La Revue du Vin de France, no.635, Octobre 2019, € 7.20 in Francia, € 7.60 in Italia

RVF 635In copertina sono alcune bottiglie di vini della Borgogna di varie denominazioni, ad annunciare un articolo dedicato ai buoni vini non troppo cari di quella regione. Ma molti altri titoli (la copertina è, come sempre, abbastanza piena), danno notizia di altrettanti servizi: i vini di Pic Saint-Loup; Vini australiani al top della McLaren Vale e Barossa; Gigondas, sfida allo Châteauneuf-du-Pape; Sauternes: Sigalas-Rabaud contro La Tour Blanche, e infine: Emirati, Gabon, Cuba, i vini preferiti dai dittatori. Cominciamo dagli articoli annunciati in copertina, per occuparci poi degli altri.

Di Borgogna, Pic-Saint Loup e vini australiani si parla nelle tre grandi degustazioni tematiche del Cahier spécial dedicato alle degustazioni. Ebbene sì, per il comitato della RVF è ancora possibile trovare dei vini borgognoni davvero deliziosi da acquistare senza grandi esborsi (a partire da 18 euro, ma qualcuno tra quelli indicati supera i 250, come nel caso del Clos de Vougeot di Chanson Père et Fils). Sono vini di tutte le denominazioni, soprattutto regionali e comunali “minori” o villages (ma non solo) delle maisons de négoce, grandi e piccole. Vediamo alcune offerte a meno di 30 euro: un Saint-Romain blanc di Drouhin a 23.80 euro , uno di Christophe Buisson a 22, e un altro di Loïc Forin , micro-négociant di Bligny-lès-Beaune addirittura a 18.50; un Côte-de-Nuits Villages di Marchand-Tawse (22 euro), un Pommard da 23 euro di Vincent Prunier, che propone addirittura anche un Volnay Premier Cru Clos des Chênes a 29 euro la bottiglia, un Côte-de-Beaune La Grande Chatelaine di François de Nicolay (29 euro), e molti altri ancora. Questa degustazione era preceduta da una introduzione al tema di Jean-Emmanuel Simond, anch’essa focalizzata sulle maisons de négoce borgognone e l’evoluzione del loro ruolo, guardando con interesse al nuovo fenomeno dei mini-négociants . La seconda grande degustazione riguarda i rossi di Pic Saint-Loup (Languedoc): freschi, speziati e che invecchiano bene. Si tratta di un terroir di 1.200 ettari, comprendente 17 comuni, nel quale sono una settantina di vignerons “particuliers” e tre buone cantine cooperative. Meriterebbe più attenzione dagli appassionati. Al top, secondo gli assaggiatori della RVF, la Grande Cuvée 2008 di Château de Lancyre (18/20 al costo di 33.50 euro). Il servizio presenta i migliori produttori distribuendoli in tre grandi gruppi: quelli di vertice, quelli tipici dotati di grande continuità e i nuovi, che seducono già dal loro debutto. Particolarmente allettanti per rapporto qualità/prezzo, alcuni vini di cooperative: vale la menzione la cuvée Galabert de Les Vignerons du Pic (16/20 l’annata 2010) in vendita a meno di 10 euro. A proposito della Languedoc, in un’intervista in apertura di questo fascicolo, Jean-Claude Mas, vigneron ambizioso e fine vinificatore languedocien, titolare della Domaines Paul Mas, 850 ettari di vigne di proprietà a cui se ne aggiungono 1.400 in affitto, afferma provocatoriamente che, già a 5-6 euro la bottiglia, la Languedoc può produrre i migliori vini del mondo. Molti i temi trattati nell’intervista: i punti di forza e di debolezza della Languedoc, il successo dei rosé, la sfida del bio, l’impiego di varietà resistenti, riscaldamento climatico e irrigazione…Insolita, per la RVF, assai meno “globalista” di Decanter o Wine Spectator, la degustazione dei vini australiani di tre diverse aree: McLaren Vale, Eden Valley e Barossa. L’Australia è un paese all’avanguardia