domaine lignier michelot chambolle musigny vieilles vignes 1205750 s274 pE’ proprio un bel vino, lo Chambolle-Musigny Vieilles Vignes del Domaine Virgile Lignier-Michelot, una delle proprietà emergenti di Morey-Saint-Denis, che ho avuto modo di assaggiare recentemente. Proveniente dalla felice vendemmia 2015, si tratta di un Borgogna ricco,  con una bella tensione, dal naso molto seduttivo, nel quale spiccano  note di mora e ciliegie nere mature, intensamente  floreale e attraversato da una elegante venatura speziata. E’ un Pinot molto equilibrato e piacevolmente persistente , un’ottima riuscita del terroir di Chambolle-Musigny, che si apprezza già ora, anche se può tranquillamente essere bevuto con piena soddisfazione   anche tra altri 5-8 anni.

Calderara 2011Come ho già avuto modo di scrivere in un altro articolo qualche tempo fa, non vi è dubbio che quello dell’Etna sia un territorio con caratteristiche pedoclimatiche uniche, che lo rendono molto differente dagli altri territori vitivinicoli della Sicilia, e sicuramente tra i più vocati per la produzione di vini di qualità. Sui suoi suoli tipicamente vulcanici (in grande maggioranza suoli bruni andici), in altura –anche a 1.000 metri e più-, le escursioni termiche sono notevoli, giungendo anche a 30 gradi nella stagione estiva, e la piovosità assai maggiore di quella del resto dell’isola (da 6 a 10 volte).

Riserva 1Non è californiano, anche se è diventato il vitigno più popolare e amato della California, e neppure croato, sebbene le analisi del DNA mostrino che è quasi sicuramente nato lì, perché il Primitivo più buono e autentico, in quanto fuso indissolubilmente con il paesaggio e la cultura del territorio, è quello pugliese. Ebbene sì. Potrebbe sembrare sacrilego che un Primitivo pugliese approdi alla sezione “Grandi Bottiglie”, dedicata ai grandi vini meritevoli di raggiungere e superare i 91 punti su 100, ma non lo é.

Vigne2Difficile non innamorarsi di questo Vigne de l’Enfant Jésus, vino bandiera della Maison Bouchard Père et Fils, di un’annata straordinaria, come quella del 2010, per la Côte de Beaune: una raccolta limitata, per le difficoltà incontrate nel periodo della fioritura, ma di splendida qualità, favorita da un’estate fresca, e da condizioni climatiche ottimali nei giorni della vendemmia. Superiore forse anche a quello, magnifico, del 2009, un Beaune rouge di grande ricchezza e complessità.

Clos du FontenayBruno è Bruno Clair, il titolare di uno dei più conosciuti e reputati Domaines della Côte d’Or che ha il suo nome. Brun (Philippe) è il suo braccio destro, col quale collabora da oltre trent’anni, per l’esattezza dal 1986. Qualcuno li ha chiamati anche i Batman e Robin della Côte d’Or a sottolineare la loro immarcescibile intesa, che ha permesso la produzione di una gamma di altissimo livello, che comprende, accanto ad alcuni cru di assoluto prestigio, molti “piccoli” vini, di minor peso, ma di grande affidabilità per la loro continuità qualitativa.