Il mondo del vino, in Borgogna come altrove, è tradizionalmente maschile. Tuttavia, da alcuni anni, la presenza femminile è diventata sempre più frequente anche in questa regione, e si tratta di presenze d’interesse tutt’altro che trascurabile. Sarebbe facile fare i nomi, che sono ben noti ai conoscitori, di Anna Leflaive (Domaine Leflaive a Puligny- Montrachet) o di “Lalou” Bize Leroy (Domaine Leroy a Vosne-Romanée e Domaine d’Auvenay a Meursault), autrici di alcuni vini che fanno ormai parte del mito della Borgogna. Ma potremmo citare moltissimi altri nomi. Come dimenticare, ad . es., Nadine Gublin, una delle migliori enologhe borgognone, la cui mano è ad es. evidente negli splendidi vini del Domaine Jacques Prieur, Anne Gros del Domaine omonimo a Vosne-Romanée, con i suoi Richebourg, Sylvie Emonin a Gevrey-Chambertin, o il talento di Cecile Tremblay a Vosne-Romanée? Questi nomi non sono affatto isolati . E difatti oggi parleremo di altre due donne del vino borgognone: Sylvie Boyer,a Meursault, che , dopo aver girato il mondo, e aver distinto la sua attività da quella del fratello, ha avviato una interessante esperienza autonoma di négociant, e  Marie Andrée Mugneret-Gibourg, che, con la madre e la sorella, ha ormai preso le redini del Domaine Mugneret-Gibourg a Vosne-Romanée.

BoyerDella prima, dopo aver apprezzato i suoi Saint-Aubin 1er cru e il suo Auxey-Duresses village, abbiamo assaggiato i suoi Meursault premier cru, Genevrières e Perrières della vendemmia 2007.Colore giallo paglia con riflessi verdolini, rivelano freschezza ed eleganza, appena velata, nel secondo cru, da leggeri toni boisés, hanno razza e struttura. Il Perrières in particolare (89/100) si rivela profondo e minerale. Avrà bisogno di qualche anno ancora (1 o 2) per dare il meglio di sé e durare per diversi anni.

 

 

MugneretGibourgVR250Delle sorelle Mugneret.Gibourg, che producono anche degli ottimi Vougeot e Echezeaux grand crus, oltre ad alcuni bei Nuits-Saint-Georges premier cru, parleremo del loro piacevolissimo Vosne-Romanée village. Si tratta di un assemblaggio di diversi vigneti, tutti su suoli argillo-calcarei, posti in parte a Nord di Vosne-Romanée (Les Chalandins), in parte a Sud (Les Croix Blanches) e di alcune vigne situate nel comune di Vosne-Romanée (Le Pré de la Folie, Les Champs Gourdin e La Colombière). E’ un bel vino, che esprime felicemente la notevole crescita qualitativa avuta in questi ultimi venti anni, dall’AOC Village di Vosne-Romanée, capace, in alcuni casi, di non far rimpiangere un premier cru. Sapido, dalla grande ricchezza fruttata,”sente” in bocca il Pinot noir, con note di ciliegia e violetta, già piacevole ora, ma che potrà conservarsi senza problemi per almeno altri 3-5 anni e forse più (89/100).Grande qualità a poco più di 35 Euro.

I Meursault sono distribuiti in Italia da Ceretto Terroirs e il Vosne-Romanée delle sorelle Mugneret-Gibourg da Heres (Pubblicato il 1.1.2011).

 

