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Categoria: libri
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OIP“Mi faccia ancora ammirare un attimo la sua Biblioteca ,Mr. Pepys. E’ davvero magnifica…Tutti questi splendidi volumi che ci stanno attorno… “

“Sì, sono un grande appassionato di libri. MI piace leggere e mi piace anche collezionarli, anche se non mi ritengo un semplice raccoglitore di libri pregiati. Ho sempre tenuto a mantenere una certa unità, una armonia della mia biblioteca: insomma la mia visione della Biblioteca.

Poi sicuramente ci sono anche dei pezzi di grande valore. Guardi questi incunaboli.Sette sono di Caxton, altri di Wynkyn de Worde, e di Pynson. Tengo particolarmente a quelli di Caxton,William Caxton. E’ stato probabilmente il primo tipografo inglese e il primo a introdurre la pressa tipografica. Fu anche il primo, che io sappia, che si preoccupò di creare un inglese standard, superando i vari dialetti.Ma lo sa, io sono davvero un malato di tutto ciò che ha che fare con il mare e la sua storia. Guardi questo: è il taccuino di bordo di Francis Drake, con la sua firma autografa, e poi i due rotoli di Anthony , che mi donò Re Carlo II [1]” . Sembrava stesse per rivelarmi le circostanze in cui aveva ricevuto quel dono, poi decise di sorvolare, e infine disse: “ Bene. Ora dobbiamo proprio andare”.

Andammo in una taverna francese, che sembra fosse molto apprezzata all’epoca. Non tanto per la cucina , dal momento che a quel tempo gli inglesi ritenevano che la loro cucina fosse migliore di quella francese, ma per il vino, un vino davvero speciale, diverso dai soliti claret che allora andavano per la maggiore a Londra.Si trattava della Pontacks Head, in Abchurch Lane, una taverna di lusso, come apparve subito evidente entrando. Pepys era decisamente allegro. Il proprietario era un certo François Auguste Pontac, che ci venne incontro cordialmente. Come ebbe a spiegarmi poi lui stesso, il padre, Arnold III de Pontac, fu Presidente del Parlamento di Bordeaux e fu uno straordinario uomo del vino. Divenuto proprietario di quello che oggi è noto come Château Haut-Brion,il leggendario premier cru di Pessac-Léognan, che la sua famiglia aveva acquistato intorno al 1530, aveva introdotto un nuovo approccio al vino e un notevole dinamismo commerciale .

Al tavolo c’erano già altre due persone, una più o meno dell’età di Pepys, l’altra di una decina di anni più giovane. Pepys me le presentò compiaciuto:

“ Alla sua sinistra è Christopher Wren, scienziato e straordinario architetto. E’ lui che ha supervisionato la ricostruzione di Londra dopo il grande incendio, ed è lui che ha ricostruito la nostra meravigliosa Cattedrale di St. Paul. Di fronte a me , invece, è Isaac Newton: credo che ne abbia sentito parlare. Appena qualche anno fa ha pubblicato i suoi Principia Mathematica, che hanno rivoluzionato le nostre conoscenze fisiche”.

Ero sinceramente stupito.” E’ un grande onore per me fare la vostra conoscenza, signori. Se poi il cibo e il vino di questa taverna sono come Mr. Pepys me li ha descritti, non potrei immaginare una serata più straordinaria di questa”.

Wren mi spiegò tutto il piano urbanistico di Londra e la storia della cattedrale di St. Paul, alla quale aveva cominciato a lavorare già prima che venisse distrutta dal grande incendio del 1666. Feci un po’ di fatica a seguirlo, anche perché la taverna era, secondo le abitudini dell’epoca, un po’ rumorosa. Intanto erano arrivati i primi piatti che avevamo ordinato. Naturalmente , per la scelta, avevo fatto fare a Pepys, che sembrava a casa sua.Ed era arrivato il vino.”Ho parlato di questo vino anche nel mio diario la prima volta che l’ho bevuto. Fu una sera alla Royal Oak Tavern, che stava in Lombard Street: ero con l’avvocato Alexander Brome, una persona simpatica, di ottima compagnia.Mi sembrò davvero particolare.   Si chiama Ho-Bryan. Lo assaggi: è davvero un vino diverso dai soliti claret”[2] .

“E lo credo bene, pensai tra di me”. Era certo molto diverso dall’Haut -Brion che beviamo oggi, ma la razza c’era già tutta.

Poi, rivolto a Pepys : “ Davvero complimenti, Mr. Pepys. Valeva realmente la pena di assaggiare questo vino. Non mi sorprende che le sia piaciuto tanto da dedicargli un commento nel suo famoso diario”.

Un pensiero di maliziosa soddisfazione si affacciò alla mia mente: “Neppure il grande Robert Parker potrebbe mai dire di aver assaggiato un Haut-Brion del Seicento!”

