forastera 2Erbe mediterranee, finocchietto selvatico e origano, albicocca candita, sapidità salina sul palato, è una Forastera di bello spessore, quella  di Cenatiempo : un vino da gustare con attenzione, molto adatto ad accompagnare  un ricco menu di mare.

E’ forse un po’ paradossale ma questa che è una delle varietà più tipiche di Ischia, e che , a parte piccole quantità nella vicina Procida e nel resto della  Campania, si trova quasi interamente su quell’isola, sia chiamata col nome di “forastera”, cioè forestiera. In effetti , anche se la sua presenza a Ischia  è documentata da almeno 150 anni (ne parla Froio nel 1878), quest’uva sembra  venuta da fuori, e si sa ben poco al riguardo della sua origine.

GrottaRossaLa qualità di una cantina si valuta spesso meglio, più che dai suoi vini top, da quelli che vengono definiti “di base” o di “entrata in gamma”. Di norma se il vino più semplice è buono, lo è anche, a maggior ragione, il vino più importante. Non è invece sempre così al contrario. Ora, la cantina Santadi, nel Sulcis sardo, ha cominciato a essere conosciuta fuori dall’isola soprattutto per il suo Terre Brune, la sua cuvée di maggior prestigio, prodotta per la prima volta nel 1984 con la consulenza del grande Giacomo Tachis, ma da quando, superata la fase della vendita di vino sfuso, ha cominciato a vendere i suoi vini imbottigliati, è conosciuta per la sua affidabilità e l’ottimo livello di tutti i suoi vini.

Lagrein Prestige ADa quando, a causa della pandemia che ancora ci affligge, ho dovuto rinunciare al mio soggiorno  annuale in Alto Adige, è diventato per me meno facile assaggiare le nuove annate dei vini di quella provincia. Dei rossi più dei bianchi, perché , mentre i bianchi, specie da varietà aromatiche, ormai sono ampiamente reperibili in qualsiasi enoteca o bottiglieria nazionale, i rossi  dei vitigni  locali (lagrein e schiava, su tutti) si contano sulle dita. Assaggiando l’ottima cuvée Prestige riserva della Cantina di Bolzano, parliamo dunque di Lagrein.

AsteriasDifficile restare indifferenti davanti a questo Fiano cilentano che profuma di mare e di agrumi. Fresco e suadente, si adatta alle tapas e ai piatti di mare con incredibile facilità, bicchiere dietro bicchiere, invitandoti a quello successivo. Sapido e persistente, con una perfetta corrispondenza naso-bocca, è assai piacevole e compagno irresistibile della tavola. L’abbiamo provato su degli scampetti appena scottati, su una saporita minestra di talli di zucchine, sui formaggi freschi di pecora del luogo e molte altre cose, sempre adattandosi meravigliosamente.

Etna AE’ davvero un bel vino, l’Etna rosso di Francesco Tornatore. Se si trova nella sezione dei “Piccoli assaggi” non è certo per il suo valore, che sfora con sicurezza i 90 punti, ma per la sua ottima accessibilità e reperibilità, che ne fanno un vino che si vorrebbe bere tutti i giorni. Ha colore rubino scarico, caratteristico del nerello mascalese , ingrediente dominante rispetto al partner nerello cappuccio. All’olfatto si offre assai invitante, con un aroma intenso, nel quale si avvertono la ciliegia e il mirtillo, filtrati da sentori di erbe selvatiche e una sottile speziatura. Sul palato è succoso , finemente tannico, equilibrato.