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18 novembre 2010

WOW andrà a Beaune, per respirare l’aria delle Trois glorieuses. Seguirà da vicino (molto vicino) l’asta degli Hospices del 21 novembre , su cui vi proporrà i suoi appunti. Si tratta del più importante evento enologico della Borgogna e della Francia, nel corso del quale saranno venduti in un’asta pubblica  i vini provenienti dall’eccezionale patrimonio vitivinicolo di questa importante istituzione benefica. Fondato nel 1443, otto anni dopo che il trattato di Arras aveva posto fine alla Guerra dei Cento anni, ma le devastazioni della guerra erano ancora lungi dall’essere concluse, per volontà di Nicolas Rolin, cancelliere del duca di Borgogna, Philippe le Bon, e della moglie Guigone de Salins, l’Hotel Dieu (monumento nazionale di notevole bellezza , da visitare assolutamente) fu ospedale per i malati poveri, ma anche ospizio per vecchi e orfanotrofio. Successivamente si federò con altre istituzioni similari, sorte a Nolay, Pommard, Meursault e Beaune, dando vita così ai famosi Hospices. Rapidamente gli Hospices accumularono un patrimonio di circa 62 ettari, donati in beneficenza, costituito da vigne, sia in premier cru ( a Volnay, Pommard, Puligny, Meursault), sia in grand cru (Corton e Corton-Charlemagne, Batard- Montrachet, Clos de la Roche…). La vendita dei vini prodotti in queste proprietà permise di finanziare l’ospedale. Dal 1859 la vendita avviene attraverso una pubblica asta, la cui organizzazione, dal 2007 è stata affidata dagli Hospices a Christie’s , che aveva curato la vendita dei vini nel 2005 e nel 2006. Oggi è possibile partecipare all’asta anche telematicamente, dopo essersi opportunamente accreditati. Prima dell’asta, i vini delle vendemmie precedenti degli Hospices da bandire vengono assaggiati dagli esperti e dai potenziali acquirenti in una serie di degustazioni organizzate in molte importanti città del mondo:da Parigi, naturalmente, a Londra come a Oxford, New York e Los Angeles. Nel 2009, dall’asta, sono stati ricavati oltre 5 milioni di Euro. Il pezzo più pregiato? Forse il Batard-Montrachet grand cru Dame de Flandres, venduto lo scorso anno a 65.000 Euro la pièce .

 

25 novembre 2010

Hotel_DieuCon l’asta del 21 novembre dei vini dell’annata 2010 degli Hospices, si sono chiuse le trois glorieuses di Beaune, tre giorni di festa popolare che hanno il loro momento di massima nobiltà appunto nella celebre asta , condotta, per il sesto anno consecutivo, da Christie’s. Da quando , nel lontano 1443, Nicolas Rolin, cancelliere del duca di Borgogna Filippo il Buono, e sua moglie Guigone de Salins , fondarono l’Hotel-Dieu di Beaune, una istituzione benefica civile che doveva offrire assistenza ai malati e ai bisognosi, le numerose donazioni che si seguirono, dalle prime, generose, di Guillemette Leverrier (1457) a Beaumont-le Franc, e di Jean Pamplays e sua moglie (1459) a Beaune, crearono in breve un notevole patrimonio di vigne in territori molto vocati per la vitivinicoltura , sia in Côte d’Or che nella Côte de Beaune, dalla quale gli Hospices ricavarono e tuttora ricavano i fondi indispensabili per il mantenimento dell’Ospedale. La vendita, effettuata in varie forme per quasi quattro secoli, dal 1859 avvennero esclusivamente sulla base di un’asta pubblica, effettuata con il metodo cosiddetto “à la bougie”, secondo il quale l’aggiudicazione avveniva al termine della combustione ininterrotta di due candele . Dal 2005 l’asta è gestita da Christie’s, che ha notevolmente contribuito a dare una risonanza internazionale, ogni anno più vasta, della vendita. I compratori, provenienti da tutto il mondo , quest’anno con una accresciuta presenza di clienti asiatici, possono acquistare sia, una volta accreditati, partecipando personalmente all’asta, sia mediante offerte scritte o telefoniche. Dal 2007, attraverso Christie’s Live™, è possibile partecipare all’asta in diretta dal proprio computer. L’asta di quest’anno, la 150esima della storia, prevedeva un numero più ridotto di lotti, rispetto alla grande annata 2009, viste anche le difficoltà della vendemmia 2010: in tutto 643, ripartiti tra 32 crus rossi , per un totale di 543 pièces borgognone da 228 litri ognuna, e 13 crus bianchi, per un totale di 100 pièces. Ad essi bisogna però aggiungere un lotto del tutto particolare, bandito a parte, costituito da un tonneau di 500 litri di una cuvée creata per celebrare il 150° anniversario delle enchêres, La Cuvée des Présidents Nicolas Rollin, e quattro pièces di Fine de Bourgogne della raccolta 2009.

