La Revue du Vin de France, no.637, Décembre 2019-Janvier 2020, € 7.20 in Francia, € 7.60 in Italia

RVF 637La copertina di questo numero invernale è affastellato di titoli. Il più grande è per il dossier sullo Champagne a tavola. Gli altri: Volnay e Pommard, così vicini e così diversi; Vecchi millesimi: dove comprarli; Vino e Basket: la passione per le vigne da parte dei giocatori NBA; Clos du Mont-Olivet; Buoni indirizzi del vino a Chamonix; Superalcolici: dieci novità da scoprire nel 2020. Cominciamo dallo Champagne.

Oltre che fuori pasto, lo Champagne è molto adatto ad accompagnare la tavola. Alexis Goujard, Olivier Poels e Olivier Poussier conducono il lettore alla conoscenza degli chef che maggiormente hanno ricercato i migliori accords con i propri piatti, a Parigi (come Thibault Sombardier o   Adeline Grattard ) e fuori ( Philippe Mille a Reims). Poi Poussier e Goujard presentano come accompagnare i formaggi allo champagne (per il parmigiano reggiano 24 mesi consigliano l’Extra-Brut Corne Bautray 2008 di Jacquesson). Allo Champagne è poi dedicata anche la prima delle Degustazioni sistematiche riportate nella sezione finale della rivista, ad esse riservata. Questa volta sono Goujard e Poels, che propongono la loro selezione tra i migliori champagnes, ripartiti tra diverse categoria: i bruts “nature” (top per il Grand Cru di Benoît Lahaye, 17/20),i bruts “sans année” (il Brut Grand Cru Tradition di Egly-Ouriet e l’Extra- brut n. 742 di Jacquesson hanno il miglior punteggio, entrambi con 17/20),i Blanc de blancs (a guidare il gruppo dei migliori è l’Extra-Brut Grand Cru Initial di Jacques Selosse, 17.5/20), i Blanc de noirs (primo, con distacco, il Brut Grand Cru Blanc de Noirs di Egly-Ouriet, 18/20). Infine ecco i millesimati (dal 2014 al 1985): la star è La Grande Année 2008 di Bollinger, 20/20, destinata a fare storia, che precede di mezzo punto l’Extra- Brut Grand Cru Aÿ di Jacquesson e Ia cuvée Winston Churchill di Pol Roger. L’altra grande degustazione di questo numero, anticipata tra i titoli di copertina, è il confronto ravvicinato tra Volnay e Pommard, i due grandi crus della Côte de Beaune: così vicini, ma anche così diversi. A precederli è la fama, non sempre veritiera, che oppone la delicatezza e la sensualità del Volnay alla maschia robustezza del Pommard. La degustazione curata da Robert Petronio ha anche lo scopo di mostrare che questa rappresentazione schematica non è del tutto esatta, e che, assaggiati alla cieca, più di una volta dei Volnay possono essere confusi con i Pommard e superarli in durezza tannica, mentre al contrario ci sono Pommard di grandissima eleganza e, specie quando hanno il tempo dalla loro parte, ineguagliabili. La degustazione dei Volnay dell’annata 2017 è raggruppata in alcune categorie generali : i Villages, i Volnay dei climat più alti su terre bianche, quelli ai piedi della collina su suoli rossi, i Volnay di Santenots, che guardano a Meursault. Al vertice dei vini di questo terroir è risultato l’assaggio di un Volnay Premier Cru Clos des Chênes di Michel Lafarge, storico vigneron scomparso recentemente (18/20). Quanto ai Pommard , quattro sono le categorie esaminate: i Villages senza menzione del lieu-dit, quelli dei lieux-dits migliori, indicati anche in etichetta, i Premiers Crus che guardano verso Volnay (come Rugiens) e quelli a nord-est che guardano a Beaune (come Les Épenots e Pézerolles). Miglior assaggio? Tocca al Domaine De Courcel (non proprio uno sconosciuto) , col suo Rugiens (19/20) , mentre subito dopo sono un’altra cuvée di De Courcel e il Rugiens di Joseph Voillot (entrambi 18.5/20). Oltre a quelle già presentate, in questo numero è anche una terza degustazione sistematica, non annunciata in copertina. A presentarla è Pierre Citerne , alla ricerca del “grande” Languedoc. La degustazione, condotta alla cieca, ha messo in evidenza 22 crus del Languedoc e del Roussillon. A spuntarla su tutti sono un Coteaux du Languedoc, il Clos des Chistes 2008 del Domaine Peyre Rose e un rosso di Pic Saint-Loup, Les Glorieuses 2013 del Clos Marie , entrambi valutati 18 punti. Veniamo agli altri tre articoli annunciati in copertina. Il primo è un servizio dedicato alla passione per il vino dei giocatori americani di Basket: l’ex-giocatore Dwayne Wade, star dei Miami Heat ha investito i fondi della sua pensione creando il marchio D Wade Cellars , sotto il quale produce il suo vino. Ma anche James Le Bron dei Lakers di Los Angeles afferma di bere vino quasi tutti i giorni e, a detta di tutti, è un intenditore. Puntualmente pubblica sui social le foto delle bottiglie che beve, e le grandi wineries californiane si fregano le mani. Il secondo articolo è dedicato ai siti Internet specializzati sui quali poter comperare vecchi millesimi di grandi vini. Al Banco di Prova della RVF sono stati valutati : qualità, quantità e varietà dell’offerta, a cui sono attribuiti fino a 10 punti del massimo di 20, tracciabilità e prezzo (altri cinque punti), ergonomia del sito (3 punti) e consegna (2 punti). Il miglior punteggio, con 17 punti , è stato quello di Idealwine, ma subito dopo (con 16.5/20) è Millésima, poi Sodivin e tutti gli altri. Il punto di forza di Idealwine è la vastità dell’offerta, il suo punto debole è costituito dal fatto che la maggior parte dei suoi lotti proviene da cantine di particuliers, sui quali ovviamente vi è una minor garanzia sullo stato di conservazione. In caso di bottiglia difettosa, è proposto uno sconto sull’acquisto successivo. La forza di Millésima è l’assoluta tracciabilità dei suoi vini. I suoi vini sono impeccabili, ma qualora una bottiglia risultasse casualmente difettosa verrebbe immediatamente sostituita. Il suo tallone d’Achille? L’obbligo di acquistare in casse e questo comporta una spesa meno lieve. Nel terzo articolo Vitalie Taittinger, che dirige il marketing e la comunicazione della Maison di famiglia, guida i lettori della RVF a Chamonix, alla scoperta delle migliori opportunità enogastronomiche (panifici, cioccolaterie, ristoranti), ma anche per lo shopping (librerie, negozi di giocattoli). Tocca poi a Pierre Casamajor, per la serie “De vigne en cave” presentare il Clos du Mont-Olivet, icona di Châteauneuf-du-Pape. Lo Châteauneuf-du-Pape, sia rosso che bianco, si basa su un grande equilibrio tra potenza, calore e freschezza. Nella verticale del rosso (13 millesimi, dal 1957 al 2017), sono le annate più vecchie a stupire: 19.5/20 per il 1957, 19 ciascuno a 1961, 1966 e 1989, ma anche quelle più recenti confermano una qualità estremamente regolare. Resterebbero gli spirits scelti da Cyrille Mald: dieci cuvées eccezionali di whiskies di malto, rhum, vodka, distillati messicani, gin. Poi ci sono gli articoli che non sono stati annunciati nella copertina, già fin troppo affastellata . I più interessanti sono il confronto a due tra i Corton di Philippe Pacalet e del Domaine Chandon de Brialles (Corton Bressandes e Clos du Roy e Corton Charlemagne) e la guida all’abbinamento tra vini e cioccolato secondo Edwin Yansané, maître chocolatier: non solo vini dolci, come Rivesaltes e pinot gris alsaziano, o rhum. Il cioccolato trinitario del Perù, secondo Yansané “vuole” il Cornas Billes Noires di Barret. Ancora due articoli, in questo fascicolo ricchissimo: nel primo Sophie de Salettes presenta il terroir delle due piccole AOC Jasnières e Coteaux du Loir: chenin blanc per i bianchi dell’una e dell’altra, mentre il pinot d’Aunis (almeno il 65%), insieme con cabernet franc, côt o gamay noir per i rossi dei Coteaux du Loir; nell’altro la RVF celebra il successo dei sommeliers francesi al campionato mondiale di Chambord il 12 ottobre scorso. Non è un buon ricordo per noi, visto che l’Italia è arrivata buona ultima, tra 27 équipes internazionali, ben al di sotto di Bielorussia, Kazakhstan e Finlandia, che non sono certo grandi produttori di vino. Restano le moltissime rubriche di notizie e tematiche (gli accordi cibo-vino, i vini da collezione, ecc.) , gli appuntamenti, le pagine dei columnist, e, come sempre, la bottiglia mitica (Cheval Blanc del 1947) e quella su cui si discute (Reserva Vina Ardanza 1978, di La Rioja Alta).