Porto1Dopo  un’ottima annata 2000, “dichiarata” da tutti i produttori, che ha dato vini di grande finezza e concentrazione, pur se in quantità ridotte, si è dovuto attendere la vendemmia 2011 per trovare un vero millesimo “ a cinque stelle”,con dei Porto vintage davvero eccezionali,  per i quali è facile presagire una lunghissima vita. E difatti,  pur giovanissimo (le altre bottiglie che ancora riposano in cantina potranno attendere il tempo necessario per esaltarle appieno), questo Vintage 2011 della Taylor non fa davvero rimpiangere quello delle altre grandi annate  “recenti”, come  la 1994.

Eppure il primo decennio degli anni ‘2000 non aveva concesso grandi soddisfazioni, a parte  le calde annate 2003 e 2009, che avevano espresso dei vintage talvolta opulenti, ma  di ottima  qualità,  e la relativamente più fresca 2007. Secondo alcuni  i vini del 2011 sarebbero una specie di blend di 2009, ricco e maturo,  e 2007, di grande purezza. Giovanissimo all’assaggio oggi, ma già entusiasmante, il Porto Vintage 2011 Classic della Taylor è la dimostrazione che ha perfettamente  ragione Andrew Jefford, columnist di Decanter, quando suggerisce di ignorare la raccomandazione , ripetuta spesso dagli esperti,  di non bere mai un Porto Vintage troppo giovane . Al contrario, per Jefford,  “there’s no other wine pleasure quite like this”. Anche allo stadio da lui definito “della cavalcata delle valchirie”, quando il vino (non dimentichiamolo si tratta di un vino fortificato, anzi, insieme con il Madeira,  il più grande vino fortificato del mondo) è ancora “urlante” di alcol,  e non ha pienamente sviluppato la grazia e  la “subtlety” di un Porto maturo. Ti affascina già dal colore,  tra il bluastro e il nero, con un’unghia porpora. Potente, ma già equilibrato, offre un naso ricco e concentrato, di frutti  neri (more di rovo, cassis, prugne secche), resina, liquirizia, note di caffè nero. Sul palato è vibrante, di ineguagliabile finezza ed austera eleganza (vale 97-98/100). Il Classic Vintage proviene da un blend di uve di molte (fino a 30) varietà diverse, per lo più autoctone, tra cui la Touriga Francesa, la Touriga Nacional, la Tinta Roriz , la  Tinta Barroca e la  Tinta Amarela, la  Tinto Cão, di tre grandi tenute o Quintas  nella Valle del Douro. La più famosa è la Quinta de Vargellas: le sue vigne sono situate nella selvaggia zona collinare  orientale, ed erano conosciute già fin dai primi dell’800 per il loro Porto di qualità eccezionale. La quintessenza di questo straordinario terroir,  che in alcune annate viene proposto anche come singla quinta (ossia da sola), si sublima nel Porto della  Vinha Velha, che si trova sulle terrazze più antiche di un anfiteatro straordinario. L’altra Quinta storica è quella de Terra Feita, situata sulle riva destra del Pinhão, che disegna, da nord a sud, una ripida vallata prima di confluire nel Douro, di cui è un affluente. Infine, più recentemente, sono entrate nel blend anche le uve della Quinta do Junco, acquistata dalla Taylor’s nel 1996, le cui vigne sono sugli irti pendii che dal villaggio di Pinhão vanno nella direzione di Gouvães o Sabrosa: pienamente esposte a sud e al vento, sicché possono fruire di un lungo irraggiamento solare, temperato però dalle fresche brezze che scendono dall’alto. Quinta do Junco, dà vini di grande densità, struttura e concentrazione, che , dal 2000,   concorrono, sia pure in percentuale più ridotta, al blend del Classic, contribuendo a conferirgli maggior potenza. I vini della Quinta de Terra Feita apportano invece al blend la sua sensualità edonistica, marcata da note piacevolmente terrose e profumate leggermente d’erba. Ma è la Quinta de Vargellas quella che conferisce al Vintage le sue ineguagliabili finezza ed eleganza floreale e una sontuosa  trama tannica. Le rare occasioni nelle quali   ho avuto la possibilità di farne, gli assaggi dei Vintage da quinta singola della Vinha Vielha sono state per me  esperienze davvero memorabili .

