Libri: Anson, Jane (2017), Wine Revolution. The World’s Best Organic, Biodynamic & Natural Wines. London(Uk): Jacqui Small, 256 pp., £ 25.00 (US $ 35.00)

Wine RevolutionQuesto di Jane Anson (nome ben conosciuto dai lettori di Decanter, autrice di libri importanti sui vini di Bordeaux) è un libro che piacerà a tutti coloro che desiderano essere più informati, in modo comprensibile e non eccessivamente tecnico, sul complesso mondo del vino cosiddetto naturale. L’interesse per questi vini è enormemente cresciuto negli ultimi anni in tutto il mondo, tanto che, superata la diffidenza iniziale, quasi tutti i ristoratori hanno cominciato a inserirli nelle proprie carte dei vini: taluni addirittura costruendole interamente su di essi.

Era del resto comprensibile: le notizie sui pericoli dei pesticidi, di cui sono state trovate tracce in molti alimenti e di recente anche nel vino, e su quelli derivanti da approcci troppo spregiudicati nell’allevamento intensivo degli animali per la produzione di carne (vedi l’allarme farine animali nell’allevamento dei bovini), hanno provocato l’allarme dei consumatori, ormai sempre più attenti alle problematiche della salute e del benessere, e un maggiore interesse, che comincia ad avere un peso crescente anche economico, per l’alimentazione il più possibile naturale. Tuttavia, se il termine “naturale” appare immediatamente comprensibile in agricoltura, praticamente coincidendo con quello di “biologico”, ossia di alimenti prodotti senza l’impiego di sostanze nocive, nel vino il problema diventa assai più complesso, perché la produzione del vino prevede numerosi interventi umani, che non si limitano all’utilizzazione o meno di additivi chimici. E di fatti il lessico comprende numerosi termini, che, se hanno certo tra di loro affinità, non coincidono completamente: biologico, biodinamico, orange, naturale…Il termine naturale è quello più comprensivo (ma anche meno definito) : infatti tutti i vini naturali sono anche biologici,e molti di essi adottano anche metodi di tipo biodinamico, ma non è vero il contrario. Quanto ai vini orange, essendo questi dei vini bianchi vinificati praticamente “in rosso”, ossia con una presenza prolungata del contatto con le bucce, non sarebbero necessariamente dei vini naturali in senso stretto, ma di fatto chi produce vini orange ne assume la prospettiva e molti orientamenti. Il libro della Anson aiuta il lettore innanzitutto ad orientarsi tra queste diverse etichette, poi gli fornisce una serie di utili indicazioni (circa 250 le schede di vini di tutto il mondo presentate nel libro) per scegliere i prodotti migliori, adottando un approccio insolito e innovativo: la descrizione dei vini è infatti effettuata ordinandola in base a categorie più gastronomiche che enologiche, ossia collegate al loro impiego a tavola, piuttosto che alle tipologie classiche, che distinguono i vini in bianchi, rossi, spumanti o liquorosi. Questa scelta è del tutto coerente con la storia della nascita del movimento cosiddetto naturale, che ebbe origine in un ristorante (Chez Panisse, a Berkeley), con Alice Waters e Lindsey Shere. Il passaggio da una cucina basata su ingredienti acquistati localmente (oggi si direbbe a Km. zero), stagionali , prodotti con metodi di coltivazione responsabile, a basso impatto, al vino fu breve. Il libro della Anson intende innanzitutto celebrare quei viticultori ed enologi che hanno dato vita a un vasto movimento, che l’autrice definisce senza mezzi termini “revolution”, volto a ridurre la quantità di emissioni, eliminare i pesticidi, incoraggiare la biodiversità, sviluppare la conservazione e valorizzazione delle  varietà autoctone di ciascuna zona vitivinicola, insomma basata sul rispetto dell’ambiente e del benessere umano. La Anson fa i nomi di molte personalità che oggi tutti conoscono e che sono diventati delle vere icone del movimento: Aubert De Villaine, Nicolas Joly, Olivier Humbrecht, Jean-Laurent Vacheron, e molti altri, tra i quali è anche Elisabetta Foradori.

Il rapporto tra il cibo e il vino è il vero filo conduttore di tutto il libro. E di fatti, dopo alcuni brevi capitoli introduttivi, volti a chiarire ai lettori meno smaliziati in che cosa consistano e si differenzino tra di loro i vini cosiddetti biologici, biodinamici, naturali e orange o che facciano riferimento ad altri tipi di pratiche cosiddette “sostenibili”, segue la parte più estesa del libro, che potremmo intitolare “Ed ecco i vini!”, nella quale sono raggruppate le schede informative dei vini consigliati, distribuiti in sei categorie eno-gastronomiche: spumanti e bianchi freschi e croccanti (con un’appendice sui cocktails di vino); vini bianchi ricchi e rotondi; rossi leggeri (di alcol o tannini o entrambi) “scolpiti” dall’acidità; rossi pieni e caldi; digestivi (dolci o fortificati, insomma i vini da fine pasto). Ciascuna sezione è significativamente introdotta da un sommelier di un ristorante famoso o un master sommelier (apre la serie Philippe Jemesse, del ristorante Les Crayères di Reims), che illustra brevemente le caratteristiche di questi vini e il loro accompagnamento ideale con il cibo. Nel libro sono compresi molti dei miei vini preferiti, e ci sono molti produttori italiani: Maule, Colombaia, La Stoppa, Radikon, Terre Nere, Felsina, COS, Foradori, Vajra, Occhipinti, Montevertine, Riecine, Sottimano, solo per citarne alcuni, senza pretesa di completezza, naturalmente.

Il volume è utilmente completato da un glossario, da un elenco degli indirizzi nei quali comperare, o mangiare bevendoli i vini descritti. Molto belle le fotografie che illustrano l’opera. In definitiva si tratta di un libro molto ben costruito che avrà certo un giustificato successo.