Boccadilupo verticale 21385. E’ l’anno della prima menzione ufficiale del nome Antinori nel mondo del vino. Difficile (probabilmente impossibile) trovare un caso più antico di famiglia del vino, non solo nel nostro paese. Oggi Antinori è un impero, con le sue tenute toscane (nel Chianti classico, Cortona, Montepulciano, Montalcino, Maremma), in Umbria (Castello della Sala), nelle Langhe , in Franciacorta e Puglia, e all’estero: in Europa (Malta, Ungheria, Romania) e in America (Col Solare, Antica e Stag’s Leap negli Stati Uniti, Haras del Pirque in Cile). (Nella foto sopra, un particolare della verticale di Boccadilupo, en plein air).

 

Lo confesso: quando il mio amico Pasquale Porcelli mi ha sollecitato ad andare con lui ad una degustazione verticale di Falanghina del Sannio, mi era venuto quasi da sorridere. Sì, la Falanghina dei Mustilli la conoscevo da tempo, già dagli inizi del lavoro di Leonardo Mustilli, il primo a credere veramente in questa varietà: sapevo bene che si trattava di una Falanghina di qualità, diversa dalle molte altre che ho poi assaggiato, nel beneventano e un po’ in tutta la Campania, fatte per durare sei mesi e accompagnare la pizza al posto della birra, ma francamente mi era sembrata un po’ un’esagerazione. Addirittura una verticale!

CasonQuella di Alois Lageder è una tenuta storica di una famiglia del vino giunta oggi alla sua quinta generazione. La coltivazione della vite vi risale agli inizi dell’800: si tratta di circa 50 ettari vitati di proprietà, coltivati in biodinamica, più quelli in affitto. (Nella foto a sinistra un'immagine del Cason Hirschprunn).

CopertinaIn occasione della Festa di Wine Surf, tenutasi a Bari qualche giorno fa, la presentazione del mio ultimo libro (“Interviste (ancor più) impossibili davanti a un bicchiere di vino”, Adda editore) è stata seguita da una interessante degustazione di tre grandi annate di Sassicaia (la 2001, la 2004 e la 2006) confrontate con quelle di tre dei più famosi crus di Bordeaux: rispettivamente Château Palmer, Château Montrose e Château Figeac.

Szepsy e FrancesconiLe degustazioni guidate del Merano Wine Festival di quest’anno erano 11, per la maggior parte riguardanti vini di note case italiane in verticale (Allegrini, Kante, Isole e Olena, Mastroberardino , Pepe, San Michele Appiano) . Per quanto riguarda i vini esteri, questa volta non è stata, come negli altri anni, la Francia a fare la parte del leone: accanto allo Champagne Charles Hedsieck c’è stato, per la prima volta in questa manifestazione, l’ingresso di un vino spagnolo , il Montilla-Moriles Pedro Ximenez, e di uno ungherese, il Tokaji Aszú. Sono appunto queste ultime quelle che ho scelto di seguire, un po’ per curiosità, un po’ per l’eccezionalità della loro presenza in una manifestazione italiana. (Nella foto Istvan Szepsy-a destra-  e Mariano Francesconi alla verticale di Tokaji Aszù)