BressandesBressandes non è il terroir “storicamente” più prestigioso del Corton grand cru: non ha avuto mai la fama raggiunta dal Clos du Roi e dal Renardes, che non a caso Lavalle considerava “hors ligne”. Non ha la nobile austerità del primo né la forza  selvaggia del secondo, ma una grande regolarità qualitativa e, nelle sue migliori espressioni, non ha nulla da invidiare ai due cru “sovrani”. E’ anzi opinione corrente oggi che Bressandes faccia parte a pieno titolo della trilogia d’élite del terroir di Corton: più delicato forse, ma dotato della razza e dell’eleganza dei migliori crus. Per Patrick Essa, evoca un Volnay di Champans, e, per la sua speziatura, un Pezerolles di Pommard. 

Il Bressandes del 2015, che ho scelto per aprire questo articolo dedicato al Domaine Chandon de Brialles è per certi aspetti da manuale. Di grande intensità, offre note floreali (di rosa bagnata), frutti neri (more selvatiche e susine scure), una elegante speziatura. Di grande struttura,non appare  però mai sopra misura, sul palato è intensamente minerale, di notevole profondità e lunghezza (93-94). Quello in oggetto proviene  da quattro distinte parcelle appartenenti al Domaine di circa 35 anni. La porzione da esso posseduta in questo climat è di 1.57 ha., seconda per estensione solo a quella degli Hospices de Beaune (1.95 ha.), e  supera di una trentina di are la parte del Domaine de la Romanée-Conti (1.19 ha.), terzo maggior proprietario. Il resto, degli oltre 17 ettari (precisamente 17.42) di questo magnifico climat, è distribuito tra poco meno di 20 altri Domaines. Bressandes è una specie di rettangolo irregolare, situato giusto ai piedi del Clos du Roi e di Renardes, a un’altezza media di 260 metri (dislivello massimo tra 248 e 273). Orientato perfettamente a est,  costituisce una specie di gobba che incombe su Maréchaudes (poco più in basso, a 226 a 248 metri), un altro sous-climat  del terroir di Corton, nel quale il Domaine Chandon de Brialles sfrutta poco meno di mezzo ettaro (0.40) per la sua terza cuvée “rossa” di Corton grand cru (l’altra è di Clos du Roi). Le parcelle da esso possedute a Bressandes, diversamente da quelle del Domaine de la Romanée-Conti, che sono concentrate sul lato ovest della  parte mediana del cru,   sono invece ampiamente frammentate  e distribuite sul lato  opposto, a est, delle sezioni centrale e meridionale. Quelle impiegate per produrre questa cuvée sono situate a metà del pendio, su un suolo abbastanza profondo, per metà calcareo e per metà argilloso, ricco di ferro , ben drenato , senza ristagni d’acqua. Alcune altre parcelle  sono invece piantate a Chardonnay: le uve che vi sono coltivate rappresentano l’85-90% di una cuvéè di Corton Blanc, alla quale concorre anche una piccola parcella in Les Chaumes, una striscia di terra sui due lati della strada per Pernand-Vergelesses.

Chandon 6

Ad accoglierci nella nostra visita, in una giornata molto fredda di  metà novembre, nella quale si avvertiva la neve in arrivo,  è stata Claude De Nicolay, coerede, col fratello François, di questo bellissimo Domaine, annunciato da un austero palazzo settecentesco , in puro stile Louis XIV, circondato da un piccolo parco disegnato da André Le Nôtre, il creatore di Versailles. Chandon de Brialles (tra i 28 Domaines borgognoni iscritti all’Associazione dei Domaines Familiaux de Tradition) è di proprietà della famiglia dal 1834: il Conte Aymar-Claude de Nicolay, ricco proprietario a Parigi, l’ereditò dalla nonna, la Contessa Chandon de Brialles, imparentata con gli Chandon della Champagne. Chandon 7Lungamente trascurata, la tenuta fu ripresa da Nadine de Nicolay, madre di Claude e François nel 1984. Claude, dopo aver seguito corsi di viticultura a Beaune e di enologia a Dijon, diplomata tecnico enologo, con esperienze di stage in Oregon e Nuova Zelanda, fece ritorno al Domaine nel 1991, creando un suo laboratorio di enologia per effettuare direttamente le analisi dei suoi vini. Il fratello, François, minore di tre anni, ha un background soprattutto commerciale: diplomato alla Scuola Superiore di Commercio, ha avuto esperienze commerciali in Spagna, negli Stati Uniti e a Hong-Kong. Anche lui è stato in Oregon per  uno stage sulla vinificazione, poi, insieme con la sorella Claude, è subentrato alle redini del Domaine nel 2001.  Parallelamente all’azienda di famiglia, ha fondato una Maison de négoce, che porta il suo nome, nella quale produce e commercializza  vini di varie denominazioni da uve acquistate  da proprietà da lui direttamente seguite in tutte le fasi di produzione. I compiti, nel Domaine di famiglia, sono ampiamente condivisi e condotti collegialmente.

