lettereottouveSono praticamente gemelli. Parlo del Lettere (il fratello minore, per volumi e notorietà) e del Gragnano, il “vino di Napoli” per eccellenza. Appartengono alla stessa tipologia, quella dei rossi frizzanti (come il Lambrusco e la Bonarda), provengono dalle stesse uve , principalmente piedirosso, aglianico e sciascinoso, e prendono nome dai comuni di provenienza, distanti tra loro poco più di tre chilometri. Eppure la differente esposizione e la maggiore altitudine rendono il Lettere , pur se simile,  diverso dal Gragnano: più nervoso e più asciutto, mentre il Gragnano tende ad essere più goloso e rotondo.

Pensavo anche a questo mentre bevevamo una bella bottiglia di Lettere Ottouve di Salvatore Martusciello in un simpatico locale della zona del Duomo di Salerno, una “salumeria storica” che propone gradevoli spuntini a base di salumi e formaggi locali, insieme con pochi, semplici piatti della tradizione (il baccalà , la frittata di pasta, la pizza rustica…). Bel rubino profondo, con riflessi bluastri, profumo vinoso nel quale affiorano fragoline e lamponi, fresco e gradevolmente brioso con la sua spuma leggera . Vini facili ed immediati per eccellenza, Lettere e Gragnano non sono però riusciti a raggiungere la stessa popolarità al di fuori della zona di origine. Il  Lambrusco, o come sarebbe più corretto dire, “i”Lambrusco, essendovene di molto diversi, pur se tra qualche diffidenza, hanno invece  saputo riscattarsi dalla loro fama e dal loro passato di vini comuni, piacevoli e allegri quanto si vuole, ma di scarsa qualità. Oggi, accanto ai Lambrusco prodotti in quantità industriali con l’autoclave, ne sono nati altri fermentati in bottiglia con il metodo ancestrale o addirittura con quello classico (abbiamo parlato, qualche tempo fa, di quelli eccezionali di Christian Bellei), che costano come Franciacorta,  seguiti e  vezzeggiati da gruppi sempre più numerosi di appassionati dello”sciampagna rosso”. Il Gragnano (Mario Soldati diceva che era un Lambrusco “più di corpo”) e il Lettere restano invece quelli umili dei tempi di Totò, quando, in “Miseria e Nobiltà”,  Pasquale  diceva a Felice Sciosciammocca la frase rimasta famosa, che tutti ricordano: “Assicurati che sia Gragnano. Tu lo assaggi, se è frizzante, lo pigli, sennò desisti”. Solo un vino frizzante. Eppure , come ha ricordato Mauro Erro in un suo post, l’agronomo Felice Froio, alla fine dell’800,  lo descriveva come un eccellente vino rosso molto profumato che, invecchiando, assomiglia al vino Boucholais (sic!), aggiungendo che sfortunatamente non viene conservato abbastanza a lungo per completare la sua evoluzione, perché viene venduto per il consumo giornaliero. La famiglia di  Salvatore Martusciello, che produce il  Gragnano e il  Lettere Ottouve, è stata tra le prime, nei primi anni ’90, a progettare un progetto imprenditoriale e commerciale moderno per i vini della penisola sorrentina  con il marchio “Grotta del Sole”, impegnata  a far conoscere anche i vini dimenticati dei Campi Flegrei (Falanghina e Piedirosso), oltre all’indimenticabile Asprinio. Ora Salvatore ha un marchio proprio che porta il suo nome, col quale, insieme con la moglie Gilda, continua a  commercializzare i due rossi frizzanti della Penisola sorrentina (il disciplinare della DOC, prevede un bianco e un rosso fermo, denominato Sorrento, e un rosso frizzante delle due sottozone Gragnano e Lettere), un Piedirosso e una Falanghina dei Campi Flegrei , dal nome fortemente evocativo di Settevulcani, e un Asprinio  frizzante vinificato col metodo Martinotti, il Trentapioli, quanti quelli che occorre salire per raggiungere gli alti grappoli di asprinio sulle caratteristiche alberate. Gragnano e Lettere sono entrambi buonissimi, piacere puro a dieci-undici  euro la bottiglia, una fascia di prezzo relativamente alta per questi vini, che in zona possono essere acquistati a sei euro o poco più.  Entrambi si chiamano Ottouve, perché comprendono uve di otto varietà locali, delle quali l’aglianico e il piedirosso (o per’e palummo) sono quelle più note, alle quali si aggiungono lo sciascinoso, ed altre assai meno conosciute, la suppezza, la castagnara, l’olivella, la sauca e la sorbegna. Per il disciplinare aglianico, piedirosso e/o sciascinoso devono raggiungere almeno il 60% del blend (e il piedirosso, da solo, non meno del 40%) , mentre il 40% restante può essere distribuito tra altri vitigni a bacca nera non aromatici consigliati per la provincia di Napoli. L’olivella , spesso confusa con lo sciascinoso, è  ormai rara in Campania, ma sembra invece avere trovato spazio nel Lazio,  nelle terre del Cesanese del Piglio, dalle quali non è mai scomparsa completamente. Esclusivamente campane sono invece le altre uve concorrenti, presenti ormai solo nella costiera sorrentina e sui pendii dei monti Lattari, vinificate sempre in assemblaggio con altre  uve:  praticamente un recupero archeologico di varietà minori, quasi estinte. Quella di Martusciello non è la cantina sola a produrre ottimi vini di Gragnano e di Lettere: tra queste Astroni della famiglia Varchetta, di cui i lettori di Worldwineweb conoscono già la Falanghina e il Piedirosso,  De Falco a San Sebastiano al Vesuvio, e naturalmente Iovine 1890, a Pimonte, che produce anche un Gragnano “ancestrale” rifermentato in bottiglia. Gragnano , poco meno di 30.000 abitanti, fa parte della città metropolitana di Napoli, è  la capitale della pasta, anche se la crisi post-terremoto ha fortemente ridotto il numero dei pastifici che l’hanno resa celebre.  Lettere è invece un borgo più piccolo (6.000 abitanti) e meno importante, i resti di un antico castello costruito da Amalfi a scopo di difesa, un  campanile del XII secolo, un santuario,  dedicato a Sant’Anna da vedere.  Non sono mete turistiche alla pari di Sorrento o Vico Equense, peraltro assai vicine, ma valgono una deviazione sulla strada del Parco dei Monti Lattari.

Salvatore Martusciello, Corso della Repubblica n. 138, 80078 Pozzuoli (Napoli), www.salvatoremartusciello.it