Jacquesson 742Marcato dal Pinot noir della Grande Vallée (il 59% del blend, proveniente dal grand cru Aÿ e dai  premiers crus  Dizy e Hautvillers), la cuvée 742 di Jacquesson  è un extra-brut con 1.5 grammi di dosaggio,  ricco, ma dotato di molta grazia, con un naso intenso di pere essiccate, nocciole, infusi d’erbe, fiori bianchi. Ha complessità e un perfetto equilibrio tra acidità e alcol. Ha spuma sottile e molto elegante, è cremoso e suadente sul palato. Un magnifico champagne di assemblage (93/100). Il restante 41% di chardonnay viene dalle parcelle di due grands crus della Côte des Blancs, Avize e Oiry.

Pol Roger2Preziosi, gli Champagnes Pol Roger, lo sono non solo perché praticamente di casa nella famiglia reale inglese (il Brut réserve non millesimato fu servito nel ricevimento di nozze dei discussi Harry e Megan), oltre ad essere la marca di champagne preferita da sir Winston Churchill, a cui la maison di Epernay ha dedicato la sua cuvée di maggior prestigio. La cuvée Vintage 2012, di cui parliamo oggi (60% pinot noir e 40% chardonnay, provenienti da 20 grands crus e premiers crus della Montagne de Reims e della Côte des Blancs), è semplicemente magnifica, puntando a ripetere lo straordinario millesimo 2008. Di colore oro pallido, ha bolle finissime di grande eleganza e persistenza, al naso si propone con notevole freschezza, dopo aver sostato sette anni sui suoi lieviti, pesca bianca e frutta secca, note floreali, toni dolci di pane fresco e pasticceria.

Barbaresco ARiassaggio questo Barbaresco Montestefano della Cantina dei Produttori del Barbaresco, una bella realtà che raccoglie oggi 54 soci conferitori, a coprire 110 ettari di vigna nelle posizioni migliori per il nebbiolo di questa denominazione. Annata 2004, quindici anni in questo momento, molto ben portati. La 2004 è stata un’annata eccellente, forse non la migliore in assoluto di questo primo ventennio del XXI secolo (2001, 2012,2015 e 2016 hanno ottenuto valutazioni leggermente migliori), ma siamo sicuramente vicini alla vetta.

MoelleuxHo assaggiato per la prima volta Château Gilette una quindicina di anni fa. Mi trovavo a Parigi ed ebbi l’opportunità di provare insieme le annate 1983 e 1985 , entrambe appena messe in commercio, dopo più di venti anni di affinamento in cantina. Fino ad allora (lo confesso) non ne avevo mai sentito parlare, né avevo la più pallida idea di dove fosse Preignac, il luogo dove lo produceva la famiglia Medeville.La prima cosa che pensai era che non avevo mai assaggiato nulla di simile. Sull’etichetta era scritto “Sauternes”, ma , scorrendo mentalmente la lista dei premiers e dei seconds crus del Sauternais, quel nome non lo ricordavo affatto. Semplicemente perché non c’é.

2624 champagne oeil de perdrix di jean vesselle recensione scheda tecnica prezzo abbinamentiNonostante la secca bocciatura di Amélie Nothomb, secondo la quale chi ha inventato gli champagne rosé è riuscito a fare il contrario del sogno degli alchimisti, “trasformare l’oro in granatina”, ho sempre amato questa tipologia di vino, naturalmente quando è ben realizzata. La storia degli champagnes rosé ha avuto alti e bassi, ma come ha raccontato Bernard Burtschy su “Le Figaro”, ha origini antiche quanto le versioni in bianco, e, specie negli ultimi anni, la loro richiesta appare in costante ascesa.