Wine Spectator, vol. 45, no.8, October 15, 2020, $6.99

WS Octob.15 2020Quattro bottiglie di Pinot noir californiani annunciano in copertina l’articolo principale di questo numero, dedicato appunto alla “spettacolare” annata 2018 . Gli altri titoli di copertina  riguardano  i vini spagnoli e gli smart buys del Nuovo Mondo. L’ascesa del Pinot californiano é commentata anche nell’editoriale di Shanken e Matthews, che introduce il numero. Dopo lo sviluppo straordinario del cabernet californiano, comincia ora quella del Pinot, mai tanto amato dai consumatori americani come oggi  e mai del livello di qualità raggiunto in questi ultimi anni e specialmente nel magnifico millesimo 2018. Si aggiunga la (relativa) amichevolezza dei prezzi (i migliori Pinot superano di rado I 100 dollari, contro gli oltre 400 dei cabernet più ricercati) e il quadro diventa più chiaro.

Kim Marcus, al quale spetta il compito di raccontare il pinot della California, parla nel titolo di “Effetto cascata” per descrivere l’espansione, qualitativa e quantitativa, di questo vitigno, che ha trovato nuovo slancio dalla nascita dei single vineyards, soprattutto nelle aree più fresche del territorio costiero del Golden State, influenzate dale correnti oceaniche. Risultato:  assaggiando qualcosa di più di 600 Pinot, principalmente delle annate 2017 e 2018, 375 , ossia oltre il 60% dei campioni, ha superato I fatidici 90 centesimi,e almeno tre dozzine hanno raggiunto o superato il livello outstanding (94-95 punti). Questo risultato ha caratterizzato tutte le aree della regione, da quella più settentrionale, dell’Anderson Valley a Mendocino, a quelle più a sud, delle Rita Hills a Santa Barbara, 400 km. più giù. In mezzo, anche Sonoma, Napa e Monterey hanno raggiunto scores stellari. Questa impennata é apparsa visibile soprattutto nelle due ultime vendemmie, quelle del 2017 e del 2018. Due annate molto diverse tra loro. La 2018 é stata quella che molti hanno definito l’annata ideale. Dopo un inverno normalmente piovoso, le condizioni climatiche sono state abbastanza temperate fino al tardo autunno, quando comincia la stagione delle piogge, per cui le uve hanno potuto raggiungere una maturazione perfetta . L’annata 2017 é stata più “challenging”: dopo diversi anni consecutive di siccità, le piogge invernali sono arrivate finalmente copiose, creando la possibilità, specie più a nord, per affrontare il caldo estivo. Tuttavia due notevoli ondate di calore , la seconda delle quali a settembre, hanno notevolmente  accelerato la maturazione. E’ stata comunque una circostanza fortunate, perché, grazie a questo, la maggior  parte dei coltivatori aveva già vendemmiato prima dei  terribili incendi che hanno devastato soprattutto la Costa settentrionale, limitando così  i danni.  Se la  2018 é stata sicuramente la vendemmia migliore del secondo decennio degli anni duemila, la 2017 é stata comunque sui livelli (ottimi) della precedente, che ha avuto caratteristiche in parte similari, ma con temperature estive più moderate che hanno favorito la realizzazione di vini intensi ed eleganti. Quelle ancora  precedent, a parte un 2015 intermedio, non avevano particolarmente brillato, come mostrano le valutrazioni medie. Su tutte la 2018, con 93-96/100  a Sonoma e punteggi leggermente più bassi a sud (Santa Barbara, 89-92), mentre , per quanto riguarda l’annata 2017, si sono raggiunti i 94 punti di media nelle Santa Lucia Highlands e una media di 90-92 nelle altre zone. A questo proposito una cartina schematica riportata a inizio articolo permette di ritrovare le principali regioni del pinot noir californiano. Per quanto riguarda i vini preferiti da Marcus, ben 11 hanno raggiunto la valutazione di 95/100: distribuiti in quasi tutte le zone, ma principalmente sulla Sonoma Coast, nella Anderson e nella Russian River Valley.

