I tre moschettieriUn paio di anni fa aveva sorpreso un po’ tutti, in una degustazione dedicata agli spumanti che io chiamo “eretici”, ossia quelli che, elaborati con il metodo champenois, non provengono però da zone classiche ( lo Champagne, com’è ovvio, ma anche quelle che hanno da tempo uno status riconosciuto per i loro spumanti, come la Franciacorta o il Trentino) e sono prodotti con uve di varietà autoctone, diverse dallo Chardonnay e il Pinot Noir. Si trattava del Riserva Nobile della cantina D’Araprì, di San Severo di Puglia: uno spumante proveniente da un terroir del tutto privo di una tradizione consolidata in questo campo, e da un’uva, il bombino bianco, fino ad allora poco apprezzata e impiegata solo in blend con altre varietà per la produzione di vini fermi piuttosto semplici. (Nella foto accanto, i tre proprietari della cantina D'Araprì)

Cresce il numero dei Susie-lovers, come gli anglofili chiamano gli appassionati del Susumaniello, una varietà di uva da vino, che si riteneva originaria della Dalmazia, ma praticamente conosciuta solo in Puglia, nelle province di Brindisi e, in parte, di Bari . Quasi estinta appena alcuni anni fa (nel 2006 ce n’erano solo 13 ettari), é ora riscoperta e vezzeggiata come mai in passato sull’onda lunga della rivalorizzazione degli autoctoni.

Parliamo ancora di vini di Borgogna,questa volta bianchi : non dei grandi crus di Corton, Puligny e Chassagne, bensì di tre vini considerati minori, che mi hanno particolarmente colpito in queste ultime settimane. Due di essi   provengono dalla varietà dominante , tra quelle a bacca bianca, dell’intera Borgogna, lo Chardonnay. Il terzo , invece, è prodotto da una piccola grande varietà, un tempo molto diffusa nella regione , poi distrutta dalla fillossera e soppiantata dai nuovi impianti di Chardonnay, ma che alcuni produttori coraggiosi hanno voluto riportare in vita: l’Aligoté

Di ritorno dalla Borgogna , dove ci eravamo recati per i Grands Jours, riassumo  in poche righe. Per approfondire leggi gli articoli completi, riportati di seguito.

Ho bevuto vini che voi umani…

Ricordate lo splendido Blade Runner di Ridley Scott? Il replicante ribelle Rutger Hauer dice in punto di morte ad Harrison Ford la famosa frase: “Ho visto luoghi che voi umani non potete neppure immaginare”.

La regione del Beaujolais non era espressamente compresa nei Grands jours de Bourgogne, anche se il profumo del Gamay non era mancato nella  sessione dedicata alla Symphonie Mâconnaise. Qualche produttore era però presente nella giornata  dedicata ai Jeunes talents.