Davvero una bottiglia eccellente quella di Saffredi dell’annata 2001, aperta qualche sera fa. Un bel rosso da vitigni bordolesi (Cabernet Sauvignon e Merlot), con un’aggiunta di un vitigno abbastanza insolito sui nostri territori, l’Alicante, dal colore granato ancora molto in sé, dal naso intenso , nel quale si succedono note di sottobosco e speziate; in bocca è ampio e avvolgente, con tocchi di pepe nero , ginepro e tabacco, trama tannica molto fine ed elegante, molto lungo..

I Gonet-Médeville, proprietari di Château Gilette, meriterebbero davvero la qualifica di antiquari del vino. Come parlare altrimenti di vini che vengono messi in commercio non meno di 20 anni dopo la vendemmia, come lo sono tutti gli Château Gilette?

Eppure, come talvolta capita, la nascita di questo vino e del suo inconfondibile stile, fu effetto del caso, o meglio della compresenza di numerose coincidenze esterne. Ormai 77 anni, fa, nel 1934,a Preignac non c’era di che imbottigliare il vino, né botti per conservarlo, per cui non vi fu altra scelta che lasciare il vino nella vasca di cemento. Passata la guerra, si vide che il vino era evoluto meravigliosamente : aveva l’ aroma di un grande Sauternes, ma più fruttato, incredibilmente fresco e giovane nonostante il tempo trascorso.

Finora, nella rubrica dedicata alle “Grandi degustazioni” di questo blog sono stati presentati molti vini francesi. E’ il momento di riequilibrare il conto con i nostri vini: non per sciovinismo (o contro-sciovinismo, visto che in questo non abbiamo nulla da insegnare agli amici francesi), ma perché è vero che la nostra vitivinicoltura ha fatto progressi straordinari in questi ultimi trent’anni, sia per quanto riguarda la qualità media dei propri vini, sia per quanto riguarda i vini di eccellenza. Dunque spazio ai vini italiani: cominciamo con i vini di due regioni molto distanti, non solo geograficamente, tra loro, l’Alto Adige e la Puglia,  e con due vitigni, il primo di nobiltà antichissima e l’altro di nobiltà più recente.

Tre grandi declinazioni dello Chardonnay: la Champagne,  lo Chablisien e la Côte de Beaune.

Cominciamo con uno Champagne, ancora poco noto al di fuori della cerchia degli appassionati, come spesso accade a quelli che non sono prodotti dalle Grandi Marche .

La sera di Capodanno abbiamo celebrato una sorta di gemellaggio tra i vini del Piemonte e quelli della Borgogna, e, tra quelli assaggiati, è toccato ad un Clos des Lambrays del 2006 il compito di rappresentare il territorio di Morey-Saint-Denis. Ero molto  curioso di provarne l’evoluzione, avendo avuto modo di assaggiare un mese fa circa l’annata 2009.

Clos des Lambrays è una proprietà con origini molto antiche (se ne ha una prima traccia nel 1365), anche se non quanto quelle del suo vicino Clos de Tart, che è più vecchio di circa due secoli. Ha inizio praticamente al centro di Morey-Saint-Denis, una spruzzata di case strette tra Chambolle e Gevrey, arrampicandosi poi su una collinetta, fino a  320 metri  di altitudine, dalla quale è possibile vedere, nei giorni favorevoli, Dijon , a nord, e il Monte Bianco a est. E’ uno dei cinque grand cru di questo piccolo paese (gli altri sono Clos de la Roche,   il più grande, con i suoi quasi  17 ettari,  Clos de Tart e Clos Saint-Denis, che hanno dimensioni invece un po’ inferiori, e una piccola frazione di Bonnes-Mares, che insiste principalmente su Chambolle-Musigny), quasi invisibile (anche nelle Guide) e sicuramente il meno conosciuto nella porzione della Cóte de Nuits tra Vosne-Romanée e Gevrey-Chambertin