Un aspetto molto interessante e innovativo della vendita effettuata da Christie’s è costituita dalla possibilità, ulteriormente consolidatasi, di acquisto di singole pièces di vino da parte di particuliers, ossia singoli o gruppi di amatori, ciò che ha notevolmente contribuito ad accrescere la eccezionale popolarità di questa vendita. Quest’anno si è sfiorato il record di guadagni realizzato dalla scorsa vendemmia, arrivando a circa 4 milioni e mezzo di euro di ricavi. Questa cifra, che è di poco inferiore a quella precedente, va però rivalutata in considerazione del fatto che la quantità di prodotto effettivamente venduta era notevolmente inferiore, per le caratteristiche metereologiche dell’annata, che aveva richiesto una selezione molto più severa delle uve, e soprattutto non comprende la somma ricavata della vendita della Cuvée des Presidents, che ha, quella sì, praticamente raddoppiato il record precedente, con la somma, davvero cospicua di 400.000 Euro. Questo eccezionale lotto è stato acquistato da un noto produttore borgognone, Jacques Poisseaux, della Patriarche, al termine di una combattuta asta animata dal comico Fabrice Lucchini.Il valore materiale di questo vino, pur buonissimo, va detto, è ovviamente notevolmente inferiore, visto che si tratta di un assemblaggio di uve pinot noir provenienti da alcuni premiers crus di Beaune, soprattutto Cent Vignes e Theurons, da vigne molto vecchie , in alcuni casi di oltre 60 anni. Una somma così elevata si spiega sia considerando l’enorme valore di immagine dell’acquisto, sia le finalità benefiche di esso, dal momento che il denaro ricavato finanzierà la ricerca e l’assistenza ai malati di cancro. Ragionevolissimi i prezzi degli altri lotti: dopo un avvio bruciante, con aumenti che hanno raggiunto il 40% sui prezzi degli anni precedenti, ci si è poi asssestati su incrementi più bassi, un po’ più del 15% per i bianchi e del 12% per i rossi rispetto ai prezzi del 2009.

Qualche prezzo?Bene i premiers crus: Dames hospitalières , Beaune premier cru rouge, una cuvée mista di Bressandes, Theurons e La Mignotte, valutato 2.800-4500 Euro, è stato aggiudicato mediamente a 4.500 Euro, con una punta massima di 5000; la cuvée Guigone de Salins, Beaune premier cru rosso costituito da uve provenienti da parcelle di Bressandes, Les Surey e Champ Pimont, quotato 2.800-4.500 Euro, ha spuntato 4.000-4.200 Euro; il Volnay 1er cru cuvée Général Muteau, quotato 3.000-5.000 Euro, è stato aggiudicato per 4.800-5.000 Euro.

Prezzi ovviamente più alti per i grand crus:Corton rouge della cuvée Charlotte Dumay (Corton-Renardes e Corton- Bressandes), valutato 4.800-7.000 Euro, è stato venduto a prezzi oscillanti tra gli 8.000 Euro (minimo) e i 10.000 (massimo); i tre lotti di Clos de la Roche grand cru (stimati 20.000-30.000 Euro) sono stati subito venduti a 40-41.000 Euro. Queste oscillazioni di prezzo dipendono dal fatto che il regolamento prevede che l’asta sia fatta lotto per lotto (ossia per singola botte), ma che il vincitore possa (faculté de multiplication) aggiudicarsi allo stesso prezzo, se vuole, più lotti oppure tutti quelli rimanenti della stessa serie.

Wow ha partecipato questa volta all’asta comodamente seduto nella splendida Salle des Poûvres dell’Hotel-Dieu, e ha potuto verificare che effettivamente l’accesso all’asta e aggiudicarsi una pièce borgognona da 228 litri (circa 288 bottiglie) di vino di grande qualità è pienamente possibile agli appassionati, che possono anche organizzarsi in gruppo, e che, nonostante la presenza di grandi operatori del settore, i prezzi sono più che ragionevoli . Aggiudicandosi una pièce a 4.000 Euro, una volta aggiunti il frais acheteur (7%) , il prezzo della botte (500 Euro) e quello dell’élevage (12-24 mesi presso una cantina borgognona accreditata, circa 1.500 Euro), il vino, messo in bottiglia ed etichettato (con possibile personalizzazione), costa circa 22 euro a bottiglia a domicilio. Il prezzo medio del prodotto acquistato in negozio è sicuramente di molto superiore (anche 60 Euro e più ), ma non comprende la soddisfazione di aver “conquistato” il proprio vino facendo inoltre un’esperienza unica.

