Wine Spectator, vol. 45, no.3 & 4, June15-30, 2020, $6.99

WS June 2020Sulla copertina di questo numero doppio di giugno campeggia il titolo: “ Napa & Sonoma. Quando potremo tornarci?”, un evidente richiamo agli effetti del lockdown sull’enoturismo così importante in California. I titoli minori sono : 100 spumanti a buon prezzo; Brunello 2015, un’annata classica; zinfandels californiani per le griglie d’estate. Mai come questa volta i titoli di copertina hanno descritto in modo così preciso il contenuto della rivista, a parte, naturalmente, le consuete rubriche di GrapeVine (con la pandemia in primo piano), le pagine dei columnists : interessante questa volta quella di Alison Napjus, intitolata “Oltre il Pinot grigio”, dedicata ai bianchi italiani, per capire che cosa pensano al riguardo gli americani, di cui il Pinot grigio é il più conosciuto.

Senza dimenticare, naturalmente, la Buying Guide , che chiude come sempre I fascicoli di WS.

Non insisterò sui ben otto articoli, collegati tra loro, interamente dedicati alle attrazioni enoturistiche della Napa Valley e di Sonoma. Saranno comunque utili agli appassionati che vorranno recarsi in quelle regioni per conoscere più da vicino il mondo del vino della California. Dopo una rapida overview introduttiva, Kim Marcus presenta le eccellenze della Napa Valley: cantine da visitare, ristorante e locali gastronomici, alberghi (in verità abbastanza costosetti). Alla fine é riportato l’elenco dei 50 Top Producers della Napa Valley con i migliori vini, il nome di ciascuno dei quali é accompagnato dal prezzo e dallo score in centesimi. Poi é il turno di Sonoma.L’’approccio é lo stesso, cambia solo l’autore (Tim Fish): dove assaggiare vini, ristoranti dove mangiare, alberghi dove alloggiare. E , naturalmente, le 50 wineries Top con le loro migliori cuvée. Siamo intanto arrivati a pag. 79, dove Keith Newton presenta gli spumanti great value per celebrare l’estate.Ovviamente i punteggi più alti sono per gli spumanti californiani, nuova passione degli americani, di fronte ai quali anche gli champagne devono chinare il capo. Quanto all’Italia le categorie previste sono tre: Lambrusco, Prosecco e (più ridotta) Altri. Ho detto tutto. Ma veniamo finalmente ai due articoli che ho scelto per questo numero. Il primo riguarda gli Zinfandel (amatissimi dagli americani, affettuosamente chiamati Zins). L’articolo é firmato ancora da Tim Fish. Dopo l’annata 2017, davvero “challenging” per il clima torrido, la siccità e infine gli incendi (vini molto maturi di qualità variabile), la 2018 sembra nata sotto i migliori auspici: i suoi vini sono ricchi e strutturati, fatti per piacere ai consumatori. E’ andata bene sia nella Napa che a Sonoma, ma, come sempre, é in quest’ultima regione che lo zinfandel raggiunge il suo meglio, e di fatti, anche nel 2018, gli zinfandel di Sonoma hanno spuntato un punteggio medio superiore a quello dei vini della Napa Valley, di 2-3 punti. Sono ben dieci gli Zinfandel al vertice della speciale classifica di Fish, a quota 94/100, naturalmente in prevalenza di Sonoma, e ben tre sono di Carlisle. Bene nel complesso la Russian Valley (4 vini tra i primi dieci). Quanto ai prezzi, siamo in media sui 50 dollari, quello con il miglior rapporto Qualità/Prezzo é l’Ancient Field blend dell’Old Hill Ranch 2016, 94 punti per 36 dollari. “Big, brawny and destined for a long life” sono, in sintesi, i Brunello dell’annata 2015 nel report di Bruce Sanderson : grandi, robusti e fatti per durare a lungo.L’annata 2015, con 95/100 , é sotto di un soffio rispetto alla grande annata 2012 (96) nelle gerarchie di WS e soprattutto della 2010, alla quale fu assegnato uno score-monstre di ben 98/100. Un’estate calda ma non terribilmente torrida, raffrescata dale piogge necessarie, ha permesso una vendemmia dalla quale sono nati dei Brunello ricchi, potenti e concentrati e, nei casi migliori, dotati dell’acidità necessaria per invecchiare a lungo. Mentre tutte le annata , dalla 2009 alla 2014, ad eccezione della 2010, sono oggi “da bere”, quella del 2015 lascia la doppia scelta (bere o conservare ancora).Naturalmente le altitudini hanno avuto la loro parte: temperature più fresche e d escursioni più ampie giorno/note hanno pemesso al sangiovese di sviluppare al meglio il suo aroma. La classifica? Al vertice, a quota 97, sono il Casanovina Montosoli de Le Ragnaie e Le Lucère di San Filippo, ma , un punto al di sotto ci sono altri cinque vini, tra i quali due ( Fornace e Ragnaie V.V.) ancora de Le Ragnaie.Le valutazioni generali sono però di eccellenza: altri 16 vini spuntano 95/100 e gli ultimi dieci della classifica si fermano a 94. Della Buying Guide c’é poco da dire: va consultata per quello che interessa. Qui basti dire che due dei 9 vini scelti per la vetrina dei vini “Highly recommended”, ossia quelli che più hanno colpito per la combinazione di punteggio, prezzo e reperibilità, sono dei Brunello 2015, e altri tre , della stessa annata, fanno parte del gruppo dei 7 “Collectibles “, ossia quelli col maggior potenziale di “aging” e la maggiore possibilità di acquisire un valore più alto con l’invecchiamento.