La Revue du Vin de France, no.643, Septembre 2020, € 8.20 in Francia, € 9.00 in Italia

RVF 643Foires aux vins , come sempre a settembre, in primo piano. Poi: Primeurs 2019 a Bordeaux, Sud Africa, degustazioni alla cieca. E ancora: incontro con Claude Maratier (esperto di vini pregiati e di aste), l’ascesa del bio, Château Nairac, Vini del Ventoux. Questi i titoli di copertina. Poi , naturalmente, c’è molto altro: l’editoriale di Saverot (“ Il giusto prezzo” al tempo delle Foires), le notizie (tra queste: ancora falsi in Cina, i nuovi dati dell’Agence Bio sugli alimenti certificati AB, con la viticoltura-ora al 14% delle superfici- tra i settori più dinamici, il ritorno dei vini dell’Ile-de-France), le  rubriche (l’accord minute di Olivier Poussier- si parla dei fiori di zucca-, l’osservatorio di Angélique de Lanquesaing sui vini da collezione e le aste), le pagine dei columnist (Pascaline Lepeltier sul futuro del vino negli Stati Uniti, Sebastien Lepaque a proposito di rosé commerciali e autentici, fatti anche per durare, la pagina , sempre brillante, del “professore”, Fabrizio Bucella sull’effetto “nocebo”).

E naturalmente la bottiglia “mitica”: questa volta sono due, l’Haut Lieu Moelleux 1947 e 1959 del Domaine Huet. Ci sono anche altri articoli: Pierre Citerne riflette sulle degustazioni  cieche parlando della sua esperienza ad un famoso concorso svoltosi in Spagna, Roberto Petronio confronta per “Une appellation, deux styles”  i vini naturali di due produttori dello Jura ;Sophie de Salettes illustra il terroir di Saint-Nicolas- de Bourgueuil, Alexis Goujard e Pierre Vila-Palleja dibattono tra loro su un insolito chardonnay  charentais prodotto da Julien Boiteau, chef de culture a Margaux per venti anni.

Solo un accenno alle Foires aux vins. A questo tema, molto popolare in Francia, la RVF dedica oltre 100 delle 226 pagine di questo corposo numero. Mai forse attese come quest’anno , le Foires rappresentano un’ occasione importante per alleggerire gli stocks di produttori e cavistes resi più pesanti del solito dal lockdown. Il modello è  quello di sempre. Una introduzione generale, con le offerte più interessanti nelle diverse categorie di prodotti: grandi rossi e bianchi “ à ne pas manquer”, gli spumanti per le feste, le sempre più popolari cuvées bio e biodinamiche, le migliori occasioni, in bianco e in rosso, per meno di dieci euro la bottiglia, vini insoliti da scoprire. Poi, di seguito, l’esame analitico dei cataloghi della grande distribuzione, alla ricerca delle migliori proposte, e il giro di Francia degli ipermercati regione per regione. Tra i vini più stellati (5) della categoria dei vini economici (meno di dieci euro), spicca, per soli 5.95 euro un Morgon Côte de Py 2019 del Domaine des Montillets tra i rossi da Carrefour, e per 7.90 euro un riesling alsaziano, Les P’tits Cailloux 2019 di Henri Fuchs, tra i bianchi,  da Casino.

Naturalmente parliamo dell’annata 2019 di Bordeaux. Tutti felici: è stata un’annata meno sofferta della pur eccellente annata 2018, sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo, e anche i prezzi sono stati relativamente contenuti (molti Châteaux hanno offerto tariffe ridotte fino al 30% rispetto all’annata 2018). La 2019 è stato l’anno del trionfo di Château Palmer ( e dei grandi cabernet, trai quali dei franc davvero di eccezione, i migliori degli ultimi 15 anni) , che, con il suo 19-20/20 supera lo Château Margaux (19-19.5) e si unisce al gruppo dei crus con il più alto punteggio, tutti della rive gauche: i tre premiers crus di Pauillac, lo Château Pontet-Canet -ormai al livello top- e lo Château Léoville-Las Cases. Bene anche nelle altre grandi appellations della riva sinistra e della destra (dove Saint-Emilion fa  meglio di Pomerol), Haut-Bailly supera di un soffio Haut-Brion tra i rossi di Pessac-Léognan, mentre meno brillanti sono risultati i bianchi e soprattutto i moelleux del Sauternais.

