Dauphine 2009e2012 AAvevo “scoperto” questo vino in un bel ristorante di Bordeaux in una mite serata di ottobre di qualche anno fa, mentre gustavamo un’ottima sella d’agnello di fronte alla splendida piazza illuminata de la Comédie . Si trattava di un rosso di una appellation ingiustamente oggi considerata “minore” del Libournais, Fronsac. Situata tra i meandri della Dordogne e dell’Isle, consta di appena 834 ettari di vigna, ai quali si aggiungono i 299 della vicina, più piccola, appellation di Canon-Fronsac (leggi l'articolo sui vini di Fronsac, cliccando qui).

Sociando 3Tutte le volte che riassaggio una bottiglia di Château Sociando-Mallet mi riscopro a pensare che avrebbe meritato ben più del riconoscimento di “cru bourgeois exceptionnel” che recentemente gli attribuisce la Revue du Vin de France nella sua classificazione, apparsa qualche mese fa anticipando quella ufficiale del comitato preposto, che dividerà i migliori cru rimasti fuori dal classement del 1855 in tre categorie (exceptionnels, supérieur e bourgeois).

MuseUn rosé da 2.600 euro? Sembra impossibile, eppure una magnum di Muse de Miraval 2018, la cuvée di maggior prestigio dello château de Miraval, nel Var, ha davvero spuntato questa cifra in un’asta per la Fondation GoodPlanet di Yann Arthus-Bernard. Ancora un po’ snobbati dai cosiddetti intenditori in Italia, i rosé volano in Francia e negli Stati Uniti, dove i Domaines guida, Ott, Minuty, Esclans con il suo Whispering Angel, e naturalmente Miraval, vendono casse su casse estate dopo estate. Nel 2018 sono state prodotte solo 2.000 bottiglie (magnum) di Muse, che , nei canali di vendita online, era in vendita al prezzo assai più abbordabile, ma comunque mostruoso per questa tipologia di vino, di 260 euro, ma sono molte di più quelle della cuvée storica di rosé Miraval, AOC Côtes-de Provence, e ancora di più quelle della nuova cuvée “rock”, come è stata definita, Studio, prodotta nell’ambito della più accessibile categoria dell’IGP Méditerranée, nata per rispondere all’esplosione della domanda (e dei prezzi) dei rosé delle appellations Provence.

Racines AADi colore rubino appena volgente al granato, ha naso saturo di frutti rossi e neri (ciliegie nere, more, cassis) e note selvatiche di sottobosco, sul palato è carnoso, con tannini vellutati, sottilmente speziato (avverti pepe e garrigue), un vino molto seduttivo, che sente il mistral. Parlo del Racines dell’annata 2015, un Gigondas del Domaine Les Pallières. Situato a una quarantina di chilometri da Avignon, al centro di un triangolo che unisce Carpentras, Orange e Vaison-la-Romaine, Gigondas è un paesino di meno di 600 abitanti, che dà nome alla seconda denominazione, per fama e importanza, del Rodano meridionale, dopo quella di Châteauneuf-du-Pape.

Goisot1Mi trovavo in un ottimo ristorante di pesce ad Avellino*(“La Triglia”) , il che era già una (piacevole) sorpresa, davanti a degli splendidi bicchieri Zalto (altra sorpresa, e non da poco). La carta dei vini era inusualmente ampia e, già a un primo colpo d’occhio, di notevole impegno. A parte tutti i migliori bianchi irpini (tra cui la verticale di Picariello), comprendeva infatti anche un’ottima selezione di bianchi nazionali ed esteri. Ho “pescato” (mi sia consentito usare questo termine, trovandomi in un ristorante di cucina di mare) un raro Saint-Bris  del Domaine Goisot, e, per una volta, ho deciso di non rispettare la regola  che severamente mi sono imposto: al ristorante, scegliere sempre vini del luogo, quand’anche  in carta fossero presenti vini migliori.