Racines AADi colore rubino appena volgente al granato, ha naso saturo di frutti rossi e neri (ciliegie nere, more, cassis) e note selvatiche di sottobosco, sul palato è carnoso, con tannini vellutati, sottilmente speziato (avverti pepe e garrigue), un vino molto seduttivo, che sente il mistral. Parlo del Racines dell’annata 2015, un Gigondas del Domaine Les Pallières. Situato a una quarantina di chilometri da Avignon, al centro di un triangolo che unisce Carpentras, Orange e Vaison-la-Romaine, Gigondas è un paesino di meno di 600 abitanti, che dà nome alla seconda denominazione, per fama e importanza, del Rodano meridionale, dopo quella di Châteauneuf-du-Pape.

Goisot1Mi trovavo in un ottimo ristorante di pesce ad Avellino*(“La Triglia”) , il che era già una (piacevole) sorpresa, davanti a degli splendidi bicchieri Zalto (altra sorpresa, e non da poco). La carta dei vini era inusualmente ampia e, già a un primo colpo d’occhio, di notevole impegno. A parte tutti i migliori bianchi irpini (tra cui la verticale di Picariello), comprendeva infatti anche un’ottima selezione di bianchi nazionali ed esteri. Ho “pescato” (mi sia consentito usare questo termine, trovandomi in un ristorante di cucina di mare) un raro Saint-Bris  del Domaine Goisot, e, per una volta, ho deciso di non rispettare la regola  che severamente mi sono imposto: al ristorante, scegliere sempre vini del luogo, quand’anche  in carta fossero presenti vini migliori.

TelegrammeridRicordate   la famosissima prima monetina a partire dalla quale Paperon de Paperoni costruì la sua immensa fortuna? A evocarmela è la storia del Domain edu Vieux Télégraphe  e della famiglia Brunier . Cominciò a Bedarrides , villaggio situato nella parte sud-est di Châteauneuf- du- Pape, con appena un ettaro di vigna nel 1891. Un passo alla volta,  questo famoso Domaine fondato da Hyppolite Brunier, partendo dal dono, fattogli dal padre, di alcune parcelle sul plateau de  La Crau, il suo cru bandiera, è divenuto il più grande di Châteauneuf-du-Pape , portando gli ettari di proprietà a 17, divenuti poi  55  alla fine della Seconda Guerra mondiale, per arrivare agli attuali 100.  

BressandesBressandes non è il terroir “storicamente” più prestigioso del Corton grand cru: non ha avuto mai la fama raggiunta dal Clos du Roi e dal Renardes, che non a caso Lavalle considerava “hors ligne”. Non ha la nobile austerità del primo né la forza  selvaggia del secondo, ma una grande regolarità qualitativa e, nelle sue migliori espressioni, non ha nulla da invidiare ai due cru “sovrani”. E’ anzi opinione corrente oggi che Bressandes faccia parte a pieno titolo della trilogia d’élite del terroir di Corton: più delicato forse, ma dotato della razza e dell’eleganza dei migliori crus. Per Patrick Essa, evoca un Volnay di Champans, e, per la sua speziatura, un Pezerolles di Pommard. 

Gelée 1Se l’annata 2015 era stata descritta come l’annata perfetta (a parte un po’ di oidio) un po’ in tutta la Borgogna, la 2016 non è stata certo  priva di spine. E molto dolorose, per i vignaioli.

Una tipica annata ( di quelle ormai, sempre più frequenti) “Noël au balcon , Pâques au tison”, cioè un inverno mite e una primavera fredda e umida.