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La Taylor ,  Fladgate & Yeatman , che lo produce, è tra le case più antiche e prestigiose di Porto. Fu fondata nel 1692 da Job Bearsley, poi, quando  la famiglia Bearsley lasciò la sua impresa alla fine del secolo successivo, fu rilevata da un gruppo di altri imprenditori: Joseph Taylor  vi entrò dapprima come partner nel 1816, restando poi da solo in pochi anni. Taylor aveva cominciato come operatore finanziario, adottando il marchio 4XXX (probabilmente proveniente dal mondo della lana) come contrassegno  dei propri prodotti, marchio che ancora è riportato sulle bottiglie di Porto dalla casa.  Nel 1836 si aggiunse John Fladgate e due anni dopo Morgan Yeatman, un abile mercante di vini che veniva dal Dorset, e la Winery  divenne Taylor, Fladgate & Yeatman, il nome completo attuale.  Fladgate, diventato barone, acquistò nel 1844 la Quinta da Roéda, che fu in seguito ceduta alla Croft come dote della sorella, ma la casa fu ampiamente compensata della perdita con l’acquisizione di Vargellas, nel 1893, a cui si aggiunse poi la Quinta da Terra Feita. Più recentemente, come si è detto, la Taylor, Fladgate & Yeatman ha acquisito dai Borges Quinta do Junco e Quinta da Casa Nova, consolidando così la propria presenza nella valle del Pinhão. Quanto alla famiglia Yeatman, ebbe un ruolo importantissimo nel successo dell’azienda, rapidamente cresciuto nel corso del XIX e XX secolo. Morto Dick Yeatman, nel 1966, presero le redini dell’azienda la vedova Beryl e il nipote, Alistair Robertson. In cantina è David Guimaraens, subentrato al padre Bruce  agli inizi degli anni ’90. Guimaraens si occupa delle vinificazioni, oltre che della Taylor, di quelle delle consociate Fonseca e Croft, con le quali l’azienda mantiene una posizione di rilievo nel panorama del Porto. Oltre che ai suoi eccezionali Vintage, l’azienda deve una parte importante del suo successo commerciale ai suoi LBV, da sempre un suo punto di forza, e un’ampia gamma di tawnies , nella quale spicca  quello invecchiato 40 anni.

In chiusura, è forse utile aggiungere qualche elemento ulteriore di chiarimento sulla complessa terminologia che è alla base delle classificazioni del Porto. Sia i Porto Vintage che  gli LBV (Late Bottled Vintage) sono dei Porto millesimati, provenienti cioè da una sola annata riportata in etichetta. I primi, che rappresentano il punto più altro del prestigio dei vini di Porto, però, provengono da annate di qualità superiore, “dichiarate” anticipatamente dalle case produttrici (entro due anni dalla vendemmia), che  si affinano per un massimo di due anni in botti di legno prima di essere imbottigliate. Gli LBV restano nelle botti di legno tra i quattro e i sei anni, ma non hanno la classe e la capacità di invecchiamento di un grande Vintage.  A provenire da un solo millesimo indicato espressamente in etichetta sono anche i Colheitas, che restano ad affinarsi nel legno per periodi più prolungati (almeno 7), fino ad assumere il caratteristico carattere ossidativo , proprio anche dei Porto tawny, non millesimati, invecchiati lungamente in fusti di legno.

Taylor, Fladgate & Yeatman, Rua do Chupelo 250, 4400-088 Vila Nova de Gaia, www.taylor.pt