Terre de Vins, no. 57,  Janvier-Février 2019, € 6.00  in Francia, € 7.10  in Italia

TdV 57L’immagine di Gérard Bertrand riempie la  copertina di questo numero di TdV, sulla quale il titolo principale è  “La Tribù dei Bio”, col sottotitolo “90 cuvées della Languédoc-Roussillon”. E di sotto : “Il metodo Gérard Bertrand”, ancora lui. I titoli minori: “Saga: Amadieu, 90 anni nella Valle del Rodano”, “Formazione nel mondo del vino: Datevi da fare”, “Esclusivo: Inchiesta sui vini nei ristoranti”, e infine l’”escapade”: Médoc del Sud, alle porte di Bordeaux.   Il primo dei servizi annunciati in copertina è l’inchiesta di Frédérique Hermine sulle carte dei vini e sulle scelte dei consumatori nei ristoranti francesi.

I vini rossi  coprono il  57% del consumo totale, in bottiglia, mentre i rosé , “en pichet” (la piccola brocca  da mezzo litro,  e bianchi, prevalentemente  al bicchiere,  si dividono quasi equamente  il restante 43%. Quanto alle preferenze regionali , come atteso, Borgogna e Bordeaux precedono tutti gli altri, seguiti dalla  Valle del Rodano , dal Languédoc-Roussillon  e dalla Loira. La sorpresa viene dal Sud-Ovest , sempre più richiesto. A seguire è il Dossier Formazione, con le offerte di corsi per chi vuole specializzarsi in campo enologico. Ad es., l’EFAP di Bordeaux propone un MBA di Comunicazione e Marketing dei vini e degli alcolici  , per formare direttori dei servizi di comunicazione o responsabili del marketing o delle relazioni pubbliche nelle aziende vinicole, della durata di un anno, al  costo di circa 10.000 euro.  Ci sono poi corsi “tutti in inglese”, come l’MBA Wine & Spirits Businness, offerto dalla School  of Wine & Spirits Business di Dijon (16 mesi di durata e 25.000 euro).L’UFR de Droit et Science Politique et Institut Georges Chappaz de la Vigne et du Vin dell’Università di Reims Champagne-Ardenne offre invece un  diploma universitario in giornalismo del vino (niente stages ma progetti professionali tutorati).  La Wine Tasting Ability (l’abilità di degustare)  è infine l’obiettivo di un corso offerto dall’Institut des Sciences de la Vigne et du  Vin de Bordeaux  (tutto in tre moduli della durata complessiva di una settimana nell’arco di tre mesi, per poco meno di 3.000 euro ). Eccoci  all’incontro-intervista “sur le divin” con Gérard Bertrand . Chi è costui?  Semplicemente il proprietario di una serie impressionante di Domaines , tra i quali forse il più famoso è lo Château L’Hospitalet , divenuto il porta-bandiera dei vini della Languédoc, con un volume di affari di qualcosa come 9 milioni di euro. Grande  paladino della biodinamica (aveva cominciato nel 2002  al Domaine de Cigalus, nel quale  sono stati ad oggi convertiti 550 degli 800 ettari di vigna)  ha propugnato un progetto di fondazione sulla biodiversità. Proseguendo con gli articoli annunciati dai titoli di copertina,  a seguire è la Saga dedicata alla famiglia Amadieu, 145 ettari di proprietà, per la grande maggioranza a Gigondas (la sua cuvée di maggior prestigio è Le Pas del’Aigle), con un’affermata attività di négoce nelle altre zone del Rodano meridionale. Eccoci dunque all’articolo segnalato col titolo più in grande sulla copertina, quello dedicato alla tribù dei vini biologici della Languedoc. All’appello di TdV hanno risposto  230 produttori  certificati, che hanno inviato i loro vini per una grande degustazione. Molti  sono i vini che hanno incontrato il favore del comitato di assaggio. Tra i  coup de coeur rossi delle varie appellations , spiccano i 18/20  del Mazerac 2015 del Domaine La Bouysse (22 euro), di Mâle 2016 del Domaine de Roquemale (20 euro), e di Ipso Facto 2017 dello Château de l’Ou  (beh, 90 euro). Tra i bianchi eccellono (tutti con 17/20) Heritage 1860 del 2016 della Maison Antech (12.55 euro), Le Limoux 2015 dello Château Rives-Blanques (11 euro)  e L’Exception 2016 del Domaine Vaquer (18 euro). In fondo alla rivista è l’escapade, l’itinerario di questo numero, che punta al Sud del Médoc, la più vicina a Bordeaux. Mete del viaggio sono lo Château d’Agassac,lo Château d’Arsac, lo Château de Taillan,lo Château Cantemerle, lo Château Paloumey e lo Château Cambon La Pelouse. Poi l’autore del servizio, Michel Sarrazin,   dà i suoi suggerimenti pratici: dove dormire,  gli indirizzi per la tavola, i luoghi da visitare. L’altro itinerario di viaggio di questo numero, riguardante i paesi esteri, è quello di Laure Goy  sulla Bosnia-Erzegovina. Completano questo numero, oltre all’editoriale di Rodolphe Wartel , dedicato all’ascesa della vitivinicultura biogica in Francia, e alle consuete rubriche  (il Web, i fatti dell’attualità,la scuola del vino e la Côte d’Enfer di Angélique de Lencquesaing, che si occupa questa volta dei secondi vini dei premiers crus del Médoc,e gli appuntamenti di Vinotez-le,  i luoghi del vino-enoteche, bistrot, bar à vins- , gli oggetti di Vinoshopping e i libri di Ecrivins),  alcuni articoli minori, non segnalati da titoli di copertina. Jefferson Desport presenta il talento Alexandre Pons, venticinquenne  nuovo chef sommelier del Four Seasons Hotel de Megève, mentre Jean Bernard parla del passaggio di consegne tra David Ridgeway, per 38 anni chef sommelier de La Tour d’Argent a Parigi, e il giovane Julien Touitou. Oltre a quella dei vini della Languédoc,  ci sono alcune degustazioni più ristrette, come quella dei Vins Jaunes del Jura di Frédérique Hermine  e delle migliori cuvées 100% Carignan nei tre colori (c’è anche un raro e sorprendente bianco, IGP Côtes Catalanes, Le Roc des Anges dell’omonimo Domaine), presentate da Jean-Michel Brouard.Nella sua pagina “Duo de Bios” Laure Goy mette a confronto due bottiglie di cantine pioniere della vitivinicoltura biologica di Sainte-Foy-la Grande e Castillon- Côtes de Bordeaux (Château Pré La Lande e Château de Montbadon). Infine Yohan Castaing informa il lettore  su una verticale di Brane-Cantenac, grand cru di Margaux:  8 diverse annate dal 2005 al 2015, tra le quali a eccellere (con 18.5/20) sonoi vini  delle annate 2010 e 2015. Per la gastronomia, Jean Bernard parla dei vini da abbinare alle sogliole e Marc Vanhellemont di quelli da  accompagnare  al  Langres, formaggio a pasta molle e a crosta lavata dell’Haute- Marne (c’è anche un insolito Bouzeron monopole del climat La Fortune), mentre Jean-Michel Brouard presenta, in un ricco servizio fotografico a colori,  le proposte  del sommelier Pierre Vila Palleja e del suo chef  presso la Brasserie Le Petit Sommelier di Montparnasse.  A chiudere, come sempre, le coulisses di Pierre Arditi (sul problema della scelta, tra i vini come tra autori teatrali).