“Vede? –insisté Pepys-E’ più colorato e più tannico degli altri vini di Bordeaux. Pontac mi ha detto che resta almeno quattro anni in botte. A Ho-Bryan usano anche botti di legno nuove”

Pontac ci aveva personalmente portato un’altra caraffa di vino, e, sentendo i nostri discorsi, si sentì autorizzato ad aggiungere: “ Se mi consente, Monsieur, è anche una questione di suolo. Quello di queste vigne è molto graveleux. Non è come quello dei vini della palus, che piacciono agli olandesi”

Newton era un tipo molto alla mano per una persona della sua notorietà. Mentre attingeva copiosamente dalla caraffa del vino e faceva onore alla selvaggina che era nel suo piatto, mi ricapitolò le tre leggi fondamentali del movimento e la sua vera versione della leggenda della mela e della gravità . Riferendosi poi a Pepys , mi disse che gli aveva inviato per lettera un difficile quesito sulla probabilità [3] . Pepys disse scherzando: “Isaac prende tutto terribilmente sul serio. Per lui è soprattutto la questione astratta che conta. Io ho un invece interesse più concreto alla probabilità, essendo un giocatore”.

Intanto era quasi arrivato il momento di tornare nel mio mondo, nel futuro. Era ormai mezzanotte e, come Cenerentola, dovevo stare attento a non superare quel limite.Ebbi appena il tempo per ringraziarli tutti e salutarli, poi sparii nel nulla lasciando tutti con un palmo di naso.

Così Pepys annotava, col suo stile scarno, nel suo diario personale,il   10 aprile 1663:

“Off the Exchange with Sir J. Cutler and Mr.Grant to the Royall (sic!) Oak Tavern , in Lumbard Street, where Alexander Broome   the poet was, a merry and witty man, I believe, if he be not a little conceited, and here drank a sort of French wine, called Ho Bryan, that hath a good and most particular taste that I never met with.”

Quella di Pepys é la prima citazione conosciuta del vino di Haut-Brion al di fuori di documenti di natura amministrativa. A quanto sembra, però, il riferimento riportato nel libro di cantina del re Carlo II (1660) non é il più antico in assoluto. Recentissimamente, infatti, un giovane storico medioevale , Laurent Chavier, si é aggiudicato un premio   bandito nel 2013 dalla proprietà di Château Haut-Brion, consistente in preziosi vini dello Château, tra i quali due casse dell’annata 1989 del premier cru, per aver riportato alla luce , dagli archivi pubblici di Bordeaux, un documento, prima sconosciuto, che risale a circa 140 anni prima:  un atto notarile, redatto in francese, datato 21 gennaio 1521, in base al quale tal Jean de Monque, signore del luogo, si impegna a devolvere ogni anno, a titolo perpetuo, al suo creditore, Guilhem de Mailhois, un mercante di Bordeaux, quattro pipes[4] di vino della vigna di Aubrion, in restituzione di un prestito di 400 franchi bordolesi[5] :

« Quatre pipes de vin, seront du cru des vignes appartenant audit de Monque du lieu appelé Aubrion, appartenant audit vendeur. Lesquelles sont sises derrière son bourdieu assis audit lieu appelé
du Brion, en la paroisse Saint-Martin de Pessac, ensemble des vignes de Pins Bouquet, de la Gravette et de Cantegrit, le tout appartenant audit seigneur de Monque, assis en Graves de Bordeaux
et si cas était que ne vint aucuns fruits de raisins qui fussent pour satisfaire lesdites quatre pipes
de vin de rente, bon, pur et net et marchand, le dit vendeur sera tenu lui en bailler d’autres aussi bon provenu du cru desdites vignes dessus déclarées.
»

(Archives Départementales de la Gironde – 3E 6533 – 24 janvier 1521)

Si noti l’uso del termine cru e la puntuale citazione delle vigne, ciò che conferma che Haut-Brion fosse conosciuta per il suo vino già agli inizi del XVI sec.

 

[1] Gli Anthony Rolls erano tre straordinari rotoli di pergamena raffiguranti 58 navi della marina inglese del regno di Enrico VIII. Re Carlo II ne diede due a Pepys nel 1680, non è del tutto chiaro se in dono o come compenso perché Pepys, di cui si sapeva stesse preparando una storia della marina inglese, vi descrivesse la sua versione della battaglia di Worcester, culmine della guerra civile inglese, che si concluse con la vittoria di Cromwell. Poi Pepys non fece più il libro, ma decise di tenersi egualmente i preziosi Rolls.

[2] La serata in questione è puntualmente registrata il 10 aprile 1663.

[3] Vero. Tra Newton e Pepys , che aveva studiato matematica, nel 1693,ci fu uno scambio di lettere su un quesito che Pepys aveva posto a Newton . La risposta che Newton diede al quesito ha un particolare interesse storico, perché si tratta dell’unico scritto in cui Newton si sia occupato di probabilità.

[4] S tratta di una unità di misura allora in uso per il vino e l’olio. Quattro pipe corrispondono a otto barriques, cioè all’incirca 1.800 litri.

[5] L’equivalente, oggi, di 50.000 euro.