In un articolo successivo Wow fornirà su questo sito una serie di dettagli pratici per coloro che vorranno tentare l’avventura l’anno prossimo. Per ora alcune note sull’annata 2010. Dopo la vendemmia 2009, subito celebrata come grandissima (ma davvero superiore al 2005? Qualche dubbio in proposito) , anche per la suggestione della famosa regola del 9, per cui tutte le annate che finiscono col 9 sono eccellenti in Borgogna, quella del 2010 è stata certamente una vendemmia più incerta, come incerto è stato il tempo. Meteorologia per lungo tempo instabile e piovosa fino a giugno, fortunatamente con un luglio più caldo e secco, che ha permesso all’uva di avere il sole necessario per maturare, ma un fine estate non privo di temporali, soprattutto nel Maconnais, nel quale si sono avute anche alcune brutte grandinate, ma anche nella parte meridionale della Cote de Beaune. Si è vendemmiato nell’ultima decade di settembre (agli Hospices nella settimana successiva al 20 settembre) con molte ansie. Tuttavia i viticultori più attenti alla qualità hanno ottenuto risultati sorprendenti , in alcuni casi eccellenti, soprattutto per i bianchi . I vini sono freschi e dotati di una acidità che potrà permettere nei casi più favorevoli anche lunghi invecchiamenti. Certo è difficile valutare vini che hanno meno di 60 giorni dalla raccolta, specie per i bianchi, ma abbiamo sentito profumi molto belli e promettenti, che ci rendono ottimisti.

 

Come si è detto, Christie’s organizza degustazioni dei vini degli anni precedenti degli Hospices in varie città del mondo (quest’anno, che può ben dirsi “l’anno della Cina” , a Pechino, Shanghai e Hong Kong) per far conoscere e valutare la qualità dei prodotti, ma è nei due giorni che precedono l’asta, che i vini della vendemmia che sarà messa all’asta (appunto il 2010) possono essere degustati in botte dagli appassionati a Beaune. Anche quest’anno è stato possibile (per chi ci è riuscito), assaggiare una ventina (circa la metà) dei vini messi all’asta, in alcune sessioni di degustazione , effettuate al mattino presto, oppure nelle primissime ore del pomeriggio, presso l’antica (per il pubblico) e la nuova Cuverie (per i professionisti del settore) degli Hospices . Wow ha visto nella rue Louis Véry, all’ingresso dell’Ancienne Cuvérie, interamente occupata, una coda lunghissima (direi non meno di 5-600) persone, sotto la pioggia, attendere per alcune ore di poter entrare, alcune fornite di bicchieri e bottiglia di Bourgogne “ di riscaldamento”. Moltissimi appassionati, per nulla innervositi per la pioggia e per l’attesa, che hanno trascorso il tempo facendo conoscenza tra loro, scambiandosi ricordi degli anni precedenti e indirizzi di vignaioli straordinari. Insomma , il meglio del mondo del vino (Pubblicato il 27.11.2010).

 

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BeauneAlla 138 esima Festa dei Grands crus di Borgogna, tenutasi a Beaune, in occasione delle trois glorieuses (19-21 novembre), al Palais des Congrès, è stato possibile assaggiare molti bei vini della nuova annata 2010, insieme con alcuni delle vendemmie precedenti (2008 e 2009). Presenti numerosissimi produttori per tutte le diverse appellations, sia regionali che comunali, in premier e grand cru, sia della Côte d’Or che della Côte de Beaune, ma anche dello Chablisien, del Maconnais, della Côte Chalonnaise e del Beaujolais. Non mancavano poi gli stand , allegri e rinfrescanti, dei Crémant de Bourgogne, con i quali si poteva aprire ed eventualmente ripristinare il palato un po’ stressato da assaggi troppo numerosi e ravvicinati. Con 25 Euro si acquisiva, oltre al diritto di ingresso, un catalogo, sul quale ritrovare i produttori presenti e annotare le proprie osservazioni, e un bel Riedel da Bourgogne rosso, che veniva acquistato a titolo definitivo.

