Decanter, vol 46, n. 2, November 2020, £ 5.50

DEcanter Nov. 2020Bordeaux 2019 è al centro di questo numero novembrino, ma sono numerosi gli altri temi trattati, riguardanti  diverse regioni del mondo vinicolo (Riesling austriaci, Syrah sudafricani, la regione vinicola dello  stato di New York, le nuove releases di Penfolds), senza dimenticare i drinks amati dai britannici (dalla birra al vino, e naturalmente anche il whisky e il gin) e i luoghi della loro produzione. Di più, un ricco supplemento di 84 pagine a colori interamente dedicato ai vini spagnoli. E l’Italia? Questa volta le spetta la pagina della Wine Legend (Barbaresco riserva Asili di Bruno Giacosa 2004) e l’itinerario di viaggio a Como firmato da Alessandra Piubello.  

Cominciamo da Bordeaux e dal report della specialista Jane Anson sui primeurs dell’annata 2019, presentata quest’anno in ritardo a causa della pandemia. Un’annata, la 2019, che si presenta molto favorevolmente, nonostante il difficile esordio. Le rese: minori di quanto sarebbe stato auspicabile, ma migliori di quel che ci si aspettava, visto l’ andamento climatico  (estate molto secca in parte salvata dalle piogge di settembre, fortunatamente scarsi i danni di gelate e grandinate). Naturalmente con differenze da una zona all’altra: se a St.Estèphe si sono raggiunti i 50 hl/ha, nel Sauternais ci si è fermati a 10.Quanto ai gradi alcolici, in un quadro generale che ha mostrato un’ascesa dei gradi di alcol negli ultimi anni, mentre i merlot della Right Bank hanno superato i valori pur alti dell’annata 2018, i top wines della Left Bank hanno raggiunto livelli di alcol leggermente più moderati di quelli dello scorso anno. Eccellenti sono le aspettative di invecchiamento, vista la qualità dei tannini e i livelli di acidità sorprendentemente buoni. Riguardo ai prezzi il calo rispetto a quelli del 2018 non è stato omogeneo, anche se alcuni grandi Châteaux, come Mouton-Rotschild, Pontet Canet, Haut Brion ed altri hanno voluto dare un  segnale ai wine lovers che volevano acquistare vino nonostante tutto ciò che succedeva intorno . La qualità? Generalmente eccellente. A parte i consueti confronti (molto variabili e sempre discutibili) con annate precedenti -2001 nella Left Bank, 1988 nella Right Bank- il parere della Anson è che  la 2019 sia non lontana da 2010 e 2016, da lei reputate le migliori annate degli anni duemila.

La degustazione, a causa della pandemia,  è stata effettuata a casa, in modalità non blind e in parte in occasione di visite agli Châteaux.  Vediamo i Top score. Nel Médoc: a Saint-Estèphe, 98/100 Cos d’Estournel e Montrose; a Pauillac, 99, con 100 punti potenziali, Château Latour, e poi a 98/100 Lafite-Rotschild, Mouton-Rotschild, Pichon-Longueville Comtesse de Lalande; a Saint-Julien,98/100 Ducru-Beaucaillou e Léoville-Las Cases;  a Margaux, 98/100 Palmer e Margaux; a Moulis, 92/100 Granas Grand Poujeaux e Poujeaux; a Listrac, 92/100 Clarke e Fonréaud. Nell’AOC Médoc:  92/100 Les Grands Chênes e Potensac; nell’Haut-Médoc: 94/100 La Lagune e Sociando-Mallet. Per quanto riguarda Pessac-Léognan e le Graves, nella prima: per i bianchi, Haut-Brion, con 97/100, tra i rossi, con lo stesso punteggio, Haut-Brion, Haut-Bailly e Smith-Haut Lafitte. Nelle Graves: Clos Floridène tra i bianchi (93/100) e Peyrat tra i rossi (92/100). Infine i moelleux del Sauternais : 98/100 per l’Extravagant di Doisy-Daëne  e Lafaurie-Peyraguey. Passiamo ora alla Right Bank: a Saint-Émilion, tre Châteaux a 98/100, Canon, Cheval Blanc e Beauséjour Duffau-Lagarrosse , mentre a Pomerol sono tre i vini con 99/100 e 100 punti potenziali: L’Église-Clinet, L’Évangile e Lafleur (solo 98/100 per Pétrus). Per quanto riguarda, infine, le appellations satellite della Riva Destra, raggiunge i 94 punti lo Château La Vieille Cure a Fronsac.

