La Revue du Vin de France, no.632 , Juin 2019, € 8.20 in Francia, € 8.60 in Italia

RVF 632Una giovane donna con gli occhi bendati accosta al naso un bicchiere di vino bianco. E’ l’immagine scelta dalla RVF per un numero quasi interamente dedicato (140 pagine su 230 circa) ad una maxi-degustazione “alla cieca” di oltre 1.800 vini dell’annata 2018 selezionati da tutte le regioni della Francia. Tra gli altri titoli di copertina, un dossier sulla formazione alle professionalità commerciali nel mondo del vino, l’intervista a Thierry Germain, bordolese trapiantato a Saumur, e i vini dell’Alto Piemonte, “l’altra culla del nebbiolo”. Cominciamo naturalmente dalle degustazioni dell’annata 2018: il numero precedente si era concentrato, come da tradizione, sulle primeurs di Bordeaux, in questo, invece si prendono in esame i vini di tutte le altre regioni vinicole dell’Esagono.

Si ritorna anche sui Bordeaux, ma questa volta si tratta dei crus classés, ma di tutti gli altri vini e delle appellations minori. L’esame procede regione per regione, in ordine alfabetico, partendo dall’Alsazia, per chiudere con il Sud-Ouest, come tutti gli altri anni nel numero di giugno. Questa volta però è radicalmente modificata l’impostazione metodologica adottata dai degustatori. Negli anni scorsi i vini venivano assaggiati “in grande maggioranza” alla cieca nel corso di degustazioni organizzate dalle associazioni di categoria, ma una parte, più o meno rilevante di produttori, soprattutto in Borgogna, preferiva non inviare i propri vini ma farli degustare nelle loro cantine (tutto il mondo è paese). Da quest’anno, invece, la RVF ha deciso di valutare solo i vini inviati per le degustazioni cieche. Certo diversi Domaines non vi sono rappresentati (e di fatti non vi troverete il Domaine de la Romanée-Conti né gli altri più importanti o famosi della Borgogna e di altre regioni), ma tutti i produttori sono messi allo stesso livello, e vi sono anche più opportunità di scoprire giovani talenti ancora poco conosciuti. Non diremo nulla delle valutazioni e delle scoperte di questa degustazione, anche perché richiederebbe troppo spazio, lasciando al lettore il compito di scoprirle direttamente. Preferiamo invece soffermarci maggiormente sugli altri servizi di questo fascicolo di giugno. Fondamentalmente sono due, il dossier sulla formazione al commerciale nel mondo del vino e l’intervista a Germain. Poi ci sono due altri articoli più brevi : quello sui vini dell’Alto Piemonte e i migliori indirizzi di Saint-Malo e dintorni, in Bretagna. La RVF non ha mai mancato di informare i lettori sulle diverse opportunità di formazione , universitaria ed extra-universitaria, alle professioni del vino (enologi, agronomi enotecnici, sommeliers ), tema a cui ha dedicato diversi dossier. Questa volta l’attenzione è invece indirizzata verso i diplomi nel campo commerciale. Un’ampia tabella a due pagine comprende una lista di scuole e di diplomi a diversi livelli, volti al settore commerciale o misti (ossia commerciale ed altro), anche specializzati (per esempio nel campo dei liquori) o rivolti ad un ambito internazionale. Di ciascun corso è riportata una descrizione sintetica dei livelli di provenienza richiesti, durata, costi, attività, periodicità, ecc., con il giudizio della RVF. Nell’articolo, molto comprensivo e dettagliato, di Fabien Humbert, il tema è esaminato ad ampio raggio, valutando sbocchi e opportunità. Molto interessante è l’intervista che apre il numero a Thierry Germain, titolare dell’iconico Domaine des Roches Neuves nel Saumurois. Era approdato nella Val di Loire da Bordeaux, in circostanze anche un po’ casuali (era infatti diretto in Ungheria) nel 1991, a soli 23 anni, quando accettò di gestire il Domaine allora di proprietà dell’UFG, una filiale del Crédit Mutuel , a condizione di poterlo acquistare dopo venti anni al prezzo fissato in partenza. Guardato all’inizio come un figlio di papà con molti soldi, Germain fece presto ricredere tutti trasformando la tenuta in un faro dell’intera regione, al pari del Clos Rougeard dei fratelli Foucault. Nel 2012 ebbe l’opportunità di acquistare il Clos de l’Echelier e poco dopo una parcella de Les Mémoires, una vigna centenaria di cabernet franc, nella quale produce oggi uno dei suoi vini più ricercati. L’intervista è molto interessante per comprendere meglio la realtà di una regione a grandissima vocazione vitivinicola, ma ancora relativamente poco conosciuta come la Loira , dove il costo delle vigne è ben lontano dagli eccessi di Bordeaux e della Borgogna, e anche per i suoi risvolti umani : nel 2013, quando da poco più di un anno aveva potuto finalmente potuto riscattare il Domaine des Roches Neuves e aveva finalmente raggiunto la notorietà, anche internazionale, una epilessia parziale temporale gli ha fatto perdere la memoria e l’orientamento. Germain è oggi un punto di riferimento per i giovani vignerons della zona, ai quali non fa mancare il suo supporto nel periodo del loro insediamento e nell’insegnamento della viticultura biodinamica. Eccoci giunti all’Alto Piemonte. Si tratta di un articolo abbastanza breve di Pierre Citerne, ma importante perché è la prima volta che nella RVF, che pure in passato si è occupata dei grandi vini langhigiani, si parla del nebbiolo dell’Alto Piemonte: con interesse e con rispetto per la rinascita di un grande territorio, e questo è significativo, al di là della decina di vini “schedati” da Citerne (accanto ai Lessona delle Tenute Sella, vi sono assaggi di antiche annate del Castello di Castellengo e Villa Era). Colpisce un po’ però che l’articolo sia stato pubblicato quasi tre anni dopo la degustazione fatta da Citerne, risalente al mese di novembre del 2016. Nell’altro articolo breve, Éric Beaumard, direttore del prestigioso Cinq, ristorante del Four Seasons Hotel George V , innamorato della Bretagna, propone i suoi consigli per i visitatori di Saint-Malo e dintorni: come prepararsi al viaggio, dove mangiare dove dormire, i suoi coup de coeur. C’ poco altro: la bottiglia “mitica” di questo numero è il Grange di Penfold’s 1971, quella sulla quale si dibatte (tra Caroline Furstoss e Alexis Goujard), l’Alsace grand cru Riesling Schlossberg 2017 di Albert Mann, poi ci sono le scoperte degli assaggiatori della RVF e le altre rubriche. Segnalo la pagina di Pascaline Lepeltier, sommelière al ristorante Racines di New York, sul servizio dei “vins nature” e, tra le notizie, la riscoperta dei gamay della Loira vulcanica.

