Pagliarese 1A Chianti Classico Collection di quest’anno, l’anteprima dell’annata 2017 alla Stazione Leopolda, è stato tra quelli che mi sono piaciuti di più. Ma aspettiamolo ancora un po’, questo 2017 di Pagliarese, la storica proprietà di Castelnuovo Berardenga ritornata finalmente alla luce dopo quasi venti anni vissuti sottotraccia. E’ancora presto : il vino, leggermente austero come lo è sempre quando è troppo giovane, non ha ancora messo fuori le ali . Sapevate che un tempo il territorio da cui proviene, in quest’angolo  di Toscana , nel quale le colline del Chianti Classico lasciano spazio alle Crete Senesi, era  chiamato “la farfalla del Granducato”?

Godiamoci intanto questo 2016, che è già molto piacevole, anche se migliorerà ancora, dandogli un po’ di tempo in più. Sorpasserà probabilmente il già ottimo vino del 2015, un’annata di grande ricchezza e intensità, della quale oggi esce la riserva. Il Chianti Classico Pagliarese 2016 spicca per la sua armonia: intensità aromatica , freschezza di frutto, finezza dei tannini. Non gli manca nulla per essere apprezzato già adesso e ancor più tra alcuni anni. Del resto il Chianti Classico di questa antica fattoria è noto per la sua longevità. Castelnuovo Berardenga, tra i comuni storici del Chianti Classico è quello più a sud, praticamente al confine con le crete senesi. Pagliarese è situata giusto tra la Fattoria di Felsina, dalla quale è stata acquistata poco più di 20 anni fa, e Castell’in Villa, come dire nel cuore dell’aristocrazia del Chianti Classico di questa zona. Rancia e Fontalloro (splendido Sangiovese fuori dalla DOCG Chianti Classico perché uno dei vigneti da cui proviene è nella zona del Chianti Colli Senesi), da cui provengono i vini più ricercati della Fattoria di Felsina,  non sono lontane. Fino a pochi anni  fa le uve di Pagliarese erano infatti  impiegate dalla famiglia Poggiali  per gli assemblaggi dei vini dell’azienda madre, poi, con la vendemmia 2015, lo storico marchio , che, negli anni ‘70-80, aveva prodotto uno dei migliori Chianti classico, è finalmente tornato alla luce, per essere rivalorizzato con il suo nome originario. Questa magnifica proprietà risale al XIII secolo, quando la famiglia dei Pagliaresi, ghibellina, vi si ritirò dopo la  presa del potere dei mercanti Guelfi a Siena. Costretta alla chiusura  nella metà degli anni ’80, la tenuta, con la cantina, le terre e i vigneti è stata finalmente acquisita, nel 1995,  dalla famiglia Poggiali, intenzionata  a riportarla in alto.  Pagliarese  comprende  65 ettari, di cui poco meno della metà ancora prevalentemente boschivi, 25 di vigne e i restanti 10   destinati alla coltivazione dell’ulivo, secondo la tradizione chiantigiana. I terreni dell’azienda, circondati da  lecci e querce,  sono situati a 320-390 metri di altitudine sui fianchi ben ventilati del Colle del Montecucco. Le vigne, esposte a  sudovest, sono distribuite su due diversi versanti del Colle: quello che guarda verso Castell’in Villa ha una prevalente origine sedimentaria, con suoli che uniscono depositi franco sabbiosi e altri argilloso- scheletrici e galestro; l’altro è invece rivolto verso Castelnuovo Berardenga, ha terreni di origine alluvionale, a tessitura franco-sabbiosa, ricchi di quarzo, alberese e galestro nella parte più alta. Da quest’ultimo si ricavano vini più freschi e fruttati, che vengono impiegati per la produzione del Chianti Classico, mentre dall’altro provengono vini  colorati più intensamente e più corposi, destinati per questo alla riserva. Naturalmente il sangiovese è il componente principale dell’assemblaggio,  al quale partecipa con un buon 90%. Il resto è all’incirca equamente diviso tra due altre uve classiche chiantigiane: il canaiolo e il mammolo. Il canaiolo è probabilmente il miglior partner possibile per il sangiovese, meno prevaricante del merlot preferito da altri produttori chiantigiani, che smorza sì i tannini e l’acidità del sangiovese, ma tende ad aggiungere un frutto troppo maturo che ne altera l’identità. Il mammolo , differentemente dal canaiolo, che, pur se meno diffuso che in Toscana, è presente anche altrove (ad es.nelle vicine Umbria e Lazio), è esclusivamente toscano, e conferisce al vino una maggiore florealità, soprattutto quel profumo di viola mammola che gli dà il nome.

Pagliarese 2Le vigne  sono state tutte reimpiantate tra il 1995 e il 2015, attraverso delle selezioni massali dei vigneti più vecchi della proprietà, risalenti  al 1966-1974, anche se resta una parcella di oltre 30 anni di canaiolo e mammolo. La maggior parte degli impianti è a cordone speronato, con il 20% circa ancora a Guyot. La vinificazione è  di tipo classico . La fermentazione avviene a 28-30° di temperatura, le macerazioni  si protraggono per 12-15 giorni. Vengono effettuate follature programmate giornalmente. Dopo la svinatura, a fine fermentazione, a marzo-aprile, il vino è trasferito in fusti di rovere di Slavonia di media e grandi dimensioni, nei quali riposa per 10-12 mesi (la riserva per 16-20).Dopo l’imbottigliamento, seguono altri 3-6 mesi in vetro di ulteriore affinamento (per la riserva almeno 6 mesi). Il Chianti Classico Pagliarese 2016 ha bel colore rubino, profumo di frutta rossa, con leggere note speziate, sul palato è giustamente tannico, armonico, ha ottima persistenza e grande bevibilità, quale ci si aspetta da un buon Chianti Classico (90-91/100) . La riserva ha naso complesso, nel quale  affiorano note di rosmarino e alloro, in bocca è intenso, di bella tensione, con una avvertita mineralità (91-92/100).

Pagliarese, Località Pagliarese, 53019 San Gusmé (SI), pagliarese.com