Tralascio l’ennesima degustazione di Syrah sudafricani top value per dire qualcosa in più sui Riesling austriaci, più accessibili per i consumatori italiani. L’Austria, si sa, è la terra del grűner Veltliner, e il riesling, per quanto molto popolare, con i suoi 2.000 ha. è ancora ben lontano dai 14.000 della varietà leader. Più “caldi” di quelli del Reno e della Mosella, i riesling austriaci risultano molto piacevoli ed equilibrati e sono apprezzati dai consumatori che sono a disagio con i vini con alto tenore zuccherino (e di fatti anche in Germania hanno sempre più successo i Riesling Trocken). Wachau, specie con i suoi Smaragd, detiene con Kremstal e Kamptal il primato dei migliori riesling, e anche la degustazione di Stephen Brook lo dimostra. Difatti ben 5 Smaragd della Wachau hanno raggiunto o superato il classic score di 95/100, segue Kremstal , con due , mentre Kamptal si attesta su ottimi livelli (93/100 per i suoi due top score).Migliori assaggi della degustazione, il Ried Schutt 2018 di Emmerich Knöll e il Ried Kellerberg 2018 di FX Pichler, due produttori dell’élite di Wachau.

L’Australia, anch’esso  produttore di formidabili riesling, è presente in questo numero  per il primo assaggio della nuova collezione dei vini di Penfolds, una delle sue icone. David Sly ne ha degustati 18,  a partire dal Grange, di cui viene rilasciata l’annata 2016 (98/100),  con le sue grandi cuvée di Shiraz e Chardonnay (97/100 per il suo Tattarna Chardonnay 2018, un blend di vini della Tasmania, Tumbarumba e Adelaide Hills). Grande e attesissima novità il “g4” , che sta per “quattro Grange”, un blend di quattro diverse annate di Grange (2002,2004,2008 e 2016), proposto al “modico” prezzo di 2.000 sterline (oggi poco più di 2.200 euro).  

Charles Curtis presenta il profilo regionale di una zona degli States relativamente ancora poco conosciuta per i suoi vini, lo stato di New York: una regione fredda, nella quale i vini bianchi e, in primo luogo i riesling, esibiscono una affascinante palette di sfumature. Dopo alcuni decenni di tentativi ed errori, oggi l’area viticola di New York, 1.400 ettari, ha trovato la sua identità. I suoi riesling di Finger Lakes ricordano quelli della Mosella, mentre a Long Island richiamano  quelli di Pfalz. Sonio una decina le wineries  più interessanti, da esplorare. Tra queste: Channing Daughters, Konstantin Frank, Element Winery. Migliore assaggio secondo Curtis, uno sparkling Blanc de blancs di Seneca Lake del 2009, di Hermann Wiemer (95/100). Tra i vini fermi, spicca il  Riesling di Finger Lakes  di Ravines, l’Argetsinger Vineyard 2016 (94/100).

 In questo numero c’è anche molto altro, non menzionato tra i titoli di copertina: il profilo di Smith-Madrone , winery fondata nel 1971 nello Spring Mountain District, nella Napa Valley; un articolo sul futuro del Wine cellaring, con le nuove soluzioni di storage, un interessante servizio su Riedel e i suoi famosi bicchieri da vino, le cantine più spettacolari della Napa Valley (la prima di tutte, Inglenook, fondata nel 1879,  e poi Raymond Winery, lo charme di Château Montelena…). Per gli spirits, oltre all’articolo al quale ho già accennato sulle bevande alcoliche amate in Gran Bretagna, la scoperta delle Tequila che cercano di conservare l’impronta dei loro terroirs, come i vini borgognoni. E, ovviamente, le consuete rubriche di notizie, sul mercato dei collezionisti, le pagine dei columnist: interessante quella di Jane Anson, i cui slow wines ricordano molto quelli di casa nostra.

Infine, il bel supplemento dedicato ai vini spagnoli, mai così ricco. Solo qualche suggestione: i nuovi winemakers  “terroir translators”, che  preservano l’identità dei diversi territori, i grandi bianchi galiziani (non solo albariño), la ricerca di una nuova identità delle Gran Reserva riojane. Poi: ancora Rioja , guida ai millesimi degli anni ’90 (magico 1994), il terroir di Cebreros (un tempo Vinos de la Tierra di Castilla y Leon, DOP autonoma dal 2019),i 150 anni della famiglia Torres, Top Ribera del Duero (Vega Sicilia Unico 2010: sorpresi?), le grandi ( e sconosciute) varietà autoctone della Spagna (dall’albillo real allo xarel.lo), i sempre più ricercati  sherry “en rama” (non filtrati), viaggio per wine lovers a  Malaga , grand tour tra gli chef andalusi.