianco d’Alessano), ma a conquistarmi era stato il rosso Pier delle Vigne, insolito blend di Aglianico e Montepulciano, un vino dotato di una personalità che lo distingueva dagli altri vini della zona. Di tempo ne è passato, da allora, e sia il Gravina e il Pier delle Vigne (tuttora molto buono) sono ancora i vini forse più conosciuti della cantina, ma altri si sono aggiunti, e credo di poter affermare che sono soprattutto i bianchi ad eccellere. Ma torniamo al nostro “bianco dell’Alto Adige”. Nel bicchiere abbiamo il Gravina DOP Poggio al Bosco della vendemmia 2015: in maggioranza Greco (70%), ma un Greco particolare, denominato localmente mascolino, con il resto di Malvasia, proviene da una vigna di 5 ettari a cordone speronato (60% Greco e 40% Malvasia) avente lo stesso nome, situata a 550-600 metri di altitudine, confinante con il bosco di Difesa Grande. Con esposizione N-S, ha un suolo quasi bordolese: scheletro molto fratturato, molto ciottoloso, con marne bianche, che assicurano un ottimo drenaggio. I primi impianti risalgono al 1991 . Dal 2013 è certificata biologica. Il Poggio al Bosco è stato prodotto per la prima volta nel 2008. Il vino del 2015 ha colore giallo paglierino, bouquet fruttato, nel quale spiccano la mela, la pesca e il melone; una rinfrescante acidità si accompagna a note spiccatamente minerali sul palato, conferendo complessità e piacevolezza ad un vino molto armonico, in grado di affrontare senza problemi alcuni anni di ulteriore affinamento. Si tratta di un bianco molto interessante e di sicura personalità, che viene offerto ai consumatori per circa 14 euro.

BD-Fiano-PoderiInsieme con il Poggio al Bosco abbiamo avuto modo di apprezzare un altro ottimo bianco aziendale, commercializzato sotto il marchio Poderi D’Agostino, il Fiano B.D.2016. Anche questo è un bianco “di altura”, provenendo dalla vigna Zingariello, a 600 metri di altitudine, reimpiantata nel 1995. Si tratta di un Fiano pugliese di rara finezza, lungamente affinato sulle fecce, che non fa fermentazione malolattica: pesca, fiori bianchi, note tropicali, ha bel colore dorato, è ricco sul palato e piacevolmente sapido. La gamma dei vini prodotti dalla cantina è ampia e diversificata. Non vanno trascurati i rossi.

Botromagno-Pier-delle-Vigne-1Oltre al Pier delle Vigne, sempre molto affidabile (20 euro circa), vanno ricordati il Dedicato, un Primitivo di Gioia del Colle dedicato ai genitori (19 euro), e il 5 Uve Rosse, insolito taglio paritario di Aglianico, Nero di Troia, Primitivo, Cabernet Sauvignon e Merlot (10 euro). Poi i varietali, bianchi (tra i quali spicca un’ottima Falanghina) e rossi. Molta attenzione è attribuita ai rosati: il nostro preferito è il Rosé di Lulù, 100% Nero di Troia proveniente da una vigna a ben 700 metri di altitudine, la Vigna del Trono, impiantata nel 1971, perfetto per accompagnare salumi e formaggi semi-stagionati. Se amate i vini dolci, assaggiate il raro Gravesano, un bianco da uve passite di Malvasia lunga, di dolcezza piacevole, ma non stucchevole.

Gravina è un comune della provincia di Bari di circa 45.000 abitanti, situato al confine con la Basilicata, tra il pre-Appennino e la Murgia, a un’altitudine media di circa 350 metri. Parte della città , che con i suoi quasi 400 Kmq. rappresenta il quinto comune per estensione territoriale della Puglia, si estende su un profondo crepaccio calcareo , simile a un canyon, scavato dal Gravina, un piccolo affluente del Bradano. Il suo territorio è letteralmente cosparso di cavità di origine carsica, molto caratteristiche, le cosiddette gravine della Murgia. Ad alcuni Km. dalla città è il Bosco della Difesa Grande, di quasi 2000 ettari, uno dei più grandi dell’intera Puglia, nel quale sono numerose varietà vegetali e faunistiche. A parte il paesaggio affascinante e le bellezze naturali, Gravina comprende numerosi monumenti di interesse storico, a partire dal castello federiciano, il Palazzo Ducale degli Orsini , che vi furono signori per quasi cinque secoli (dal 1380 al 1816), dopo essere stata un feudo angioino, e il settecentesco Palazzo Pellicciari-De Gemmis. Numerosissimi i monumenti religiosi, tra i quali spicca la concattedrale romanica di Santa Maria Assunta, costruita alla fine dell’XI sec. da Roberto il Guiscardo, poi distrutta da un incendio e dal terremoto alla metà del XV secolo, e quindi ricostruita nel ‘500, prima di subire diversi rimaneggiamenti di tipo rinascimentale e barocco. Diversi altri edifici religiosi, come la Chiesa di San Sebastiano,quella di San Francesco e la Chiesa dei Santi Nicola e Cecilia, databili tra il XV e il XVI sec., sono degni di essere visitati . Nel centro abitato di Gravina, affacciata sul torrente con lo stesso nome, è la grotta-Chiesa rupestre di San Michele (VII-VIII sec.). Oltre al vino, a Gravina c’è anche una saporita cucina dell’entroterra pugliese molto tipica, che è possibile gustare quasi dappertutto.

Cantina Botromagno, via Archimede 24, 70024 Gravina di Puglia (BA), www.botromagno.it