DolcettoA produrlo è una nobile famiglia, impiantata nella regione da oltre 600 anni, conosciuta soprattutto per i suoi Barolo. Non potrebbe essere diversamente, dal momento che la tenuta Monfalletto , il suo nucleo storico, 28 ettari di vigna estesi su tutti i versanti della collina nel comune di La Morra, si trova al centro della zona di produzione del famoso vino langhigiano. Ma questa volta non parlerò del re delle Langhe, ma del più umile dei suoi vini rossi, il Dolcetto.

Questa antica varietà, il cui nome suona quasi caricaturale, dal momento che i vini che se ne producono sono assolutamente secchi, senza alcuna cadenza abboccata, fa parte del DNA storico delle Langhe, ma, ad onta della sua grande piacevolezza (il Dolcetto è un grande vino da tavola e da compagnia come pochi altri), vive ormai da tempo una lunga crisi: espiantato anche nelle sue aree di eccellenza , come Dogliani o Diano d’Alba, dove ha ottenuto la DOCG , per essere sostituito dal più remunerativo nebbiolo. Oggi il valore di mercato di un ettaro di Dolcetto non è neppure confrontabile con quello, in costante ascesa, di un ettaro nebbiolo, e pertanto le aree un tempo dedicate alla sua produzione diminuiscono costantemente per impiantarvi quest’ultima varietà, enormemente più remunerativa. Ma, prima che sparisca del tutto, godiamoci questo Dolcetto d’Alba (il Dolcetto è diffuso in un’area molto ampia e copre numerose DOC e DOCG, da quello albese a quello di Ovada), fresco e golosamente fruttato anche in vendemmie, come la 2017 e la 2018 niente affatto facili nella regione . E’ vino da cogliersi soprattutto in giovinezza, entro i primi due-tre anni, anche se ha doti insospettabili di resistenza. Ma vale la pena di invecchiare un vino così piacevole nella sua esuberante gioventù, capace di rallegrarci nell’attesa che sua maestà il Barolo raggiunga la maturità che gli è necessaria? La vigna del Dolcetto dei Cordero di Montezemolo (questo nome evoca forse in voi più il rombo di una Ferrari che il fruscio di una vigna al vento?) si trova a 220-260 m. di altitudine sul versante nord della proprietà. Il terreno è argilloso, ricco di ossido di magnesio e manganese, esposta a Nord-Est Nord-Ovest. La vinificazione è effettuata in vasche di acciaio inox, nelle quali effettua anche la fermentazione malolattica. L’affinamento avviene sempre in acciaio e in parte in vecchie barriques di quarto e sesto passaggio. Dal colore rubino brillante, ha naso saturo di piccoli frutti rossi, sul palato è armonico e piacevolmente sapido. Vino da tutto pasto per menu langaroli, dai suoi ricchi antipasti ai primi a base di tabarin e agnolotti. Per una decina di euro in enoteca.

L’azienda Cordero di Montezemolo, può attualmente contare su 51 ettari di vigna in produzione. Tra questi i circa 2 ettari acquistati da Paolo Cordero di Montezemolo, al Villero, a Castiglione Falletto, dal quale ricava il suo vino più prezioso, il Barolo Enrico VI. Nella sua gamma, oltre ai tre Barolo (Enrico VI, Gattera e Monfalletto), sono anche una Barbera superiore d’Alba e un Langhe Arneis, unico bianco della casa.

Az. Agricola Cordero di Montezemolo, regione Annunziata 67, 12064 La Morra (CN), corderodimontezemolo.com