per la lotta al riscaldamento climatico: studio attento dei suoli, modificazione nella scelta delle varietà, innovazioni tecniche. I vini prodotti da alcune wineries, come Clarendon Hills nella McLaren Vale o Henschke, Powell & Sons nella Eden Valley sono di qualità molto alta e hanno ottenuto punteggi vicini a quelli apicali. Poi naturalmente c’è Penfolds : 20/20 per il suo Cabernet di Barossa Kalimna Block 42 del 2004 e ben tre 19/20 (tra cui quello del mitico Grange). L’extra-Francia , in questo numero insolitamente abbondante, include anche un ampio articolo di Pierre Casamayor dedicato ad Abadia Retuerta, azienda spagnola tornata agli antichi fasti. Una verticale del suo Tempranillo Pago Negralada, a partire dal 1996, mostra quattro millesimi eccezionali, da 19/20 (2004, pronto da bere, 2009, da bere solo se si è impazienti, 2011 e 2014 da aspettare ). Curiosa l’inchiesta di Benoist Simmat sui vini dei dittatori: non c’è dubbio, i dittatori del mondo bevono francese. Ce n’è per tutti. E non si sottraggono neppure i paesi a cultura musulmana : secondo i dati doganali solo l’inflessibile Iran sembra astenersi, ma quanto agli Emirati, guidano questa speciale classifica con ben 148,27milioni di euro spesi in vino francese (di cui 50.75 di solo Champagne).Poi ci sono le tante dittature, grandi e piccole, africane, asiatiche e dell’ex universo dell’URSS (la sola Bielorussia si beve 7.66 milioni di euro, più della metà in cognac).Sullo sfondo del confronto tra due produttori del Sauternais “Une appellation, deux styles” curato da Roberto Petronio, c’è la crisi del gusto per i vini liquorosi: Château La Tour Blanche e Château Sigalas-Rabaud, entrambi insigniti del classement di Premier Cru, cercano una nuova via, più edonistica o delicata, a partire dal terroir di Bommes. Nella degustazione comparativa sono prese in esame annate recenti (come la “difficile” 2012) ed altra più vecchie, come la torrida annata 2003, o di annate decisamente più lontane, come 1986 e 1976.Interessanti le osservazioni incrociate dei due produttori sui vini dello Château col quale si confrontano a proposito dei loro 1997. Il servizio successivo, di Sophie de Salettes, illustra lo straordinario terroir di Gigondas, non più oscurato da quello di Châteauneuf-du-Pape : una superficie di 1.200 ettari caratterizzati da grandi differenze di suolo e climatiche, tra le zone più in pianura e quelle più alte, alle quali l’altitudine conferisce una freschezza inusuale nei vini del Sud. Terra di grandi rossi, Gigondas offre anche alcune interessanti opportunità per i bianchi, soprattutto a base di clairette, con aggiunte di marsanne, roussanne e viognier (soprattutto nei siti più alti): avremo presto anche un’AOC di Gigondas blanc? Ovviamente non è ancora tutto: in chiusura c’è infatti un ritratto-intervista a Héloise Fagnoni, sommelière ed esperta di arti equestri , diventata selezionatrice di vini borgognoni per il gruppo Casino. La gastronomia è rappresentata dal consueto articolo di Olivier Poels sul grand accord (gnocchi al carbone vegetale, uovo fumé e succo di salsiccia di Morteau- una varietà di salsiccia affumicata- con lo Champagne Roger Coulon 100% pinot meunier 1985) e dai suggerimenti di Olivier Poussier sui vini da accompagnare alla cucina tandoori. E poi i distillati: un itinerario di viaggio a Cognac e i gin asiatici. Infine le svariate rubriche di attualità e le pagine dei redattori della RVF. Si chiude, come sempre, con la bottiglia mitica (Château Sigalas- Rabaud 1914) e quella sulla quale si discute (Château Les Ormes-Sorbet 1975).