Terre de Vins, no. 60, Juillet-Août 2019, € 6.00 in Francia, € 7.10 in Italia

TDV 60dE’ estate e i rosé tornano in auge, e così, al centro della copertina di questo numero di TdV è l’immagine di una tavola con un piatto di olive e tre rosé del sud della Francia. Gli altri titoli: Schÿler, la memoria di Bordeaux, a cui è dedicata la Saga di questo fascicolo, la cucina del Café Léoube ed escapade nella mitica Côte de Nuits. In fondo alla pagina di copertina si annunciano le medaglie del Concours Terre de Vins. In quest’ultimo caso non c’è un servizio dedicato, ma   due inserti, uno dei quali riservato ai vini “medagliati”dell’Occitania .

L’intera sezione centrale della rivista (poco meno di una trentina di pagine) è dunque riservata alla grande degustazione sistematica dei rosé dell’anno, limitata però a Provenza e e Languedoc-Roussillon, che vi occupano il maggior spazio, con Corsica e Valle del Rodano a fare da damigelle. Mancano invece all’appello le altre regioni viticole della Francia, a partire da Bordeaux e dalla Loira. Lasciando al lettore il compito di scoprire le cuvées selezionate dal comitato di degustazione, mi limito a segnalare i vini, che questa volta non sono accompagnati come di solito da un punteggio in ventesimi, scelti dalla rivista come coup de coeur compresi entro i 15 euro la bottiglia: in Provenza ce ne sono due, la Cuvée Héritage Saint-Victor 2018 di Bastide de Fave (Coteaux Varois en Provence), 10 euro, e la Cuvée Pitchou Merci Les Amis 2018 di Carpe Diem, IGP Méditerranée, 12 euro. In Languedoc: La Bergerie 2018 di Château Les Bugadelles, Languedoc, solo 8 euro; L’Éparvier 2018 dello Château Pech Redon, Languedoc, 14 euro; Gravettissime 2018 de La Gravette de Corconne, Pic Saint-Loup, 12 euro. Nel Roussillon: Jardin des Roses 2018 del Domaine Lauriga-Vignobles Paul Mas, Côtes de Roussillon, 12. 50 euro. In Corsica: il Clos Columbu rosé, Corse Calvi, al limite dei 15 euro. Nella Valle del Rodano: il Terrasses di Château Pesquié, Ventoux, 10.50 euro, e il Côtes-du-Rhône Villages Séguret del Domaine de Malmont, 11 euro. A parte sono riportate le selezioni dei rosé premium, tra i quali, quello col prezzo più basso, è un rosé del Luberon (Vaucluse) del Domaine de Fontenille (10.80 euro) e dei vini in Bag-in-Box da 3 litri : la più costosa è la selezione di Bruno Quenioux per Château Deffends, Côtes-de-Provence (Var), 33 euro,ma, con soli 8.90 euro si può acquistare il rosé IGP Côtes-Catalanes del Domaine Cap de Fouste. Dopo le rubriche di apertura e gli inserti sui trofei del concorso di Terre de Vins, il primo servizio di questo numero è un reportage su due maison de négoce borgognone e la loro ricerca di reinventarsi. Laurent Gotti si sofferma sull’acquisto, da parte di Laurent e Catherine Delaunay, del marchio della Maison creata nel 1893 dal loro bisnonno Edouard Delaunay, e sulla nuova sede della Maison Champy, la maison de négoce più antica della Borgogna, perché fondata nel 1720. I fratelli Delaunay hanno creato nel 1995 a Nuits-Saint-Georges la Maison Badet-Clément, con la quale hanno realizzato un volume di affari di 45 milioni di euro, commercializzando soprattutto vini del Languedoc, tra i quali il marchio faro è Les Jamelles. Nel 2015 hanno acquistato numerosi altri Domaines nella regione del Languedoc, come il Domaine de la Métairie d’Alon, il Domaine du Trésor, l’antica cantina cooperativa di Monze, e il Domaine La Lause. Ora arrivano i primi investimenti borgognoni con il marchio di famiglia. I primi acquisti di uve sono stati effettuati nel 2017 (160 pièces, diventate 250 nel 2018): in cantina sono due grands crus della Côte de Beaune (Montrachet e Chevalier-Montrachet) e uno della Côte de Nuits (Griotte Chambertin), e un Bourgogne blanc e rouge, ma la lista dei vini è destinata a crescere.E’ inoltre stato effettuato il recupero della cuverie e della cantina nel sito storico di L’Étang-Vergy. In programma è anche l’acquisto, a fianco a quello attuale di uve, di vigne anche in questa regione, secondo le opportunità che si creeranno. Soprattutto però si sta costruendo una rete ampia e articolata per la commercializzazione sui principali mercati internazionali, senza trascurare le vendite sul web, attraverso la creazione di un wine-club. Del resto negli anni passati (nel 2003) Laurent Delaunay aveva acquistato la DVP (Domaines et vins de proprieté) , una struttura che distribuisce i vini di 200 Domaines borgognoni. Quanto alla Maison Champy, dopo essere passata tre anni fa, dopo diverse tappe intermedie, dalla Maison Louis Jadot ad Advini, uno dei più grandi gruppi vinicoli di Francia, si prepara ad un grande rilancio. Con 21 ettari di proprietà, situati principalmente nel nord della Côte de Beaune (Corton e Corton-Charlemagne, Pernand-Vergelesses, Beaune, Volnay e Pommard), una parte dei quali coltivata in bio certificato, la Albert Bichot commercializza anche numerose etichette di altri grandi terroirs della Côte de Beaune e della Côte de Nuits (tra cui Mazis-Chambertin, Clos de Vougeot, Echezeaux, Vosne-Romanée, Puligny-Montrachet, Meursault): soprattutto