vallone 1E’ un rosso delicato, nonostante i 13 gradi di alcol, dall’aroma fresco e fruttato (al naso ciliegie, arance rosse, mandorle fresche),  piacevole e molto morbido sul palato, con tannini ben levigati,  facile e  immediato  ma niente affatto banale. Di grande bevibilità, è un vino gourmand, adatto ad accompagnare la cucina di casa. Amichevole anche nel prezzo (meno di 10 euro la bottiglia).  In Italia, la varietà  da cui proviene (ce n'erano poco meno di 300 ettari in tutto, nel 2000) era  principalmente diffusa in Puglia, nella Val d’Itria, dove è ancora denominata ottavianello, ma le sue origini sono altrove.

Quasi sicuramente non è originaria del Marocco, anche se nel ‘600 era conosciuta nella Francia meridionale come marroquin, e, oggi , è l'uva da vino più coltivata in quel paese: all’inizio del secolo  scorso veniva importato di là in grandi quantità per arricchire dei borgogna generici di basso lignaggio.   E’invece, molto probabilmente, originaria della Languedoc-Roussillon, inesauribile serbatoio di varietà ancestrali, come il piquepoul noir o l’oeillade noire, con le quali veniva frequentemente confuso. Stiamo parlando del cinsaut. Uva da vino, ma anche da tavola, ha grossi grappoli neri con grandi acini molto profumati e leggermente pruinosi: amatissima dalle api per la sua dolcezza e i suoi profumi. A germogliamento abbastanza tardivo, e sfortunatamente sensibile alle malattie della vite, resiste molto bene  al calore e alla siccità, e , per quanto delicato e poco vigoroso, ha una straordinaria capacità di adattarsi  a vari tipi di suolo, pietrosi e ricchi di ciottoli delle caratteristiche  garrigues della Languedoc, di argilla e silice, grès. Rarissimamente vinificato da solo , più spesso in blend con altre varietà, il cinsaut , in Francia è spesso ingrediente importante, con la grenache noir, il mourvèdre o il syrah per la produzione di vini rosati freschi e delicati, ed è uno dei 13 vitigni ammessi , in piccola percentuale, per lo Châteauneuf-du-Pape.  Qualcuno lo chiama anche il Pinot del sud ,  e di fatti, in Sud Africa lo hanno ibridato appunto con il Pinot noir per creare il popolarissimo Pinotage.  In Puglia, dove era sempre impiegato  insieme con altre uve locali, come il negro amaro o la malvasia nera,  stava invece scomparendo, fino alla sua riscoperta, qualche anno fa da parte di Riccardo Cotarella per Beppe Di Maria (Carvinea), il primo a firmare un ottavianello in purezza, l’Otto. Non sono molti a vinificare quest’uva da sola: oltre a Carvinea e Vallone, Oronzo Greco a Ostuni.

vallone 2Quella dei Vallone  è una delle più antiche famiglie del vino pugliesi. E’ una grande azienda agricola  che  possiede  170 ettari di vigna , distribuiti in diverse tenute (Serranova, Caragnuli, Vigna Flaminio) . Produce un’ampia gamma di vini per tutte le fasce di consumo. Il suo vino più importante  è il rosso Graticciaia, da uve passite di vecchie piante da alberello di negro amaro della Tenuta Iore a San Pancrazio Salentino:  creato dal grande Severino Garofano,  autore di tutti i negroamaro più celebrati, dal Patriglione a Le Braci, è oggi curato dalla bravissima Graziana Grassini, toscana di Scarlino, enologa , tra le altre aziende , della Tenuta San Guido (Sassicaia). Vallone non è però solo Graticciaia: i suoi vini sono tutti prodotti di grande affidabilità  e con un buon rapporto qualità/ prezzo.

Agricole Vallone, via XXV Luglio, n. 5, 73100 Lecce (LE), www.agricolevallone.it