Falanghina AgnanumFiglio di Eolo e, secondo una tradizione, padre dell’astuto Ulisse, Sisifo  è ricordato per la punizione inflittagli dal dio Zeus, a causa dei suoi inganni: trascinare incessantemente un grosso macigno fin sopra una collina, dalla quale sarebbe poi immediatamente rotolato di nuovo giù per ricominciare da capo. Una vera fatica di Sisifo è quella che deve compiere Raffaele Moccia, eroico quanto ostinato  vignaiolo  napoletano, per ricostituire e rimodellare i fragili terrazzamenti di sabbie vulcaniche, sui quali sono impiantate le sue vigne, perennemente minacciate dell’erosione.

Un lavoro interminabile, necessario per preservare le vigne, ancora a piede franco, tra le quali molte di età superiore ai 60 anni, ma con alcuni ceppi di età indefinibile, delle varietà tipiche di questi luoghi, la Falanghina e il Piedirosso. In questo breve articolo non voglio però dilungarmi sul protagonista (che pure  lo meriterebbe) di questa storia, che si svolge, attenzione,  non in una landa desolata della periferia del nostro paese, ma  all’interno del territorio comunale  di  Napoli, esuberante e popolosa città  di un milione di abitanti,  della quale si parla spesso più per preconcetti che per conoscenza. Lo hanno già fatto altri e ci sarebbe poco altro da aggiungere. Voglio invece parlare dei vini, e in particolare dei suoi vini base: vini che costano meno di 10 euro, ma  di grandissima autenticità. Innanzitutto la Falanghina, una varietà che, pur se tra le più diffuse nella regione , ha stentato a farsi percepire nel suo valore, offuscata  dal Fiano e dal Greco, gioielli indiscussi della viticoltura campana. Troppo a lungo percepita come “vino da pizza”, come alternativa alla birra, troppo spesso proposta in versioni anonime e prive di identità, la Falanghina è invece una varietà di tutto rispetto, che, nelle sue migliori espressioni, meriterebbe ben altra considerazione.  Tra l’altro, bisognerebbe parlare di Falanghine, più che di Falanghina, perché, a parte eventuali ulteriori scoperte, ce ne sono almeno due, certo simili, ma anche molto diverse: quella beneventana e quella flegrea. Più ricca di struttura e di alcol la varietà beneventana e  più floreale, mentre quella flegrea tende ad essere più fruttata, con sentori di  frutta gialla un po’ acerba, entrambe caratterizzate da una rinfrescante  acidità. Quella di Moccia colpisce per la sua semplicità e immediatezza, che però non la rendono banale, e per  la sua naturale sapidità.  Mela annurca e agrumi rossi al naso, ha leggere note di erba e iodate, di notevole freschezza. Saporita, se si potesse impiegare un termine generalmente usato per il cibo per descrivere un vino. Le vigne di Agnanum sono impiantate sulle colline della riserva naturale degli Astroni, su suoli ideali per la Falanghina e il Piedirosso. Sabbia e lava polverosa finissima, per almeno una ventina di centimetri, con sotto, fino a raggiungere circa un metro, ancora  altri strati in massima parte sabbiosi   : ci troviamo praticamente in un cratere vulcanico, nei Campi Flegrei, in un’area  che è praticamente essa stessa tutta un vulcano. Qui la fillossera  non è mai arrivata, avendo trovato nelle sabbie vulcaniche di quest’area una barriera inespugnabile.

piedirosso sabbia vulcanica agnanum 7532Il  Piedirosso Sabbia vulcanica IGT  non è da meno: fresco e leggero, “suffrigno”,come direbbero a Napoli, “sente” il suolo vulcanico, restituendolo potentemente sul palato. Di beva irresistibile, fresco di cantina, su cibi saporiti come un ragù , delle polpette al sugo, o una parmigiana di melanzane alla napoletana (senza uovo), è vino da osteria come pochi altri. Commoventi le retro-etichette, espressione meravigliosa di orgoglio contadino, che recitano testualmente: “Questo è il mio vino! Vorrei farvi immergere nella mia storia che racconta di una terra baciata dal mare, scaldata dal sole e da sempre vocata ad una viticultura “eroica”, svolta sugli ardui terrazzamenti posti sulle storiche colline vulcaniche del Parco Naturale degli Astroni, dove il duro lavoro manuale, la bassa resa per ettaro, la vendemmia tardiva, producono questo vino a tiratura limitata la cui maturazione in cantina avviene al trascorre del tempo, fino al punto che l’essenza di vita che ogni bottiglia racchiude sia la massima espressione della tipicità del territorio”.

Retro Agnanum

Dieci ettari e mezzo di vigna, per appena 25.000 bottiglie, un migliaio (e anche meno) ciascuna delle sue etichette di maggior prestigio, la Falanghina e il Piedirosso Vigna il Pino.

Azienda Agricola Agnanum di Raffaele Moccia, Tarversa di via Vicinale abbandonata degli Astroni 80125 Napoli, www.agnanum.it