Una scuola  di umiltà quella delle degustazioni cieche di cui parla Citerne nel suo resoconto dell’esperienza fatta in occasione del concorso Cata pour Parejas (i concorrenti partecipano in coppia), creato da Quim Vila, proprietario della nota cantina Vila Viniteca di Barcellona: dal 2008 si svolge ogni anno alternatamente a Barcellona e Madrid: un antidoto- commenta- al magistero pedante di alcuni professionisti della sommellerie e della critica, che pretendono di dispensare dall’alto il loro sapere. Il diario degli assaggi e delle risposte date durante la prova, errori inclusi, è illuminante della complessità dei blind test : un cabernet cinese, l’Ao Yun 2014 di Shangri-La  scambiato per un Ornellaia 2012 o un listan delle Canarie  altissimo in volatile per un Côtes-du-Jura. Vi è poi  il caso che il vino sia stato correttamente identificato, ma sia stata errata ( e di molto) l’annata (un Don PX Montilla-Moriles di Toro Albalà 1929 scambiato per uno del 1988).

Solo un cenno sugli altri articoli e le altre degustazioni. Ampia e articolata la degustazione dei vini sudafricani, nella quale emergono i nuovi talenti: Swartland appare come  la terra promessa dei nuovi vigneron, Stellenbosch è  la patria del pinotage, mentre Constantia brilla ancora per i suoi celebri muscat,mentre il piccolo territorio di Walker Bay è un  vero concentrato di talenti, dove nascono alcuni dei migliori pinot noir, chardonnay e Cabernet sudafricani. 2015 e 2017 sono  gli ultimi due grandi millesimi del primo ventennio degli anni duemila, di buon valore 1997,1999, 2003 e 2009. I punteggi sono molto lusinghieri e diversi vini hanno raggiunto i 19/20: tra questi il rosso Columella e lo chenin Palladius della famiglia Sadie; il blend cabernet V2013 di Vergelegen,  e un rosso di stile médocain di Restless River. Piuttosto sofferte le ultime due annate: 2018 (grande siccità e volumi ridotti), 2019 (pourriture).

Nairac (ne parla Pierre Casamayor) è un  moelleux di Barsac non lontano da Climens e Coutet : 2008 quasi alla perfezione, con 19.5/20, 2001, 2005,2007e 2009 appena mezzo punto in meno, eccellenti, ma da attendere, 2011 e 2015. Petronio descrive un serrato faccia a faccia di due Domaines dello Jura: a confrontarsi sono i Ploussard, i Pupillin e gli Arbois  di diverse annate  dei Domaines Bruyère-Houillon a Les Bottes Rouges di Jean-Baptiste Ménigoz .  Più che sull’AOP Ventoux -località più famosa per le scalate del Tour de France che per i suoi vini-, a cui la RVF dedica la sua terza degustazione seriale di questo numero (sensibile riduzione delle aree vitate e delle quantità, ma un apprezzabile miglioramento qualitativo, rispecchiato dalla graduale sostituzione della bottiglia al vrac), mi soffermerò un attimo ancora sull’articolo dedicato al terroir di Saint-Nicolas-de Bourgueuil.

Questa AOC della Touraine , in Val de Loire, ricopre poco più di 1.000 ettari di vigna nel territorio comunale di Saint-Nicolas-de- Bourgueuil, quasi totalmente dedicata al cabernet franc (è ammesso fino a un massimo del 10% di cabernet sauvignon), per la produzione di rossi di carattere, piacevolmente  freschi e fruttati e, molto limitatamente (3%) di rosé . Le vigne si estendono sui suoli di origine alluvionale di un’antica terrazza della Loira e sulle pendici del costone collinare a cui si collega: i terreni sono molto filtranti, di natura sabbioso-ghiaiosa, spesso ricoperti da ciottoli. Ai piedi del coteau i suoli sono argilloso-calcarei con calcari turoniani o argilloso-siliciosi provenienti da formazioni argilloso-sabbiose del Senoniano. I vini sono conseguentemente diversi, a seconda delle zone in cui sono collocate le vigne, e questo dà ai vignaioli la possibilità, a seconda delle annate, di mescolare i vini delle diverse provenienze (provenienti dalla terrazza oppure dal coteau, soprattutto nei millesimi più leggeri ) per ottenere vini più equilibrati.