Ciabrelli 3Si chiama ancora barbera (del Sannio), ma con la Barbera che conosciamo- quella piemontese o dell’Oltrepò pavese, per intenderci-  non ha davvero nulla da spartire. Le rassomiglia solo un po’ nella morfologia, ed è stata questa somiglianza a indurre Froio (1875) a darle questo nome. In realtà la “camaiola” (è questo il nome col quale verrà iscritta al registro delle varietà, ma a metà ottocento era conosciuta anche come lugliese o lugliatica ) rappresenta una varietà completamente distinta, apparentata geneticamente piuttosto alla catalanesca vesuviana, al casavecchia della provincia di Caserta,  e al summarello.

   I grappoli  hanno forma conica-piramidale, gli acini (hanno buccia sottilissima e delicata) sono rotondi, leggermente appiattiti. Il vino che se ne trae ha bel colore rubino intenso, con riflessi bluastri, ha aroma decisamente floreale , con toni leggermente d’erba e sottobosco, sul palato risulta meno acido della barbera vera, è fresco e fruttato, piacevolmente speziato. Insomma un vino molto gradevole, che può essere declinato anche in rosa, facile da bersi, che si adatta perfettamente alla saporitissima cucina  sannita: il vino ideale, ci dice Antonio Ciabrelli, per la “scarpella”, il monumentale timballo di pasta (e carne, e salsiccia, e uova e molto altro ancora) che si mangia da queste parti a Carnevale : ne parla, riportandone la ricetta Pasquale Carlo, appassionato conoscitore dei vini del Sannio, sul blog di Luciano Pignataro. Quest’anno  abbiamo assaggiato diverse “Barbera” molto buone:  ci sono piaciute molto quelle di Castelle, di Scompiglio, la Neropiana di Morone, la Thelemako di Fontana delle Selve, e naturalmente quella di Ciabrelli. Mancavano all’appello, questa volta,  “a Cancellera” di Grotta di Futa, che ci aveva favorevolmente impressionato l’anno scorso, e quella storica di Anna Bosco (la prima Barbera del Sannio che assaggiai quasi quarant’anni fa , quando questo vitigno era del tutto sconosciuto al di fuori della zona di origine). Naturalmente non va poi dimenticata la Barbetta, nome col quale insiste a chiamarla l’Antica Masseria Venditti, che lo ha anche brevettato (ne troverete la storia sul suo sito), e che da sempre crede in questo vitigno autoctono.

Quella che ci ha fatto assaggiare Ciabrelli si chiama Repha’El, della vendemmia 2017. E’ una Barbera Sannio DOC , mentre alcune di quelle che abbiamo citato, come la Neropiana e Grotta di Futa di Scompiglio  rientrano nella denominazione Beneventano IGT. Ciabrelli ama chiamare i suoi vini con nomi di persone, che secondo lui ne evocano le caratteristiche in base alla loro personalità: in questo caso, il nome, di evidente origine ebraica, vuole indicare  generosità e istintività, la  capacità di trasmettere felicità. E Rapha’El,  che Ciabrelli produce da una vigna di Cesine Petrara, ancora abbastanza giovane (i ceppi hanno tra i 5 e i 20 anni), è una barbera (pardon, camaiola) molto generosa, con i suoi 15° gradi a di alcol, che si avvertono (ahimé) soltanto dopo, piacevolissima, a  cominciare dal bel colore rubino intenso, dai riflessi quasi blu, naso anch’esso molto intenso di fiori scuri (predominano geranio e viola, ma si avverte netta la rosa), fresco e fruttato sul palato, molto scorrevole, morbido, senza ruvidezze tanniche, piacevolmente speziata (cannella), insomma un vino che scende giù con facilità , specie se si è in allegra compagnia. In assenza della scarpella, lo si può apprezzare sui saporosi salumi del Sannio, su intingoli e umidi a base di carne, e molte altre pietanze della cucina campana. E’ affinato solo in acciaio, per preservarne la freschezza fruttata, e  se ne producono appena 5.000 bottiglie, che si possono acquistare a una dozzina di euro circa in enoteca. 

Vini CiabrelliLa Fattoria Ciabrelli produce un  po’ tutti i vini tipici del Sannio: naturalmente un’ottima  Falanghina (Alexia), una freschissima Coda di Volpe e un Aglianico, l’Anthos. Ma il vino che più ci ha incuriosito, oltre alla Camaiola, è un davvero insolito uvaggio (sì, un uvaggio, perché Ciabrelli vinifica le uve concorrenti insieme) a base di  aglianico, camaiola e (ebbene sì) sangiovese grosso, che  da queste parti ci sta da tempo, dal nome “Solo”. Non è prodotto tutti gli anni (sono meno di 2000 bottiglie) e lo si può acquistare solo in azienda. Noi abbiamo apprezzato quello del 2009: un rosso caldo, molto armonico, di buona complessità, ancora perfettamente in forma a dieci anni dalla vendemmia.

Se ne avete la possibilità, fate una gita a Castelvenere alla Fattoria Ciabrelli,  che è anche agriturismo: vi conquisterà la sua autenticità contadina e il fatto che sia fuori dai grandi circuiti turistici rappresenta una piacevole diversione. La campagna è molto bella, e Benevento non è distante (a una mezz’ora d’auto). La città merita la visita, per i suoi numerosi monumenti (archeologici-il Teatro romano e l’Arco di Traiano-, medievali-longobardi - Santa Sofia e il Duomo-,  e barocchi, come la Basilica di San Bartolomeo Apostolo). Se ci andate per visitarla, non rinunciate a una serata gastronomica da Nunzia, classica e accogliente trattoria locale, dove gustare  lo scarpariello, sua specialità, eccellenti trippa e baccalà, le salsicce rosse di Castelpoto, irrorati dai buoni vini della cantina Fontanavecchia . I golosi finiranno in gloria con il classico babà.

Fattoria Ciabrelli, via Italia 3, 82030 Castelvenere (BN), www.ciabrelli.it