podere della civettajaPinot nero in Italia? In Toscana? Nel Casentino? Una terra di foreste, certo famosa più per l’allevamento del bestiame e per le sue patate rosse che per i vini… Eppure, mi sono dovuto ricredere quando, quasi per caso, mi sono trovato ad assaggiare il Pinot del Podere La Civettaja, che Vincenzo Tommasi, appassionato vignaiuolo ed enologo, produce a partire dai suoi poco meno di tre ettari di vigna nella località che ha lo stesso nome, a Pratovecchio Stia, in provincia di Arezzo.

Il Pinot nero si sente tutto, forse un po’ più ombroso di quello borgognone dei siti migliori della Côte d’Or, ma comunque riconoscibilissimo nella sua identità varietale, e di bello spessore. Quello del 2015, l’annata da poco messa in commercio, promette molto bene , ma può essere apprezzato fin da ora, migliorando nel tempo. Ha un bel colore rubino,  al naso i frutti di bosco, tipici del Pinot, su delicato fondo di ciliegia, note floreali, di rosa e peonia, una speziatura sottile, tannini avvertiti ma non mordenti, sorso lungo e coinvolgente. Un bel bicchiere, che ti fa venire la voglia di berne  ancora un altro,  per molti versi sorprendente per un  Pinot nero coltivato così lontano dalla sua terra d’elezione, praticamente in zona appenninica, su un terreno di media pendenza a 500 metri di altitudine.

Pinot nero CivettajaVigne ad alta densità, 9.000 ceppi per ettaro, relativamente giovani (le più vecchie si avvicinano oggi ai 15 anni).  Di aspetto  un po’ ascetico (potresti scambiarlo per un monaco della vicina Camaldoli), Tommasi  ha viaggiato in Borgogna ed è rimasto naturalmente affascinato dal Pinot noir della Côte d’Or e dagli allievi di Henri Jayer.  Il suo vino (per ora uno solo,  e, a quanto sembra, gli basta)   proviene da vigne  biologiche, fermenta  spontaneamente senza l’aggiunta di lieviti, è affinato in barriques  non nuove (dal terzo al decimo passaggio) e poi in cemento, prima di essere imbottigliato. Solo ottomila bottiglie l’anno .  Se riuscirete ad accaparrarne qualcuna, la pagherete circa 25 euro l’una. Se aveste voglia di venire fin qui, non perdete l’occasione di visitare questa bella regione, che è esaltata proprio dal suo isolamento geografico, circondata com’è da  alte aree montuose (il monte Falco arriva a quasi 1.700 metri) e ricoperta da vaste  aree boschive. Sui pendii montuosi si possono ammirare i resti di numerosi castelli, né mancano i luoghi di interesse religioso, a partire dal Monastero di Camaldoli (anche lì si produce un po’ di vino, anche se da vitigni tradizionali toscani). Vi sembrerà, (solo) per un momento, di essere tornato nel Medioevo.

Podere della Civettaja, Loc. Civettaja, Via di Casina Rossa 5/A, Pratovecchio Stia (AR), www.poderedellacivettaja.it