Verdicchio classico superiore Ghiffa Colognola 2016

GhiffaSi chiama curiosamente Ghiffa, ed è un Verdicchio classico superiore dei Castelli di Jesi. Non so se l’origine del nome sia davvero quella, ma  nella lingua longobarda, ghiffa indicava la marcatura di un terreno confiscato in nome del diritto ecclesiastico. Non ci sarebbe troppo di che sorprendersene: in quelle terre la Chiesa contava mica poco.

Comunque sia, è un ottimo Verdicchio  che viene da Cingoli, un comune delle Marche situato nella parte più settentrionale della provincia di Macerata, detto anche “il balcone delle Marche”, perché dotato di una splendida visuale, che va da San Marino fino al Gran Sasso. Siamo ancora nella DOCG Castelli di Jesi, ma non siamo lontani da Matelica, l’altra DOCG del Verdicchio marchigiano, da cui quale Cingoli è separata solo dal Monte San Vicino, e una certa somiglianza con il Verdicchio di quelle parti comincia a sentirsi. In questo territorio, con la cantina Colognola, che lo produce, ci sono altre ottime cantine , come Tavignano (sempre a Cingoli) e Andrea Felici, poco distante, ad Apiro. ColognolaLungamente affinato sulle fecce fini (12-14 mesi), il Ghiffa 2016 mostra un profilo molto minerale, di grande freschezza, delicatamente fruttato e floreale, con un caratteristico finale ammandorlato, quasi di marzapane: è un vino completo, molto armonico, in grado di accompagnare piacevolmente la tavola. Dal costo davvero incredibile: 8 euro la bottiglia franco cantina . E’ il miracolo (ma anche un po’ la condanna) dei Verdicchio marchigiani: sono degli splendidi vini, perfetti sulla cucina di mare (ma non soltanto), uguagliati forse soltanto dai Fiano irpini e dai migliori bianchi di Soave, con un incredibile rapporto qualità/prezzo, che non ha forse uguali in altre zone. Da comprarne cartoni e cartoni, non c’è il rischio di ritrovarseli sul groppone. Il Verdicchio, vino marchigiano per eccellenza, è probabilmente di origine veneta, portato in quella regione da coloni veneti che la ripopolarono, alla fine del XV secolo dopo un’epidemia. E di fatti sembra che il Trebbiano di Soave sia in effetti Verdicchio. Freschi e delicatamente fruttati da giovani, i Verdicchio si conservano bene, mantenendo intatta la loro freschezza, per anni, durante i quali appare sempre più evidente la loro natura minerale, assumendo una leggera sfumatura di idrocarburo che li rende simili ai Riesling.  Sensibile alle variazioni del terroir (il Verdicchio di Matelica   è generalmente più acido, e  con un corpo e un tenore alcolico più elevato di quello dei Castelli di Jesi), questa varietà è in grado di declinarsi ottimamente in tutte le tipologie, compresa quella da vino da dessert: attaccate dalla muffa nobile, le uve del Verdicchio danno vini dolci, ma mai stucchevoli, “salvati” dall’alto tenore dell’acidità. E’ grazie alla sua acidità che dal Verdicchio si possono trarre anche ottimi spumanti.

MusaLa cantina Colognola ne produce due.

Partendo dallo stesso vin clair, dopo 12 mesi di affinamento sui lieviti, viene prodotto il Musa brut, un Verdicchio dei castelli di Jesi spumante di esemplare freschezza, un po’ semplice, ma piacevolissimo come aperitivo , che si può tentare anche su antipasti leggeri, specie di mare. Con un affinamento più lungo, di almeno tre anni, nasce il Darini extra-brut  : quello che abbiamo assaggiato  proveniva dalla vendemmia 2012 ed era stato sboccato nel 2017, uno spumante più maturo e complesso, cremoso e speziato, molto adatto per accompagnare la tavola.

VinificazioneNella carta della cantina sono anche due altri Verdicchio fermi: il Via Condotto , un Verdicchio classico superiore  dei Castelli di Jesi più “svelto” del Ghiffa, ma ugualmente convincente, adattissimo come vino da tutto pasto per i menu estivi, e il Labieno, una riserva.

LabienoIl vino dell’anno 2015 ci è piaciuto molto, un prototipo della tipologia, dotato di una maggiore complessità, ma senza eccessi di austerità e soprattutto senza forzature legnose. Insomma, un bel vino. Colognola è una vera azienda agricola: il vino (25, per ora, gli ettari vitati in attività),rappresenta solo una piccola parte degli oltre 300 ettari di proprietà. Una bella realtà, che non può essere ridotta a semplice investimento finanziario, anche se , certo, di risorse  ne sono state investite parecchie, come mostra anche la nuova cantina.

Cavallo BoteroAll’ingresso, ad accogliere i visitatori ,un grande cavallo bronzeo  obeso, opera inconfondibile  di Botero. Una bella sala di degustazione, una terrazza panoramica, dalla quale guardare le vigne.

Oltre che per gustare  i vini di Colognola  e delle altre cantine di questa bella zona (provate il Misco e la riserva con lo stesso nome di Tavignano e i Verdicchio di Felici, un’autentica ibridazione tra Jesi e Matelica, nella vicina Apiro), da queste parti vale la pena di venire anche per altre ragioni. Cingoli è una bella cittadina situata sulla cima del Monte Circe, a 631 metri, che fa parte del club dei Borghi più belli d’Italia. Dalla cinta delle mura medievali  la veduta panoramica  varrebbe da sola il viaggio. Ma non vanno dimenticate la splendida Collegiata di Sant’Esuperanzio, di stile gotico, risalente alle metà del XIII secolo, nella quale sono conservati frammenti di alcuni affreschi di scuola umbro-marchigiana del XIV-XVI secolo, e la Concattedrale di Santa Maria Assunta, oltre a numerosi altri edifici religiosio di interesse niente affatto trascurabili.

Cantina Colognola-Azienda agricola Musone, frazione Colognola 22/A, 62011 Cingoli MC, www.tenutamusone.it