MoelleuxHo assaggiato per la prima volta Château Gilette una quindicina di anni fa. Mi trovavo a Parigi ed ebbi l’opportunità di provare insieme le annate 1983 e 1985 , entrambe appena messe in commercio, dopo più di venti anni di affinamento in cantina. Fino ad allora (lo confesso) non ne avevo mai sentito parlare, né avevo la più pallida idea di dove fosse Preignac, il luogo dove lo produceva la famiglia Medeville.La prima cosa che pensai era che non avevo mai assaggiato nulla di simile. Sull’etichetta era scritto “Sauternes”, ma , scorrendo mentalmente la lista dei premiers e dei seconds crus del Sauternais, quel nome non lo ricordavo affatto. Semplicemente perché non c’é.

2624 champagne oeil de perdrix di jean vesselle recensione scheda tecnica prezzo abbinamentiNonostante la secca bocciatura di Amélie Nothomb, secondo la quale chi ha inventato gli champagne rosé è riuscito a fare il contrario del sogno degli alchimisti, “trasformare l’oro in granatina”, ho sempre amato questa tipologia di vino, naturalmente quando è ben realizzata. La storia degli champagnes rosé ha avuto alti e bassi, ma come ha raccontato Bernard Burtschy su “Le Figaro”, ha origini antiche quanto le versioni in bianco, e, specie negli ultimi anni, la loro richiesta appare in costante ascesa.

Egly 1Può sembrare curioso che qui scelga di parlare di una cuvée costituita per il 100% da Pinot Meunier, anche perché prodotta da uno dei migliori vignerons della Grande Montagne de Reims, il Domaine Egly-Ouriet, che possiede 8 dei suoi 12 ettari di vigna nel grand cru Ambonnay, e altri due e mezzo a Bouzy e Verzenay (anch’essi grand cru ), terroir nel quale si producono Pinot noir tra i più affascinanti dell’intera Champagne. Intendo il Vignes de Vrigny, una cuvée proveniente da alcune vecchie parcelle di Pinot Meunier, vendemmiate perfettamente mature con rese bassisime, in una piccola tenuta a Vrigny.

Pagliarese 1A Chianti Classico Collection di quest’anno, l’anteprima dell’annata 2017 alla Stazione Leopolda, è stato tra quelli che mi sono piaciuti di più. Ma aspettiamolo ancora un po’, questo 2017 di Pagliarese, la storica proprietà di Castelnuovo Berardenga ritornata finalmente alla luce dopo quasi venti anni vissuti sottotraccia. E’ancora presto : il vino, leggermente austero come lo è sempre quando è troppo giovane, non ha ancora messo fuori le ali . Sapevate che un tempo il territorio da cui proviene, in quest’angolo  di Toscana , nel quale le colline del Chianti Classico lasciano spazio alle Crete Senesi, era  chiamato “la farfalla del Granducato”?

Porto1Dopo  un’ottima annata 2000, “dichiarata” da tutti i produttori, che ha dato vini di grande finezza e concentrazione, pur se in quantità ridotte, si è dovuto attendere la vendemmia 2011 per trovare un vero millesimo “ a cinque stelle”,con dei Porto vintage davvero eccezionali,  per i quali è facile presagire una lunghissima vita. E difatti,  pur giovanissimo (le altre bottiglie che ancora riposano in cantina potranno attendere il tempo necessario per esaltarle appieno), questo Vintage 2011 della Taylor non fa davvero rimpiangere quello delle altre grandi annate  “recenti”, come  la 1994.