San Leonardo 1Per Suckling è “il Sassicaia del Nord Italia”. In realtà il San Leonardo dei Marchesi Guerrieri Gonzaga è il più bordolese (e sicuramente uno dei più eleganti) vino italiano prodotto con le varietà tradizionali di quel terroir. Ho pensato a questo riassaggiando, alcuni giorni fa, il vino dell’annata 2000: forse non la migliore in assoluto delle annate prodotte dal 1983 (quella del 1982 non fu commercializzata), ma certamente una delle più classiche.

LangoaHo avuto modo di riberlo qualche sera fa in occasione di una cena tra amici, ad appena qualche mese dall’ultima volta, questo Langoa-Barton 2010. La 2010 è stata una grande annata in tutto il Médoc, caratterizzata da un inverno rigido, ciò che ha determinato una certo ritardo della ripresa vegetativa, e una floraison irregolare, nella quale sono stati soprattutto i merlot a soffrire, e da una bella estate “bordolese”, con uno stress idrico equilibrato, giornate calde e soleggiate e notti fresche.

Lafon Rochet 2009Delle grandi appellations communales del Médoc, St. Estèphe è forse la meno conosciuta, sebbene abbia nel suo carniere due seconds crus (Cos d’Estournel e Château Montrose) di grande prestigio e, rispettivamente, un troisième, un quatrième e un cinquième cru. Un palmarès più che rispettabile, in confronto con quelli di Moulis en Médoc e Listrac, che devono accontentarsi di soli crus bourgeois, ma non paragonabile a quelli di Pauillac , che può vantare ben tre premiers crus, o di Margaux, nella quale è l’ultimo premier cru médocain del classement del 1855, e anche di St. Julien, che di premiers crus non ne ha, ma ha ben cinque seconds crus , al pari di Margaux. Situato nella porzione più settentrionale della “quasi isola” del Médoc, il terroir di St.Estèphe comprende nella sua AOC 1.230 ettari di vigna.

cupo 2Che cosa fa di un vino un grande vino? Le condizioni per produrlo sono abbastanza conosciute e forse anche un po’ ovvie. Certo occorre una grande varietà : non sono tutte uguali né hanno tutte lo stesso valore, anche se tutte vanno difese e valorizzate in quanto facenti parte di un patrimonio di diversità gustativa da conservare gelosamente.

Clos de Bèze 2008Il Domaine Bouchard Père et Fils di Beaune, si sa, è tra i più antichi della Borgogna (le sue origini risalgono niente di meno che al 1731), e certamente quello che possiede la maggiore estensione di vigneti, con i suoi oltre 130 ettari (83 Pinot Noir e 47 Chardonnay): una cifra che forse farebbe sorridere confrontata con quella delle maggiori proprietà del Nuovo Mondo (ma anche di qualcuna delle nostre cantine toscane più grandi, come Castello Banfi, 850 ettari vitati , o Antinori, 2.400), ma che è assolutamente enorme per quel territorio, se si pensa che la seconda proprietà per grandezza è quella degli Hospices di Beaune, con (appena) 60 ettari. Ma questa straordinaria casa vinicola, dal 1995 di proprietà della famiglia Henriot, famosa per i suoi Champagnes, svolge da sempre anche una imponente attività di négoce.