Herzu2Ci sono convinzioni , raramente  verificate nel merito (gli psicologi le chiamano  stereotipi), ma  difficili da sradicare.  Anche nel campo del vino. Ad esempio che i bianchi non siano capaci di invecchiare, che il Piemonte sia una grande terra di rossi ( il che è vero) e per questo non  sia possibile trovarvi bianchi degni di considerazione, che il Riesling dia vini straordinari sul Reno e sulla Mosella, o in Alsazia , o in Austria, ma non in Italia, neppure in Alto Adige dove esso è presente da più tempo e che sembrerebbe la nostra regione  più   adatta.   Altre se ne sono aggiunte più recentemente. Dopo un periodo d’infatuazione forse eccessiva, la diffidenza, se non il rigetto, per tutte le  varietà "innovative"  introdotte  da altri territori , come lo Chardonnay, il Cabernet, il Sauvignon, e naturalmente il Riesling.

Si pensa che sia un’operazione sbagliata impiegarle, dovuta a motivazioni soltanto di moda o commerciali, ma  difficilmente  premiante in termini di qualità. Tutto ciò è naturalmente in parte vero, ma con molte limitazioni. Per rendersene conto, basta provare questo Riesling piemontese,  che viene da Ciglié , nell’Alta Langa, dove Sergio Germano, barolista, ma con un  talento sorprendente anche per i vini bianchi, coltiva altre varietà dello stesso colore (dallo Chardonnay alla Nascetta) e persino un ottimo Pinot nero impiegato per la produzione di spumanti metodo classico Alta Langa . Anche giovanissimo, in un’annata che non è stata felicissima dappertutto, come quella del 2017, offre tutta la piacevolezza  agrumata-fruttata- minerale della varietà da cui proviene, aggiungendovi una leggerezza e una finezza non comuni.  Meno acido dei confratelli del Reno, meno opulento di quelli alsaziani e austriaci, è un Riesling vibrante, di grande purezza e molto seduttivo. Certo un vino anche capace di migliorare con un moderato invecchiamento . Frutta gialla con un tocco tropicale, agrumi, erbe aromatiche, naso e palato di grande freschezza, che acquisteranno maggiore complessità evidenziando una fine speziatura. Insomma un vero godimento (91/100). In annate molto favorevoli, come lo è stata quella del 2013, l’Herzù (il suo nome, sta per irto) di Germano si batte alla pari con i suoi più rinomati  fratelli delle zone classiche  di Germania e Francia. Qualche giorno fa l’ho assaggiato insieme ad uno di Markus Molitor (non certo l’ultimo arrivato) e ha retto ottimamente il confronto.

Herzu1Nelle vigne di Ciglié, sull’ultima collina del Dolcetto di Dogliani,a 500-550 metri di altitudine,  il Riesling da cui proviene l’Herzù (sono ormai state superate le prime dieci vendemmie) cresce su un terreno calcareo come quello di Serralunga, dove Germano produce i suoi grandi rossi, ma con un substrato pietroso, tipico delle Langhe, che è all’origine della sua grande mineralità . I primi impianti risalgono alla metà degli anni ’90, poi ne sono seguiti altri più recenti (gli ultimi tra il 2010 e il 2012).Se ne ricavano poco più di 25.000 bottiglie l’anno (con una resa inferiore ai 60 hl. per ettaro). Le uve, vendemmiate a metà ottobre, sono fatte fermentare in acciaio, restando sulle fecce fini per sei mesi.  L’azienda possiede circa 18 ettari di vigna, per la maggior parte dedicati, come è giusto, alla produzione di vini rossi: ovviamente  Nebbiolo e Barolo  (di Serralunga, Cerretta, Prapò, la riserva Lazzarito). Dal 2012 si è aggiunto Vigna Rionda, da cui proviene un impegnativo (anche nel prezzo) Nebbiolo, da non confondersi con quello, pur buono, “di base”. A questi si aggiungono  gli altri vini della tradizione langarola, Dolcetto e Barbera .E poi naturalmente ci sono i bianchi: del Riesling si è detto, un’ottima Nascetta, varietà ancora poco conosciuta che Germano ha contribuito a riproporre all’attenzione degli appassionati,uno Chardonnay in purezza e un insolito  blend di Chardonnay e Riesling, il Binel  . Per chiudere, non vanno dimenticati gli spumanti Alta Langa, una denominazione che sta crescendo molto, non solo in quantità, che mantiene  un eccellente rapporto qualità/prezzo.

A parte il Riesling e il Barolo di Germano  e i vini di altri ottimi produttori installati in quel comune (per citarne qualcuno, Massolino, Luigi Pira, Guido Porro, Schiavenza,  ed altri, senza dimenticare naturalmente  i “colossi” Fontanafredda e Mirafiori), Serralunga d’Alba è un grazioso paesino di poco più di 500 abitanti, dominato dal castello trecentesco (ottimamente conservato, visitabile da metà marzo, dopo la chiusura invernale)  fatto erigere dalla famiglia Falletti:  una possente struttura militare a difesa del borgo e delle sue terre, ceduta nel dopoguerra allo Stato, che la restaurò nel 1950 per volere del Presidente Einaudi.

Ettore Germano, Loc. Cerretta 1, 12050 Serralunga d’Alba (CN); www.ettoregermano.com (sito in riallestimento)