Wine Spectator, vol. 45, no.7, September 30, 2020, $6.99

WS Sept 2020Una lussuosa cantina d’architetto illustra la copertina di questo numero. E di fatti l’articolo di apertura (oltre che l’editoriale di Shanken e Matthews) é dedicato alle nuove tendenze delle cantine private dei collezionisti.

Gli altri temi annunciati in copertina, sono : i cabernet (ma non solo quelli) dello stato di Washington, i bianchi della Borgogna dell’annata 2017 e la New wave del rhum.

Ad essi si aggiunge un altro servizio non anticipato tra i titoli di copertina, dedicato a Luciano Sandrone e ai suoi Barolo, ed inoltre due articoli brevi, rispettivamente  sui winemakers neri  (il fondatore dell’AAAV, l’Association of African American Vintners,si chiama-udite udite-Mac McDonald!) e il focus sui vini neo-zelandesi.

Completano il numero le notizie, le rubriche della sezione GrapeVine (la pagina dei formaggi, e quella del perfect match-questa volta si parla di cacio e pepe), e naturalmente la Buying Guide, che conclude come al solito il fascicolo.

Davvero lussuose, degne di un film hollywoodiano, le cantine dei privati che si sono affidati  agli specialisti di design per progettare, in ogni dettaglio, gli ambienti nei quali conservare le loro bottiglie pregiate. Ben Lasman presenta per WS le aziende più affermate in questo settore, la canadese Cell Art  a Joseph & Curtis, Savanté, Collector Q. & A., Revel. Si tratta di un volume di affari non trascurabile, questo: Cell Art, ad esempio, allestisce una cinquantina di cantine di questo genere all’anno, dal costo medio di 125.000 dollari fino  a 3,3 milioni.

L’articolo che segue é firmato da Tim Fish, che presenta l’annata 2017 nello stato di Washington, anch’esso funestato quest’anno dagli incendi che hanno colpito tutta l’area nord-occidentale del Pacifico americano, dalla California all’Oregon. Fortunatamente i danni maggiori hanno riguardato una zona  più ristretta dello stato di Washington, principalmente la Columbia Gorge, mentre molte aree della Columbia Valley sono state apparentemente meno danneggiate (fuoco a parte) grazie all’altezza dei fumi. Si spera per il meglio. L’annata 2017 é stata caratterizzata da una primavera fresca e umida, che ha permesso alle viti di affrontare meglio l’estate torrid ache ha fatto seguito: le temperature più moderate durante la vendemmia hanno consentito un discrete recupero e I vini risultano abbastanza espressivi. Anche l’annata 2018 é stata torrida, poi aiutata un poì da un autunno più fresco, e I vini si mostrano decisamente  full-bodied, ma abbastanza equilibrate. La 2017  si presenta dunque come una annata discreta (90/100 la valutazione di WS), anche se ben lontana da quella del 2012, probabilmente la migliore di questo decennio, che ha dato vini potenti ma anche eleganti. Quanto alle scelte di Fish, i cabernet della Columbia Valley hanno conseguito buoni risultati, come i syrah di Red Mountain e Walla Walla. Ben 7 di essi , 4 cabernet e 3 syrah) hanno raggiunto i 94 punti, con prezzi che si aggirano sui 60-85 dollari alla bottiglia. Il servizio é completato da una Guida alle numerose AVAs dello stato di Washington.

Ora parliamo dei bianchi della Borgogna dell’annata 2017. L’articolo é firmato da Bruce Sanderson, che lo intitola “Il ritorno dello charme”. E di fatti quella del 2017 é stata un’ottima annata per i bianchi : 94/100 la valutazione di WS, un punto meno della 2015 che ha dato vini generosi ma abbastanza freschi , chi ha vendemmiato prima ha preservato l’acidità, e due meno della 2014, per WS la migliore per i bianchi degli ultimi anni (vini ricchi e maturi, di grande densità e concentrazione).I bianchi del 2017 sono maturi e carnosi, ma vibranti e molti di essi sono già godibili, anche se i vini più importanti richiedono qualche anno in più di bottiglia: meglio della 2018, un’annata che ha dato vini opulenti e un po’ molli, anche se quelli che provengono dai migliori terroirs  dei produttori che non hanno ceduto alla tentazione di rese generose hanno conseguito buoni risultati (89-92). La lista dei top scorer  é ovviamente  guidata dai grands crus (due Bâtard-Montrachet, dei Domaine Leflaive e Ramonet , e uno Chevalier-Montrachet di Michel Niellon ), con 97/100, ma nel quartetto di testa é anche un Corton-Charlemagne di Pierre-Yves Colin-Morey. Meno brillanti i Meursault, con soltanto un Perrières nel gruppo dei migliori. Tra i vini top value, accanto agli Chablis, sono anche alcuni bianchi sudisti, da Pouilly-Fuissé e Rully. L’ultimo articolo esteso é un servizio di Robert Camuto dedicato al barolista  Luciano Sandrone. Vinificò il suo primo Barolo quarant’anni fa in un garage,e  oggi , a 74 anni, ha al suo attivo più di 50 Barolo oltre i 90 /100 e una buona metà di questi ha conseguito un classic score (95). Quella di Sandrone é ancora una mom-and-pop enterprise: con Luciano sono la moglie Mariuccia che si occupa dell’amministrazione, il fratello Luca che cura i vigneti e la figlia Barbara che cura l’export (in circa 50 paesi). Non mi soffermo sull’articolo dedicato al rhum (ne parla Jack Bettridge, che  ne presenta anche la storia essenziale e come si produce). Si chiude con la Buying Guide, e le sue lunghe  serie di assaggi, raggruppati per nazione (in ordine alfabetico) e regione. Nelle vetrine delle cuvées di maggior prestigio, l’onore dell’Italia  é tenuto alto da due vini toscani (96 punti per il Chianti classico Bellavista di Ama 2016, e 94 al super-tuscan Farnito 2015 di Carpineto) e un piemontese (il Barolo Brunate di M. Marengo 2015 (95 punti).