attraverso l’acquisto di uve o di mosti, per rispettare al massimo lo stile della Maison. Ora giunge la riapertura, per visite e degustazioni, della sede storica , 4.600 mq. al centro di Beaune, per dare maggiore visibilità a tre secoli di storia Champy, che si intreccia con quella di due grandi personalità della storia tecnico-scientifica della Francia: Gustave Eiffel, che ispirò la cuverie della Maison Champy, di cui si possono ancora ammirare le travi in ferro, e Louis Pasteur, che lavorò con Claude Champy alla pastorizzazione dei vini. Anche il servizio immediatamente seguente, il ritratto-intervista della serie “Sur le Divin”, riguarda il mondo del vino della Borgogna. Il personaggio scelto da TdV per questo numero, infatti, è Pierre-Henry Gagey, presidente, dal 1992, di un’altra Maison storica, la Louis Jadot: 240 gli ettari sfruttati in Borgogna, di cui 119 nella Côte d’Or, e il resto nel Maconnais e nel Beaujolais, una cifra d’affari di 73 milioni di euro, con il Domaine Héritiers Louis Jadot, i Domaines Jadot e dei Ducs de Magenta, Chateau des Jacques nel Beaujolais , il domaine Ferret a Pouilly-Fuissé nel proprio carnet. Gagey è stato Presidente dell’INAO fino al 2006 , oltre che della Federazione dei négociants de vins en Bourgogne: parliamo insomma di un personaggio fortemente inserito nel mondo vinicolo borgognone e rappresentativo della sua evoluzione negli ultimi decenni. L’intervista riguarda naturalmente soprattutto la storia personale di Gagey nella Maison Jadot, iniziata nel 1985, subentrando al padre e probabilmente destinata a proseguire con l’ingresso del figlio Thibault, poi altri temi riguardanti le prospettive dell’azienda: il Beaujolais e il Maconnais, nuove terre di conquista per le maison borgognone, nelle quali Jadot è ben presente, attraverso lo Château de Jacques e il Domaine Ferret; l’Oregon, dove Jadot ha acquistato vigne nel 2013 (35 ha. piantati e 120 non piantati vicini al primo vigneto). Tra i temi di carattere generale, Gagey riconosce il potenziale rappresentato sul piano turistico dal riconoscimento come sito UNESCO, ma è preoccupato degli effetti anche negativi che un afflusso troppo alto di persone potrebbero creare in una realtà così fragile e non preparato al turismo di massa: “Bisogna fare attenzione a non fare della Borgogna una nuova Disneyland”. L’altra grande preoccupazione di Gagey sono i tentativi, non certo sgraditi a molte maison de négoce, di allargare i confini delle superfici vitate fino a comprendere anche le zone in pianura della Saône, adatte più all’agricoltura e agli ortaggi che a fare vino. Le conseguenze, come insegna la storia passata, sarebbero disastrose per la confusione che questi nuovi impianti, di qualità modesta, creebbero rispetto alle vigne più vocate delle zone storiche sul coteau. Anche uno dei due itinerari di viaggio di questo numero si riferisce alla Borgogna: “Sur la trace des grands pinot noirs”. Sei sono le cantine della Côte-de-Nuits , da Marsannay a Nuits-Saint-Georges, consigliate da Terre de Vins. Tutti i comuni sedi di una AOC vi sono rappresentati da almeno un Domaine, ad eccezione di Gevrey-Chambertin e Chambolle-Musigny: lo Château de Marsannay, il Domaine Jérôme Castagnier a Morey-Saint-Denis, il Domaine Berthaut-Gerbet a Fixin, il Domaine Mugneret-Gibourg a Vosne-Romanée, la Maison Jean-Claude Boisset e il Domaine Faiveley a Nuits-Saint-Georges. La consueta scheda “Escapade pratique” fornisce poi gli indirizzi “giusti” per comprare, mangiare, bere: sono però principalmente concentrati nella sola Nuits-Saint-Georges. Nella interessante puntata della Saga di questo numero, si parla della famiglia Schÿler, attuale proprietaria dello Château Kirwan, 3ème cru classé a Margaux. Come altre famiglie bordolesi, gli Schÿler proviene dal Nord dell’Europa (da Amburgo) e ha un passato di ben tre secoli nel commercio. Nel 1739 Jean-Henri Schÿler e un altro commerciante tedesco, Jacques Schrôder, fondarono un’impresa commerciale che trasportava merci tra numerose città d’Europa e naturalmente, tra le tappe abituali era Bordeaux, dove comperavano vino per i mercati del nord. Gli inizi furono rocamboleschi (nel 1794) Schÿler arrivò a un passo dalla ghigliottina, prima di ottenere la cittadinanza francese. Kirwan fu acquistato nel 1925 e oggi rappresenta il pezzo più prezioso del portafoglio della famiglia. Gli ultimi due servizi di questo numero sono un itinerario enoturistico in Puglia, un po’ generico, ma che rappresenta comunque una piacevole novità, e il consueto articolo dedicato alla gastronomia : questa volta si parla del Café Léoube dell’omonimo Domaine vitivinicolo in Provenza, che propone una cucina fresca e colorata, basata soprattutto su verdure e pesce adatta ad accompagnare i rosé della casa. Oltre agli articoli che abbiamo descritto, in questo fascicolo sono degustazioni minori (come quella, alquanto insolita sui long-drink a base di Champagne, e il consueto duo di vini biologici di Laure Goy), il consueto spazio dedicato agli abbinamenti (quedsta volta si parla di sgombri) e ai formaggi (il venaco dell’Alta Corsica).