GrottaRossaLa qualità di una cantina si valuta spesso meglio, più che dai suoi vini top, da quelli che vengono definiti “di base” o di “entrata in gamma”. Di norma se il vino più semplice è buono, lo è anche, a maggior ragione, il vino più importante. Non è invece sempre così al contrario. Ora, la cantina Santadi, nel Sulcis sardo, ha cominciato a essere conosciuta fuori dall’isola soprattutto per il suo Terre Brune, la sua cuvée di maggior prestigio, prodotta per la prima volta nel 1984 con la consulenza del grande Giacomo Tachis, ma da quando, superata la fase della vendita di vino sfuso, ha cominciato a vendere i suoi vini imbottigliati, è conosciuta per la sua affidabilità e l’ottimo livello di tutti i suoi vini.

E anche il suo vino “d’ingresso”, il Grottarossa, non fa eccezione alla regola. Un vino semplice, sì, che si può comprare a 7 euro la bottiglia in enoteca, ma di grande piacevolezza e bevibilità e di qualità ineccepibile. Di un bel color rubino scuro, ha naso fruttato con note di macchia mediterranea, sul palato risulta fresco e sapido, secco, senza asperità, con una trama tannica fine. Un vino immediato ma non privo di una certa distinzione.

Il Grottarossa è un Carignano del Sulcis, come il Terre Brune, da uve carignano al 100%: è  la varietà caratteristica della zona, e portabandiera della cantina, che però elabora vini anche da altre varietà classiche sarde, come il Cannonau  (per il monovarietale Noras) , il Monica  (per l’Antigua) , tra quelle rosse, il vermentino, il nuragus e il nasco tra quelle bianche, e importate, come il  sangiovese (proposto in blend con uve locali per l’Araja) ed internazionali, come il syrah di Porto Pino della cuvée Shardana. Certamente vitigno “tradizionale” della Sardegna se non proprio autoctono, secondo la distinzione fatta da Ian D’Agata, il carignano è praticamente “da sempre” nell’isola. Non è chiaro -c’è disputa- se sia originario della Sardegna e poi trasmigrato in Spagna, o, più probabilmente , spagnolo, dove è conosciuto come cariñena (c’è anche una città, in Aragona, con questo nome) o come mazuelo, complice la dominazione aragonese in Sardegna: E’ invece fuori discussione che si sia splendidamente adattato al suolo del Sulcis, dove esistono ancora moltissimi ceppi a piede franco, perché lì la fillossera non è mai arrivata: merito dell’isolamento isolano, ma soprattutto dei suoli sabbiosi che vi abbondano e nei quali la fillossera ha vita dura. Diffuso sia in Spagna che nella Francia meridionale, specie sul versante occidentale, concorre a numerose denominazioni di origine, il carignano è una varietà fertile (va disciplinato, specie le viti più giovani), che  germoglia tardi e matura tardi, ha bisogno di caldo e di un clima secco (che in Sardegna trova senza difficoltà), resiste bene alle sferzate del vento, trova le sue condizioni migliori su suoli poco profondi sabbiosi o argillosi, adattandosi bene anche in aree più interne,  su suoli scistosi e argillosi.  

La cantina di Santadi , fondata nel 1960 da un gruppo di  circa 200 soci impegnati con il sostegno dell’ETFAS (Ente per la Trasformazione fondiaria e agraria) sardo e, dopo un difficile inizio, si è decisamente affermata negli anni ’80, quando arrivarono la Presidenza di Antonio Pilloni (ancora a capo dell’azienda) e la consulenza di Tachis che ideò il suo vino di punta, il Terre Brune, tutt’ora uno dei migliori vini sardi:  come si è già detto, anch’esso da uve carignano in purezza, così come la premiatissima riserva Rocca Rubia. E’ invece una selezione di  carignano di diverse annate con una piccola aggiunta di cabernet e merlot il Sardos, un vino non vintage prodotto esclusivamente in  magnum. Ma tutti i vini di questa cantina , anche i bianchi e gli ottimi  passiti Latinia e Festa Noria (da vigne a piede franco della costa del basso Sulcis), sono di grande qualità e  affidabilità.

Cantina Santadi, via Giacomo Tachis 14, 09010 Santadi (SU), www.cantinadisantadi.it