Vuolo 1Ho conosciuto casualmente Mila Vuolo una decina di anni fa a una allegra cena estiva organizzata da una mia cugina “romana” (cilentana di origine, ma da lunghissimo tempo trapiantata a Roma). Allora avevo già sentito parlare dei suoi vini, ma non avevo mai avuto occasione di assaggiarli. Parlando con lei, mi ripromisi di rispondere al più presto al suo cortese invito a visitare la sua azienda: avrei approfittato di quell’occasione per fare un giro in quell’area collinare che sovrasta Salerno in prossimità dei Monti Piacentini e visitare anche altre giovani aziende  che cominciavano a popolare un territorio fino ad allora sonnacchioso rispetto alle altre zone classiche della Campania vitivinicole: da Montevetrano a Tiziana Marino  e Luna Rossa .

L’occasione arrivò con la tempestività che avrei voluto: un primo progetto di andarci con un amico di bevute caduto all’ultimo momento, poi i ricorrenti viaggi in Borgogna e le degustazioni con gli amici di Winesurf mi hanno distolto dall’obiettivo, rinviato di anno in anno. Qualche estate dopo, mi sono trovato in un simpatico bistrot di Castellabate dove era in corso un’Asta di beneficenza  a sostegno dell’infanzia abbandonata di Napoli, nella quale erano messe in vendita le bottiglie donate per questo scopo  da alcuni  produttori  del salernitano (Cilento e costiera amalfitana soprattutto) . Il banditore era Luciano Pignataro ed io , anche per  stimolare di più i partecipanti più incerti, acquistai a  un prezzo altissimo (ben al di là del suo valore commerciale) una magnum dell’Aglianico di Mila dell’annata 2010. La bottiglia è restata alcuni anni nella mia cantina in attesa dell’occasione di assaggiarla , fino a che non l’ho ritrovata tra le altre magnum che stavo controllando, e l’ho portata su per la cena. Undici anni dalla vendemmia per un aglianico di buon livello non sono un periodo eccezionalmente lungo, ma mi ha colpito molto favorevolmente l’integrità, direi piuttosto la giovinezza di questo vino al primo assaggio e , dopo (una magnum non si finisce in una sola occasione se non si è in compagnia di un gruppo) la sua insospettata resistenza all’ossidazione il giorno successivo e ancora dopo.  Il colore granato scuro, senza orli aranciati, ancora con riflessi violacei, il naso balsamico, un cocktail di frutti neri (more, prugne), sfumature di erbe mediterranee, e note speziate di pepe nero, il palato ancora fresco di acidità in perfetto equilibrio con una trama tannica salda ma non aggressiva, piacevolmente carnoso con una sfumatura goudronné. Un ottimo aglianico di stile cilentano, anche se geograficamente proveniente da  da una zona  che non è nell’immediata prossimità. Unico neo, l’odiata ceralacca, di cui on conosco l’effettiva utilità, ma difficile da eliminare senza far danni.

Dunque Mila arriva  a Giovi, praticamente a ridosso di Salerno, da tempo località scelta dai salernitani per le loro case per le vacanze e i week-end, dopo un lungo periodo di attività professionale nel campo delle telecomunicazioni a Roma per insediarsi nella proprietà acquistata nel 1980 dal padre medico per il suo buen retiro. Oltre all’abitazione  vi sono anche alcuni ettari di terra, ripartiti tra vigna, uliveto e alberi di noccioli, con  un orto, fino ad allora curati da un colono : oggi la vigna  è di circa quattro ettari, esposta a est-nordest, a circa 200 m. di altitudine, condotta in biologico, per la maggior parte aglianico (70%) , e per il resto fiano (20%)  e cabernet sauvignon  (10%).  Il suolo  è argilloso-calcareo, simile al flysch cilentano, ma con uno strato vulcanico.

Vuolo 2Altri quattro ettari sono ad oliveto, anch’esso biologico,  e la stessa estensione a noccioleto. E’ la  fine del 2001, i reimpianti  avvengono tra il 2001 e il 2005: inizialmente il cabernet doveva essere impiegato per tagliare l’aglianico, ma nel 2003, annata caldissima, il cabernet stentò parecchio, mentre l’aglianico venne alla grande, sicché, su consiglio del bravo consulente enologo che si prende cura delle vigne, Guido Busatto,  si produsse un aglianico in purezza. Da allora il cabernet è vinificato anch’esso in purezza, un migliaio di bottiglie, come vino varietale . Sono quindi tre i vini prodotti in azienda: il bianco (100% fiano), circa 3.000 bottiglie l’anno (15 euro circa), di ottimo livello, anch’esso IGT Colli di Salerno, il cabernet, per gli amatori, e naturalmente l’aglianico , che , anche quantitativamente, rappresenta l’asse portante della cantina con 10-12.000 bottiglie l’anno (in vendita a 25 euro circa in enoteca). Da provare davvero.

Azienda agricola Mila Vuolo, località Passione di Rufoli (SA)