Drago 3Sono passati esattamente 40 anni (era il 1976) da quando , nella bella Enoteca Partenopea di viale Augusto, a Napoli, mi imbattei nei due vini che allora produceva Luciano Degiacomi, talentuoso farmacista- vigneron albese: il Bricco del Drago, insolito ma eccellente blend di Dolcetto e Nebbiolo , e il Campo Romano, un rosso leggero appena mosso, con in etichetta la dizione “Gran ordinario da mensa”. Di quest’ultimo era restata una trentina di bottiglie, che acquistai tutte per il mio piacere quotidiano.Il Campo Romano prendeva nome dal fatto che nella vigna  erano stati ritrovati frammenti di origine romana.

Nervi 1Apro la bottiglia con una certa apprensione. E’ naturale, quando si tratta di una bottiglia molto vecchia (annata 1970: sono quindi passati 9 lustri dalla vendemmia) non risommata. Il Gattinara, si sa, è vino che resiste molto bene all’attacco degli anni, ma il tallone di Achille è sempre il maledetto tappo. E di fatti non è stato affatto facile toglierlo evitando che si sbriciolasse completamente, o-peggio-sprofondasse nel vino. Sono riuscito ad estrarlo senza danni, intero, e confesso che, dopo, mi sono sentito un chirurgo.

Vega Sicilia AltamuraNormalmente un vino di trent’anni entrerebbe a buon diritto in una rubrica come “La bottiglia dell’antiquario”, nella quale abbiamo parlato di vini,bianchi e rossi, di venti anni e più. Se si tratta di un Vega-Sicilia Unico occorre un discorso a parte: si tratta infatti di un vino che può essere rilasciato per la vendita anche venti anni dopo la vendemmia (il vino del 1968 fu rilasciato nel 1991, insieme con quello del 1982) e che di solito impiega almeno trent’anni per rivelarsi appieno nella sua classe immensa, come mostra anche una recente degustazione verticale di 35 annate pubblicata dalla rivista Decanter (numero di ottobre 2014).

Capezzana 1931Davvero un magnifico vecchiaccio il Carmignano Villa di Capezzana del 1931 proposto in degustazione al Merano Wine Festival. Un vino sorprendente , come quei grandi e amabili vecchioni che arrivano ad età avanzatissime, mantenendosi perfettamente lucidi e che ti trasmettono serenità e ottimismo.

Dire Mastroberardino è come dire la storia del vino campano. Questa azienda ha ormai quasi 150 anni di vita (fu infatti fondata nel 1878) e, fino alla fine degli anni ’80, è stata praticamente la sola azienda dell’Irpinia ad avere notorietà nazionale. Oggi, con i suoi 200 ettari di proprietà, ai quali se ne aggiungono quasi altrettanti in conduzione, che significano due milioni e mezzo di bottiglie di produzione l’anno, è- per le dimensioni medie regionali – un colosso ,il cui marchio è praticamente presente in tutto il mondo.