Bricco del DragoEccola, l’ultima bottiglia del Bricco del Drago del farmacista-vigneron Luciano De Giacomi. Vendemmia 1971. L’etichetta (anche un po’ storta, perché la colla ha evidentemente ceduto) é rovinatissima, come è anche logico per una bottiglia rimasta quasi mezzo secolo in una cantina umida, senza protezioni di sorta, ma , all’osservazione esterna, il resto sembra in eccellenti condizioni.

42 anni dalla vendemmia rappresentano per un uomo la piena maturità, ma per un vino sono davvero tanti, anche considerando a parte quelli fortificati, e ancor più se si tratta di bottiglie non risommate. Era quindi con una certa apprensione che avevamo prelevato dalla cantina due bottiglie di quell’età (provenienti cioè dalla felice vendemmia del 1974) da assaggiare insieme con altre più recenti nella cena di Capodanno: si trattava di un Barbaresco di Gaja e di un Barolo di Serralunga, il Collina Rionda   di Bruno Giacosa

chablis closL’ultima bottiglia del 2004 l’avevo assaggiata tre anni fa e avevo stimato una possibilità di conservazione di 12, forse anche qualcuno in più, anni dalla data della vendemmia. Me ne restavano ancora due-tre bottiglie, di quell’annata, più altre tre della 2005. Parlo dello Chablis Le Clos grand cru del Domaine William Fèvre. Poi, a mettermi una pulce nell’orecchio, ci ha pensato qualche settimana fa una nota di Allen Meadows, grandissimo conoscitore dei vini borgognoni, che si asteneva dal valutare nuovamente questo vino (al quale aveva assegnato 95 centesimi nel 2006 ), in quanto aveva trovato inequivocabili segni di premox nelle tre bottiglie (su tre) da lui aperte per l’occasione.

Il Campo Romano era un interessante esperimento di Luciano Degiacomi risalente alla metà degli anni '70 e  più recentemente ripreso dalla Poderi Colla, che ne ha acquisito le vigne: si trattava di un blend innovativo , da me erroneamente indicato in grignolino + freisa in un mio articolo di un paio di settimane fa  su una bottiglia di Pinot nero della Cascina Drago. Molto cortesemente Federica Colla  corregge la mia memoria : si trattava di freisa sì, ma con il Pinot nero che Degiacomi aveva piantato nei primi anni '70 a San Rocco Seno d'Elvio portandolo dalla Borgogna. La ringrazio della sua precisazione, che mi consente di correggere un ricordo ormai di 40 anni fa.Oggi, però, il Campo Romano é prodotto solo con uve della varietà pinot nero.

Drago 3Sono passati esattamente 40 anni (era il 1976) da quando , nella bella Enoteca Partenopea di viale Augusto, a Napoli, mi imbattei nei due vini che allora produceva Luciano Degiacomi, talentuoso farmacista- vigneron albese: il Bricco del Drago, insolito ma eccellente blend di Dolcetto e Nebbiolo , e il Campo Romano, un rosso leggero appena mosso, con in etichetta la dizione “Gran ordinario da mensa”. Di quest’ultimo era restata una trentina di bottiglie, che acquistai tutte per il mio piacere quotidiano.Il Campo Romano prendeva nome dal fatto che nella vigna  erano stati ritrovati frammenti di origine romana.