CasonQuella di Alois Lageder è una tenuta storica di una famiglia del vino giunta oggi alla sua quinta generazione. La coltivazione della vite vi risale agli inizi dell’800: si tratta di circa 50 ettari vitati di proprietà, coltivati in biodinamica, più quelli in affitto. (Nella foto a sinistra un'immagine del Cason Hirschprunn).

CopertinaIn occasione della Festa di Wine Surf, tenutasi a Bari qualche giorno fa, la presentazione del mio ultimo libro (“Interviste (ancor più) impossibili davanti a un bicchiere di vino”, Adda editore) è stata seguita da una interessante degustazione di tre grandi annate di Sassicaia (la 2001, la 2004 e la 2006) confrontate con quelle di tre dei più famosi crus di Bordeaux: rispettivamente Château Palmer, Château Montrose e Château Figeac.

Szepsy e FrancesconiLe degustazioni guidate del Merano Wine Festival di quest’anno erano 11, per la maggior parte riguardanti vini di note case italiane in verticale (Allegrini, Kante, Isole e Olena, Mastroberardino , Pepe, San Michele Appiano) . Per quanto riguarda i vini esteri, questa volta non è stata, come negli altri anni, la Francia a fare la parte del leone: accanto allo Champagne Charles Hedsieck c’è stato, per la prima volta in questa manifestazione, l’ingresso di un vino spagnolo , il Montilla-Moriles Pedro Ximenez, e di uno ungherese, il Tokaji Aszú. Sono appunto queste ultime quelle che ho scelto di seguire, un po’ per curiosità, un po’ per l’eccezionalità della loro presenza in una manifestazione italiana. (Nella foto Istvan Szepsy-a destra-  e Mariano Francesconi alla verticale di Tokaji Aszù)

Montagne MeranoA causa del maltempo sono arrivato a Merano più tardi del previsto. C’è stato appena il tempo di passare all’albergo (il solito,affidabile Sittnerhof) per lasciare i bagagli e poi alla segreteria stampa, al Palazzo Forst, per ritirare il talloncino dell’accreditamento. Non restava che andare a cena e poi a letto non troppo tardi per trovarsi pronti per l’indomani. (Nella foto una immagine delle montagne innevate sopra Merano).

I tre moschettieriUn paio di anni fa aveva sorpreso un po’ tutti, in una degustazione dedicata agli spumanti che io chiamo “eretici”, ossia quelli che, elaborati con il metodo champenois, non provengono però da zone classiche ( lo Champagne, com’è ovvio, ma anche quelle che hanno da tempo uno status riconosciuto per i loro spumanti, come la Franciacorta o il Trentino) e sono prodotti con uve di varietà autoctone, diverse dallo Chardonnay e il Pinot Noir. Si trattava del Riserva Nobile della cantina D’Araprì, di San Severo di Puglia: uno spumante proveniente da un terroir del tutto privo di una tradizione consolidata in questo campo, e da un’uva, il bombino bianco, fino ad allora poco apprezzata e impiegata solo in blend con altre varietà per la produzione di vini fermi piuttosto semplici. (Nella foto accanto, i tre proprietari della cantina D'Araprì)