Chandon 2La proprietà ammonta a poco meno di 14 ettari,   distribuiti tra Savigny-lès-Beaune (poco meno di un ettaro in village, e quasi quattro complessivamente nei premier cru Les Lavières e Aux Fourneaux), Pernand-Vergelesses (Les Vergelesses e Île de Vergelesses)  e Aloxe-Corton ( nel premier cru  Valozières), più una parcella a Volnay (l’unica a sud di Beaune). La conversione alla coltura biologica, iniziata da Nadine de Nicolay immediatamente al suo arrivo a Savigny, è stata poi gradualmente completata con l’arrivo di François , che ha avviato, nel 2001 il passaggio alla biodinamica, completato nel 2005. Oggi tutte le terre di proprietà sono certificate Demeter ed Ecocert. L’azienda si distingue per uno stile di vinificazione sobrio, poco incline agli eccessi di legno (qui non si fa uso di legni nuovi, neppure per i grands crus) e alle sovra-estrazioni. Claude e François lo definiscono “neo-classico”: le fermentazioni sono naturali, senza aggiunta di lieviti, si fa largo uso (in percentuali diverse secondo i vini e le annate) di grappoli a vendange entière, senza impiego di prodotti enologici, ad eccezione di una quantità molto modesta di solfiti. Da qualche anno  vengono prodotte anche delle cuvée senza solfiti aggiunti.

Chandon 8Guidati da Claude, abbiamo avuto modo di degustare nell’antica cantina (sembra che risalga al XIII secolo)  diversi campioni dei cru aziendali dell’annata 2017, pipettati direttamente dai fusti, nei quali si trovano ancora. L’impressione generale è molto positiva. L’annata 2017 non ha forse la complessità e l’equilibrio della 2016, né l’omogeneità altamente qualitativa del 2015, ma può considerarsi un’annata più che soddisfacente, superiore alle attese, e non soltanto per quanto riguarda i volumi. E’ sicuramente troppo presto per giudicare i grands crus di Corton (tra i quali spicca comunque l’austero Clos du Roi), ma  sono molto interessanti i rossi di Pernand-Vergelesses (Les Vergelesses e Île de Vergelesses), mi è piaciuto molto il bianco dell’Ile de Vergelesses. Tra i Savigny non era purtroppo disponibile all’assaggio il Les Lavières,ma solo il più ruvido Aux Fourneaux. L’assaggio più intrigante é stato un insolito bianco (da Pinot blanc in purezza) dal nome “La vie est belle”, che mostra le possibilità di una varietà da sempre (e tutt’ora) presente in Borgogna, insieme con lo Chardonnay, ma mai valorizzata da sola: più di un esperimento, un bianco vibrante di acidità, profumato di frutta bianca (soprattutto pera), molto sapido, proveniente dal premier cru Île de Vergelesses,a Pernand-Vergelesses. Ma soffermiamoci su alcuni  vini assaggiati già in bottiglia, di annate antecedenti, che mi hanno piacevolmente colpito. Del Gelée Royale abbiamo detto nell’articolo precedente (leggi qui).

Corton Clos du Roi 2012

Clos du roiProveniente da un’annata di grande qualità, anche se scarsa in quantità, per difficoltà nella fioritura,  a cui hanno fatto seguito grandinate  e attacchi aggressivi di oidio, è  un  Corton di notevole impatto, per potenza e concentrazione, ma anche molto fine: ha bouquet  intenso, nel quale note floreali si accompagnano a profumi inebrianti di frutti neri maturi. Sul palato è vibrante, molto energico  e minerale. Ha splendida chiusura, è un vino che  avrà lunghissima vita e che andrebbe atteso almeno altri sei-sette anni per apprezzarlo appieno nella sua grandezza (94-95). Da una vigna eccezionale di 0.38 ha. di oltre 40 anni di età. Regale non solo nel nome, questo climat di 10.74 ettari, situato tra 270 e 320 metri di altitudine, perfettamente orientato a est, ha  suolo di epoca batoniana ricco di ossido di ferro perfettamente drenato. Cru tipicamente solare, ha una notevole struttura tannica, tende a dare vini inizialmente austeri, ma di grande profondità ed eleganza.

Savigny-lès-Beaune premier cru Les Lavières 2011

Un’annata bizzarra, caldo e secca fino a luglio, poi diventata fresca e piovosa fino a tutto agosto, con uve ritardate nella maturazione e un potenziale di alcol  più basso. Quell’anno  fu impiegata anche una percentuale più bassa del solito di raspi (20-25%),ma anche se ormai molto maturo, questo Savigny ha ancora un suo fascino. Più delicato, molto floreale, ha spiccata mineralità: un vino di grande equilibrio, senza però l’intensità del 2015 (89-90).Les Lavières è il più grande, non solo per estensione, dei premier cru di Savigny-lès-Beaune, interamente dedicato alla produzione di rosso, anche, se, in alcuni punti vi si potrebbe produrre anche un discreto vino bianco. Situato tra circa 250 e 270 metri, e confinante con l’altro cru aziendale, il più rustico Aux Fourneaux, più spostato verso Pernand-Vergelesses,  è tra i climat più celebri di questo comune, la sua reputazione è molto alta.

Pernand-Vergelesses premier cru Ile de Vergelesses blanc 2015

Un bianco molto edonistico, di un’annata calda come la 2015, con toni di frutta bianca e gialla mature, molto sapido, con note fini di speziatura, senza gli eccessi boisé di altri bianchi borgognoni (89-90). Uno Chardonnay di ottima personalità prodotto nel climat forse migliore per i vini rossi del comune di Pernand-Vergelesses, da una piccola vigna nata per volontà della contessa Nadine, che volle impiantarvi un ettaro di uve bianche  tra il 1985 e il 1991.L’Île è un climat dalla forma molto allungata (donde forse il nome di isola), situato  a 260-290 metri di altitudine, è famoso soprattutto per i suoi vini rossi minerali e longevi. Qui il Domaine possiede quattro ettari, di cui tre  a Pinot noir, da cui ricava un interessante rosso, fine ed equilibrato .

Domaine Chandon de Brialles, 1 rue Soeur Goby, 21420 Savigny-lès-Beaune, www.chandondebriailles.com