 

La Revue du Vin de France, Hors-série no.36 , Juin 2019, € 8.50 in Francia, € 9.00 in Italia

RVH hs 36L’enoturismo naturalmente è il tema principale di questo numero estivo fuori collezione, con la proposta di 12 diversi itinerari di viaggio in altrettanti territori vitivinicoli della Francia. Si comincia da sud, dalle regioni mediterranee, dalla Provenza al Roussillon (questa volta non c’è la Corsica), per toccare , risalendo da sud, prima quelle dell’ovest (Sud-Ouest, Médoc, Saint-Emilion) , poi quelle del centro (Bourgueuil, nella Loira), del nord (Champagne) , quelle orientali (Alsazia, Borgogna), e infine la Valle del Rodano. Accanto a quelli più conosciuti e in parte scontati, come l’itinerario cicloturistico tra le vigne della Côte d’Or, ve ne sono altri più insoliti e forse più interessanti per chi abbia viaggiato più volte nella Francia vitivinicola, il Gard, il Luberon e l’Auvergne. Per ogni destinazione, oltre ad una descrizione introduttiva . diversi riquadri e finestre danno consigli su mete particolari, ristoranti e bistrot, alberghi, oltre naturalmente domaines vinicoli. Questo numero però è dedicato (in particolare la prima parte del fascicolo) anche alla viticultura bio e alla biodinamica, sempre più popolari in Francia. Le aziende vinicole certificate come bio erano meno di duemila (1907) appena nel 2007, più che triplicandosi nell’arco di un decennio (nel 2017 erano infatti 5834), e anche Bordeaux , che ha vissuto molto male le due inchieste di Cash Investigation dedicate ai trattamenti chimici in vigna nella Gironde, ha recentemente messo in opera una rete di 800 aziende che aderiscono a un sistema di conduzione delle vigne (SME) impegnato a ridurre drasticamente l’impiego di sostanze chimiche nelle vigne. La RVF sempre più impegnata su questo fronte (nell’ultima guida ai migliori vini di Francia, nel 2019, 427 domaines segnalati su 1120 sono certificati bio o biodinamici e il numero è destinato a salire)  esamina il tema in sette diversi articoli. Il primo di essi è un veloce itinerario tra i libri dedicati alla vitivinicultura biologica e biodinamica. Nel successivo Jérôme Baudouin presenta un’inchiesta sugli sviluppi e le prospettive del biologico nel mondo del vino francese, e in un altro, Fabien Humbert aiuta il lettore a districarsi tra gli ormai sempre più numerosi marchi che contraddistinguono le aziende impegnate in campo ambientale, da Demeter e Biodyvin, tra i più noti, ad altri meno conosciuti, specificando per ognuno di essi le caratteristiche e le richieste per il riconoscimento. Più avanti, ancora Baudouin ricostruisce le origini della biodinamica, dalle sue radici steineriane ai giorni nostri, poi Pierrick Jégu spiega il vino nature rispondendo a dieci domande essenziali. Concludono questo nucleo monografico un articolo sul contributo delle nuove tecnologie (impiego crescente di droni e robots, decarbonizzazione) alla conservazione dell’ambiente, e le osservazioni di Olivier Poussier (già miglior sommelier del mondo nel 2000 e da sempre collaboratore della RVF) sul “gusto” dei vini bio: sono davvero diversi e in che senso da quelli tradizionali? Anche la “grande intervista” che chiude il fascicolo ritorna sul tema, dal momento che il suo destinatario è Olivier Humbrecht, del Domaine Zind-Humbrecht, tra quelli maggiormente impegnati nella biodinamica in Alsazia.