Bella sala, con banconi ben distribuiti , anche se con qualche difficoltà iniziale di orientamento (non c’era infatti una numerazione di riferimento). Tra i bianchi abbiamo assaggiato diversi Chassagne dell’annata 2010 di Amiot di tre differenti crus (Champgain, Vergers e Caillerets), freschi e minerali, con un 2009 di Philippe Colin come termine di confronto, e un interessante, saporito, Pouilly-Fuissé da vecchie vigne centenarie, del 2009, del Domaine Pierre Desroches, che ci ha colpito. Ci siamo maggiormente immersi nei rossi della Côte d’Or, Ci sono piaciuti lo Chaffots- Morey Saint Denis 2008 di Lignier, e il suo Clos de la Roche della stessa annata, e abbiamo potuto apprezzare per la sua ricchezza di frutto già avvertibile il Clos de la Roche grand cru di Michel Magnien 2010. Piacevole, anche se ancora un po’ rude (non dimentichiamo che la vendemmia risale a meno di due mesi) il Nuits-Saint-Georges clos des Argilles 2010 di Drouhin , di cui abbiamo assaggiato anche l’altro cru (il Procés 2009). Già più pronto,ma con un notevole potenziale evolutivo il Les Perdrix village del 2008 del Domaine des Perdrix. Abbiamo poi assaggiato anche un’anteprima del 2010 dell’Echezeaux grand cru di quest’ultimo Domaine , vigoroso e con un naso già ben espresso. Ci è piaciuto abbastanza il Vosne-Romanée Les rouges 2008 di Grivot. Da decifrare il Village 2010 di Fabrice Vigot. Gli assaggi più interessanti, quelli effettuati al bancone dedicato ai cru di Gevrey. Molto speziato il premier Champans 2008 di Philippe Leclaire, elegante il Gevrey-Chambertin di Trapet della stessa annata. Già sorprendenti i Gevrey village del 2010, CharlopinVieilles Vignes, e soprattutto di Dugat e di Armand Rousseau, due grandi vini in divenire Unico neo: il Palais des Congrès è una gran bella sede, ma piuttosto lontana dal Centro di Beaune.Non aver predisposto una navetta o almeno lo stazionamento di qualche taxi, in un periodo in cui il tempo è spesso (e lo era) brutto, ha creato qualche disagio agli appassionati meno attrezzati.

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Assaggi al ristorante.

Al ristorante Le Fleury di Beaune (in place Fleury, a poche decine di metri dall'Ancienne Cuverie degli hospices affidabile, anche se un po'prevedibile) abbiamo bevuto un Beaune premier cru du Chateau di Bouchard 2007: fresco, succoso, profumato, vale il prezzo pagato.

Al Pré aux Clercs di Dijon (ristorante di lusso che affaccia sulla piazza del celebre Palais dei Duchi di Borgogna, un po' di prosopopea, menu con piatti eleganti,ma non sempre armonici), abbiamo bevuto un Gevrey-Chambertin Vieiles Vignes di Humbert frères 2007,di buona struttura, con tannini ancora un po' rilevati, di personalità media (80 Euro).

TortinoAlla Maison Millière di Digione (locale storico, in edificio medievale sulla celebre rue de la Chouette, piacevole e ben arredato, al piano superiore di un bar- bazar di artigianato locale, cucina regionale abbastanza affidabile  , tra cui abbiamo apprezzato una zuppa di funghi ed escargots in crosta) ci é molto piaciuto un Nuits-Saint-Georges Vieilles Vignes del 2006 di Nicolas Potel (a 40 Euro), levigato, con profumi di frutti rossi e neri e spezie dolci  ben espressi ). In carta uno Chambolle Amoureuses del 2004 a 95 Euro, che avremmo acquistato se non avessimo dovuto ripartire in aereo (Pubblicato il 27.11.2010).

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