Chevalier-Montrachet 2008Mentre assaggio questo Chevalier-Montrachet 2008 del Domaine Étienne Sauzet, mi viene in mente quella leggenda (una vera e propria mnemotecnica per ricordare i nomi dei cru di Puligny) , secondo la quale il signore di Puligny divise così le sue terre tra i figli : la parte migliore toccò al suo figlio maggiore, nominato cavaliere (Chevalier), un’altra toccò alle sue figlie (Les Pucelles) e una parte ai suoi bastardi (Bâtard), che furono i benvenuti (Bienvenues).

Chemins dAvizeQuale Champagne berrò a Capodanno? Ho deciso: sarà lo splendido Les Chemins d’Avize 2010 della Maison Larmandier- Bernier. Sono sempre stato un fan degli Champagne di Pierre e Sophie Larmandier. Poche parole, ma prodotti di grande purezza e precisione, di nitida espressione territoriale come non è facile trovarne neppure nella Côte des Blancs. E di fatti una visita a questa piccola (130.000 bottiglie l’anno), ma affilatissima Maison di Vertus non manco mai di farla, tutte le volte che vado nella Champagne.

2calonsegurSt. Estèphe è l’appellation comunale più settentrionale del terroir del Médoc. Con i suoi 1.229 ettari supera di poco l’estensione di Pauillac,con la quale confina, ed è seconda solo a Margaux. A St. Estèphe non c’è nessuno dei quattro premier cru del Médoc, concentrati nella vicina Pauillac, con la sola eccezione dello Château Margaux, ma ci sono due second cru (Cos d’Estournel e Château Montrose) e un troisième di grandissimo prestigio, come Calon-Ségur.

ugolaiaBasta assaggiare la splendida annata 2010 dell’Ugolaia di Lisini , per rendersi conto di quali siano le potenzialità del Sangiovese di Montalcino: di ineguagliabile purezza, un vino intenso, di austera eleganza, che non cerca la superconcentrazione e la sovra estrazione che si riscontra in alcuni Brunelli, che spiccano solo per potenza e muscolarità.

WhisperingI rosé sono come un po’ le farfalle: durano poco (con eccezioni), ma questo non toglie che possano essere non meno affascinanti per la loro delicata leggerezza. Ammettiamolo: nessuno (o pochi), specie se vuole apparire un intenditore, ammette di amarli, ritenendoli in fondo dei vini di serie B, che non sono né carne né pesce, ma, quando sono davvero ben fatti, sono piacere allo stato puro. Specie d’estate, serviti freschi ma non freddi, come aperitivo da bere sulla terrazza insieme con qualche stuzzichino, o anche come accompagnamento di una allegra cena a base di tapas variopinte, anche multi-etniche, su una zuppa di pesce.