Goisot1Mi trovavo in un ottimo ristorante di pesce ad Avellino*(“La Triglia”) , il che era già una (piacevole) sorpresa, davanti a degli splendidi bicchieri Zalto (altra sorpresa, e non da poco). La carta dei vini era inusualmente ampia e, già a un primo colpo d’occhio, di notevole impegno. A parte tutti i migliori bianchi irpini (tra cui la verticale di Picariello), comprendeva infatti anche un’ottima selezione di bianchi nazionali ed esteri. Ho “pescato” (mi sia consentito usare questo termine, trovandomi in un ristorante di cucina di mare) un raro Saint-Bris  del Domaine Goisot, e, per una volta, ho deciso di non rispettare la regola  che severamente mi sono imposto: al ristorante, scegliere sempre vini del luogo, quand’anche  in carta fossero presenti vini migliori.

TelegrammeridRicordate   la famosissima prima monetina a partire dalla quale Paperon de Paperoni costruì la sua immensa fortuna? A evocarmela è la storia del Domain edu Vieux Télégraphe  e della famiglia Brunier . Cominciò a Bedarrides , villaggio situato nella parte sud-est di Châteauneuf- du- Pape, con appena un ettaro di vigna nel 1891. Un passo alla volta,  questo famoso Domaine fondato da Hyppolite Brunier, partendo dal dono, fattogli dal padre, di alcune parcelle sul plateau de  La Crau, il suo cru bandiera, è divenuto il più grande di Châteauneuf-du-Pape , portando gli ettari di proprietà a 17, divenuti poi  55  alla fine della Seconda Guerra mondiale, per arrivare agli attuali 100.  

BressandesBressandes non è il terroir “storicamente” più prestigioso del Corton grand cru: non ha avuto mai la fama raggiunta dal Clos du Roi e dal Renardes, che non a caso Lavalle considerava “hors ligne”. Non ha la nobile austerità del primo né la forza  selvaggia del secondo, ma una grande regolarità qualitativa e, nelle sue migliori espressioni, non ha nulla da invidiare ai due cru “sovrani”. E’ anzi opinione corrente oggi che Bressandes faccia parte a pieno titolo della trilogia d’élite del terroir di Corton: più delicato forse, ma dotato della razza e dell’eleganza dei migliori crus. Per Patrick Essa, evoca un Volnay di Champans, e, per la sua speziatura, un Pezerolles di Pommard. 

Gelée 1Se l’annata 2015 era stata descritta come l’annata perfetta (a parte un po’ di oidio) un po’ in tutta la Borgogna, la 2016 non è stata certo  priva di spine. E molto dolorose, per i vignaioli.

Una tipica annata ( di quelle ormai, sempre più frequenti) “Noël au balcon , Pâques au tison”, cioè un inverno mite e una primavera fredda e umida.

AstaTutto faceva pensare ad una vendita record, anche se gli operatori attendevano e forse anche speravano in un raffreddamento dei prezzi, e il record effettivamente c’è stato: oltre 14  i milioni di euro realizzati (per l’esattezza 14.187,150) dalla  vendita degli 833 lotti messi all’asta ( tra i quali 631 pièces di vini rossi e 197 di bianchi). Non c’è stato invece il raffreddamento dei prezzi, visto che il prezzo medio di una pièce ha abbondantemente superato i 16.000 euro (16.850) , ben il 19% in più di quello del 2017 e ancora oltre per il 2016. Se un po’ di  delusione c’è stata, in questa magnifica edizione dell’Asta dei vini degli Hospices di Beaune,  è venuta invece dal risultato un po’ appannato, rispetto alle attese, della famosa Pièce du Président, il cui ricavato è devoluto ogni anno ad una o più associazioni scientifiche o di beneficenza: 230.000 euro non sono certo pochi, ma ben lontani dai 410.000 raggiunti l’anno scorso per due pièces borgognone di Corton Grand Cru Clos du Roy e ancor più dai 480.000 con i quali erano stata aggiudicata  una sola pièce di Corton Renardes nel 2015 (record assoluto dell’asta).