Colombaio 2Di vernaccia, bianca e nera, ce ne sono diversi tipi, ma, a parte il nome, non hanno nulla in comune tra loro, anche quelle dello stesso colore. Ad es. la vernaccia toscana detta di san Gimignano e quella sarda di Oristano tra le bianche, oppure la vernaccia di Cannara, umbra, e quella di Quiliano, nel savonese, tra le nere. Ciascuna sta nelle terre dalle quali prende nome e raramente si trova altrove, tanto che verrebbe da prendere sul serio l’ipotesi, fatta da alcuni, che vernaccia non sia una corruzione di garnacha, come pure è stato detto, ma derivi dal latino vernaculum per indicarne il carattere locale: le uve del posto.

Le più conosciute sono quelle bianche: la Vernaccia di San Gimignano era famosa già dal Medioevo, amata dai Medici, che erano soliti approvvigionarsene. Già nel 1276 era menzionata nel libro delle gabelle. Ne era ghiotto , lo testimonia Dante, anche il papa Martino IV , che doveva scontare in Purgatorio la sua passione per quel vino. Ma la Vernaccia di San Gimignano (uva e vino hanno lo stesso nome) è buonissima anche adesso, anzi ancora più buona di quanto lo fosse una ventina di anni fa, visti i notevoli progressi compiuti dai produttori negli ultimi tempi. A noi è piaciuta molto la Vernaccia Campo della Pieve del Colombaio di Santa Chiara. La 2018 (la Vernaccia di San Gimignano è assai migliore almeno un altro anno più tardi, ed è in grado di reggere benissimo cinque o sei anni dopo la vendemmia) ha colore giallo paglierino e naso molto fine di agrumi e fiori bianchi, sul palato è fresca e vibrante, di buona struttura ( e gradazione alcolica: siamo a 14°), molto equilibrata. Molto piacevole sul palato, ha profondità e persistenza non comuni: insomma è ottima anche a tavola, sulla quale può accompagnare piatti strutturati e dal sapore intenso.

Il Campo della Pieve proviene da una sola vigna, biologica certificata, da cui trae il nome, situata a 360-400 m. di altitudine, caratterizzata da un suolo profondo e calcareo, costituito da sabbie del Pliocene localmente argillose. Le uve sono vendemmiate a fine settembre-inizi di ottobre,quindi sottoposte intere ad una pressatura soffice, la fermentazione è effettuata con lieviti indigeni a temperatura controllata, e il vino resta ad affinarsi sulle fecce nobili per 18-20 mesi in vasche di cemento, sottoposto a batonnages periodici.

Non è l’unica Vernaccia prodotta dal Colombaio: oltre al Campo della Pieve ci sono infatti quella di base, la Selvabianca, anch’essa una Vernaccia di San Gimignano DOCG, e la riserva L’Albereta, proveniente dalla vigna il Colombaio, due ettari e mezzo, suoli tufacei ricchi di calcare, che viene affinata in parte in legno. Poi, naturalmente, c’è un po’ di Chianti Colli senesi, oltre a una riserva e a un rosso 100% sangiovese (anch’esso denominato Il Colombaio), robusto e speziato. In azienda, che offre anche ospitalità agrituristica, con un proprio ristorante-locanda, assaggerete pure un ottimo Vinsanto.

Una bottiglia del Campo della Chiesa costa all’incirca 17-20 euro in enoteca.

Le origini de Il Colombaio risalgono al 1956, allorquando Mario Logi, si trasferì con la famiglia a San Gimignano . Dapprima dedicata soprattutto all’allevamento, la proprietà cominciò a indirizzarsi verso la vitivinicultura solo agli inizi degli anni duemila, su spinta del figlio più piccolo, Alessio, che aveva cominciato a studiare enologia. Ora, con i fratelli maggiori, Giampiero e Stefano, dopo aver acquistato la pieve di San Donato insieme con la canonica e i terreni circostanti, conducono la loro piccola azienda di 21 ettari , da cui ricavano ogni anno circa 80-90.000 bottiglie.

IL vino è buono, la campagna è bella, ma soprattutto non dimentichiamo che ci troviamo a San Gimignano, una delle più belle città d’Italia, patrimonio UNESCO. Mai come in questa occasione si può comprendere l’immensa risorsa dell’enoturismo di cui dispone il nostro paese.

Il Colombaio di Santa Chiara, Loc. San Donato, 53037 San Gimignano (SI), www.colombaiosantachiara.it