L'articolo dedicato alle ultime annate é arricchito da due altri articoli-satellite. Il primo di essi, dal titolo “Second Acts”, delinea un breve ritratto di cinque nuove ventures messe in atto da alcuni vintners tra i più celebrati, come Aldenalli, sulla Sonoma Coast, nata dalla collaborazione di Dan Kosta e lo chef Alden Lagasse, Bob Cabral e Chappellet nella Russian River Valley. L’altro articolo presenta 20 California Benchmarks, ossia le wineries che maggiormente sono progredite a partire dal 2010. Molte di esse sono rappresentate con loro bottiglie  nella classifica dei migliori pinot delineata da Marcus. A chiudere il capitolo Pinot californiano é, come di consueto, la “Alphabetical Guide” ai Pinot nero di California, nella quale sono riportati i nomi di tutte le aziende, i loro vini migliori, con prezzi e valutazioni in centesimi.

L’altro tema del quale mi occuperò brevemente é quello trattato da Thomas Matthews sui vini spagnoli, dal titolo significativo di “Sole e ombre”, che parla delle strategie adottate per far fronte al pandemia shock. Le vendemmie migliori del secondo decennio del  2000, sono state, come anche in altre regioni d’Europa, la 2015 e la 2016. I risultati sono stati generalmente buoni o molto buoni in tutte le principali denominazioni: nel Priorat e nella Ribera del Duero leggermente meglio che nella Rioja, che continua però ad essere la regione del vino spagnola  più conosciuta negli Stati Uniti. La 2014 e la 2017, che le hanno rispettivamente precedute e seguite, sono state comunque di buon livello (Ribera e Priorat anche in questo caso leggermente favorite), mentre quelle ancora precedenti (2011-2013) un po’ meno brillanti. Negli assaggi descritti da Matthews la Rioja e la Ribera del Duero  si spartiscono le prime dieci posizioni della graduatoria (con Castillo Ygay di Marques de Murrieta, la Reserva Special 2010,   e Unico di Vega Sicilia della stessa annata nel gruppo di testa), con il Priorat comunque su fasce di valutazione molto alte. Gillian Sciarretta completa il report sui vini spagnoli con un servizio  su una delle più antiche Bodegas della Rioja, quella del Marquès de Murrieta con la sua icona di Castillo Ygay. Quest’ultimo proviene dalle uve di una vigna di 98 acri (poco meno di 40 ettari) del 1950, e viene immesso sul mercato dopo almeno dieci anni.Solo dopo due anni dalla vendemmia in botte si decide se il vino sarà un Ygay oppure  verrà impiegato per la reserve Marquès de Murrieta. In caso positive, trascorre altri due anni in botte, quindi un altro in vasche di cemento e quindi quattro in bottiglia prima di essere messo in commercio. La versione del 2010 é quindi l’ultima.

Quanto al resto di questo numero mi limiterò a citare la selezione degli “smart buys” del Nuovo Mondo (dall’Argentina al Sud Africa), per coloro ai quali può interessare, le consuete rubriche di Grapevine sui formaggi e sul caffé, le notizie (tra le quali la costante crescita dei vini in lattina), le attese circa le nuove “dietary guidelines” sul consumo dell’alcol, dopo che, nel corso degli anni, quello consigliato agli uomini é stato allineato a quello delle donne (1 bicchiere anziché due al giorno). C’é ancora spazio per un breve report di Alex Zecevic sui progressi del Blaukrankish in Austria (Burgenland e Curnuntum) e le pagine dei columnists (Worobiec su perché rivalutare la sangria e Fish sul “limbo” di Ravenswood, un tempo winery di culto della Sonoma famosa per I suoi zinfandel). Siamo infine alla “Buying Guide”: pagine e pagine di assaggi del mese, con relativi  punteggi e prezzi, di tutti i paesi del mondo ordinati alfabeticamente. Noi ci fermiamo alle vetrine dei migliori. Gli italici si pavoneggiano con il Caberlot 2016 (97/100), l’Anfiteatro 2016 di Vecchie Terre di Montefili (95/100) e il Vino Nobile 2016 di Boscarelli (94/100) tra gli “Highly Recommended”, ai quali si aggiungono altri due toscani, il Brunello Diecianni riserva 2010 de Le Chiuse (97/100) e il Sammarco 2015 del Castello di Rampolla (95/100) tra i “Collectibles”.