DolcettoA produrlo è una nobile famiglia, impiantata nella regione da oltre 600 anni, conosciuta soprattutto per i suoi Barolo. Non potrebbe essere diversamente, dal momento che la tenuta Monfalletto , il suo nucleo storico, 28 ettari di vigna estesi su tutti i versanti della collina nel comune di La Morra, si trova al centro della zona di produzione del famoso vino langhigiano. Ma questa volta non parlerò del re delle Langhe, ma del più umile dei suoi vini rossi, il Dolcetto.

revi cavaliere nero 2Il Cavaliere Nero è un Trento classico riserva rosé, proveniente al 100% da uve pinot nero coltivate nelle vicinanze del capoluogo a 450-600 metri di altitudine. Come suggerisce anche il nome, è uno spumante gagliardo, di buona personalità e grande struttura, dal colore rosa antico, che si offre al naso con un bouquet che unisce alla crosta di pane e alle caratteristiche note di lieviti, frutti rossi e di bosco maturi , sul palato è croccante,  ha nerbo vivo, freschezza acida ben equilibrata dal lungo affinamento, piacevolissima sapidità minerale, bella persistenza.

Monsupello ATradizionale meta del fuori porta milanese per chi ricercava il vino da acquistare per il consumo familiare, l’Oltrepò Pavese, rappresenta quella parte della Lombardia situata a sud del Po, letteralmente incuneata tra il piacentino emiliano e il tortonese piemontese. Si tratta di un territorio nel quale il vino si produce da sempre e che avrebbe ottime potenzialità, ma che oggi stenta a conquistare lo spazio a cui potrebbe aspirare, soffocato dalla maggiore notorietà della vicina Franciacorta. Qui il vino buono e neanche tanto costoso non manca, e non solo nel campo degli spumanti , una tipologia nella quale indubbiamente eccelle. In Oltrepò si producono anche buoni vini fermi dalle varietà locali, croatina e barbera, ma anche pinot nero , riesling , che da soli rappresentano quasi l’80% delle aree vitate, e poi moscato, uva rara, vespolina, e naturalmente chardonnay, anche se presente in misura assai minore che nella Franciacorta.

BottiglieCon il caldo estivo i vini bianchi , serviti a temperatura fresca (ma non ghiacciati) si fanno apprezzare ancora di più. Tra questi i vini a base di verdicchio, una delle varietà più vocate ad accompagnare la cucina di mare, occupano sicuramente un posto di favore. Non sono però ciò che i francesi chiamano, anche un po’ spregiativamente, “vin de soif” , anche se la beva è molto piacevole, perché sono vini tutt’altro che semplici e non si limitano a dissipare la sete: la loro sapidità minerale li rende molto distintivi anche se non sono spiccatamente aromatici, come lo sono il sauvignon o il riesling, e sono certamente tra i vini più longevi del nostro territorio provenienti da uve a bacca bianca.

lettereottouveSono praticamente gemelli. Parlo del Lettere (il fratello minore, per volumi e notorietà) e del Gragnano, il “vino di Napoli” per eccellenza. Appartengono alla stessa tipologia, quella dei rossi frizzanti (come il Lambrusco e la Bonarda), provengono dalle stesse uve , principalmente piedirosso, aglianico e sciascinoso, e prendono nome dai comuni di provenienza, distanti tra loro poco più di tre chilometri. Eppure la differente esposizione e la maggiore altitudine rendono il Lettere , pur se simile,  diverso dal Gragnano: più nervoso e più asciutto, mentre il Gragnano tende ad essere più goloso e rotondo.