Tauri reduxMi è capitato spesso di berlo nelle trattorie irpine, in questi ultimi tempi. In enoteca, ad Avellino, lo si può trovare per 9-10 euro, al ristorante intorno a 16. Il costo , relativamente modesto, non inganni, perché é un ottimo e affidabile Irpinia Aglianico, proveniente da una zona assai vocata per questa varietà, Taurasi. Le uve sono esclusivamente di aglianico, coltivate in vigne esposte a sud-ovest di tre diverse contrade nel comune di Taurasi: contrada Coste, Piana di Montevergine e Pezza dei Preti, a 350 m. di altitudine. Parlo del Taurì di Antonio Caggiano, un nome noto da queste parti, produttore di uno dei migliori Taurasi DOCG, il Macchia dei Goti.

Il Taurì non ha la stessa nobiltà, ma ha dalla sua una grande piacevolezza di beva, e si adatta ottimamente alla saporosa cucina di queste parti, dai fusilli alle costolette di maiale con le papaccelle. Certo, quello dell’annata 2018, attualmente reperibile, si avvantaggerebbe di un altro po’ di tempo, ma è già apprezzabile e può essere conservato senza problemi per 4-5 anni ancora. Di un bel colore rubino brillante, al naso offre ciliegia, sottobosco, note di grafite; fresco e piacevolmente pepato, ha buona intensità e persistenza. Insomma, quello che gli anglosassoni denominerebbero un value-wine, un buon acquisto a prezzo giusto. L’azienda che lo produce, la Antonio Caggiano (Antonio è il fondatore, oggi il timone è passato al figlio Giuseppe-Pino), si trova nel comune di Taurasi, in contrada Sala: da una vigna situata in prossimità della cantina nasce l’altro cru rosso della casa, il Salae Domini, un Campi Taurasini un po’ più legnoso. Ormai gli ettari di proprietà sono 30, cosa che fa della Antonio Caggiano una cantina non gigantesca ma di tutto rispetto, che supera le 150.000 bottiglie l’anno, avvicinandosi alle 200.000. Il suo campo d’azione non si limita a Taurasi, perché l’azienda possiede terre anche a Lapio, una delle capitali del fiano irpino, dove è entrata da poco in produzione una nuova parcella. Tre i bianchi in carta: il Fiano DOCG Béchar, un Greco di Tufo DOCG, il Devon e un terzo bianco di assemblage, prodotto con le uve delle due maggiori varietà a bacca bianca dell’Irpinia, il Fiagré, che ovviamente è commercializzato come IGT Campania. Sempre da un assemblage delle due uve, passite, Caggiano ricava un vino dolce, il Mel. Per chi desidera recarsi nella zona c’è anche un avviato agriturismo, fornito di ristorante.

Antonio Caggiano, contrada Sala, 83030 Taurasi, www.cantinetaurasi.it