Bourgogne Aujourd’hui, n. 146, Mai 2019, € 6.50

Bourgogne 46aIn copertina sono alcune bottiglie della Côte Chalonnaise e delle appellations più settentrionali della Côte de Nuits, Marsannay e Fixin, ad annunciare le degustazioni della Guide d’Achat. Il titolo, “En pleine forme” segnala che sono state molto positive. Gli altri titoli: i 20 anni dei Bret Brothers, i bianchi per tutte le occasioni e itinerari enoturistici per l’estate nella Yonne, in Côte d’Or e nella Côte Chalonnaise. Prima degli articoli annunciati in copertina, va segnalata la notizia principale di questo periodo, e cioè le “grandi manovre” dei vitivinicultori per difendersi dalle gelate.

A seguire è un’ampia intervista a Hervé Alexandre e Jordi Ballester. Insegnano entrambi, rispettivamente enologia e analisi sensoriale,  all’Institut de la Vigne et du Vin de Dijon, che stanno per pubblicare un “Piccolo trattato di mitologie enologica”, che si propone di testare scientificamente i miti e le idee preconcette nel campo del vino. L’idea che è alla base della ricerca è l’impatto dell’informazione sulla percezione. Una volta che l’assaggiatore venga informato che un vino non è stato affinato in un fusto di legno, ma immettendovi dei semplici trucioli, i giudizi ne vengono immediatamente influenzati qualunque essi fossero in principio, prima di venire a conoscenza di ciò. Nel bel servizio fotografico che segue (“Sauver et préserver”), si parla del censimento e restauro di muretti, cabottes e portali storici avviato dall’Association des Climats de Borurgognes. Eccoci intanto giunti alla Guide d’Achat. Si comincia con le degustazioni delle vendemmie 2016 e 2017 delle AOC della Côte Chalonnaise, sempre più amate dagli appassionati. Spiccano il 100% di riuscite tra i Bouzeron del 2016, e gli oltre 80% di Givry e Mercurey, sempre più appellations-guida della regione. Bene, ma meno esaltanti Rully e Montagny.L’ascesa dei vini della regione è stata favorita anche dalla meterologia, essendo scampata nel complesso alle devastazioni di gelo e grandinate che hanno colpito la Côte d’Or. Tra i Bouzeron spicca la cuvée Les 20 ans 2016 del Domaine Chanzy, sempre più leader nell’appellation, a Mercurey è un bianco Premier Cru del La Mission 2017 dello Château de Chamirey a spuntare il punteggio più alto (18.5/20), mentre il migliore della AOC Montagny è un Premier Cru Les Truffières di Bruno Lorenzon. A Givry , un Clos du Cras Long 2017 del Domaine François Lumpp, con i suoi 19/20 , è il miglior rosso di Givry e dell’intera Côte Chalonnaise. La degustazione seguente è quella riguardante le AOC più settentrionali della Côte de Nuits, Fixin e Marsannay, e la nuova appellation régionale Côte de Nuits-Villages: non certo le più famose e prestigiose della Côte d’Or, ma notevolmente cresciute di qualità. L’annata 2016 è tra le migliori di sempre, e, pur se più delicati, i rossi del 2017 appaiono ugualmente molto riusciti. Nell’AOC Fixin è un Villages del Domaine Berthaut-Gerbet del 2016, En Combe Roy, a ottenere la valutazione più alta (18.5/20). Con lo stesso punteggio lo Château de Marsannay emerge tra i Marsannay col suo Le Clos du Roy rouge del 2017, mentre , con appena mezzo punto di meno, il Croix Violette 2016 di Jean Fournier è il migliore dell’appellation régionale Côte de Nuits Villages. A parte i punteggi top, va menzionata la performance globale del Domaine Sylvain Pataille, con una collezione di ben dieci cuvées di lieux-dits diversi tra i 15 e i 17.5/20. Per la serie “Domaines et Maisons”, Christophe Tupinier presenta il Domaine de La Soufrandière dei fratelli Jean-Philippe e Jean-Guillaume Bret, due giovani parigini con radici nel Mâconnais, che, dopo aver ripreso nel 1999 i 4.5 ettari di vigna nell’AOC Pouilly-Vinzelles Les Quarts, Les Longeays e Macon-Vinzelles , diventati nel tempo 11, e avendo fatto della loro cantina un’azienda leader della regione, hanno avviato qualche anno dopo una piccola Maison de négoce spiritosamente denominata Bret Brothers, dalla quale propongono una serie di cuvées molto riuscite. A corredo dell’articolo è una interessante verticale di tre vini di differenti terroirs (Les Quarts, Les Longeays e Le Clos de Grand-Père) a partire dal 2001. Una menzione particolare merita la cuvée Les Quarts cuvée Millerandée, prodotta solo in alcune annate (eccezionale quelle del 2001 e del 2008). Un ampio servizio di Elisabeth Ponavoy è dedicato all’enoturismo nelle diverse regioni della Borgogna, partendo dallo Chablisien e dal Grand Auxerrois , fino all’itinerario più meridionale nella Saône-et-Loire.C’è ancora un servizio sul Saint-Véran, appellation “bianca” del Mâconnais, molto versatile sulla tavola. Ci sono ancora i consigli sui libri e poi basta.

Bourgogne 46bC’è però il supplemento periodico “Beaujolais Aujourd’hui”, 24 pagine a colori, interamente dedicate ai vini di questa regione . Gli articoli: la degustazione dell’annata 2017, definita “bella e crudele”, nella quale molti vignerons hanno dovuto fare i conti con gli effetti del riscaldamento climatico. Tra i crus, Brouilly e Fleury hanno dato i risultati più consistenti, mentre maggiori difficoltà hanno incontrato i vignerons di Morgon e Moulin-à-vent, ciò che non ha però impedito a questi ultimi due terroirs di ottenere i punteggi più alti in assoluto: 19/20 per un Morgon Côte du Py Javernières di Louis-Claude Desvignes, e 18.5/20 per il Moulin-à-vent Clos de Rochegrès dello Château des Jacques.La degustazione copre quasi per intero il fascicolo: l’unico altro articolo riguarda il tema caldo del solfitaggio dei vini e dei vins nature.