marjosse rougeAssaggiato alla robusta tavola de La Tupina, ristorante della vecchia Bordeaux conosciuto per la sua cucina territoriale del sud-ovest.

Lo Château Marjosse (quello che abbiamo bevuto era della vendemmia 2016) è un “semplice” Bordeaux della riva destra . Non rientra in alcuna appellation communale , per quanto Tizac-de-Curton, dove si trova la proprietà, disti poco sia da Saint Emilion (14 km., più o meno), sia da Pomerol (17 ).

brut altalanga 1Un extra-brut paglierino luminoso, dal perlage fine e persistente, nervoso e piacevolmente agrumato, con un naso sottile che offre crosta di pane, frutta secca e delicate note floreali. Sul palato mostra nerbo vivo, freschezza acida e una sfumatura leggermente salmastra. E’ uno spumante di grande immediatezza, dritto e nervoso, ottimo come aperitivo, ma in grado di accompagnare ottimamente anche crostacei e frutti di mare.

Tauri reduxMi è capitato spesso di berlo nelle trattorie irpine, in questi ultimi tempi. In enoteca, ad Avellino, lo si può trovare per 9-10 euro, al ristorante intorno a 16. Il costo , relativamente modesto, non inganni, perché é un ottimo e affidabile Irpinia Aglianico, proveniente da una zona assai vocata per questa varietà, Taurasi. Le uve sono esclusivamente di aglianico, coltivate in vigne esposte a sud-ovest di tre diverse contrade nel comune di Taurasi: contrada Coste, Piana di Montevergine e Pezza dei Preti, a 350 m. di altitudine. Parlo del Taurì di Antonio Caggiano, un nome noto da queste parti, produttore di uno dei migliori Taurasi DOCG, il Macchia dei Goti.

Novacella 1Abbiamo parlato più volte dei vini della Cantina dell’Abbazia di Novacella, di proprietà dei canonici regolari agostiniani, che la fondarono nel 1142 : generalmente dei suoi grandi bianchi da varietà tipiche dell’Alto Adige e soprattutto quelli della prestigiosa collezione Praepositus, che comprende i vini di alta gamma prodotti : il Sylvaner, il Műller-Thurgau, il Kerner e il Gewűrztraminer, il Grűner Veltliner e sua maestà il Riesling. Siamo a Varna, vicino Bressanone, nella bella Valle d’Isarco, dove i bianchi mostrano una identità e una grazia inconfondibili, anche per merito della sapiente opera dell’enologo Celestino Lucin.

DolcettoA produrlo è una nobile famiglia, impiantata nella regione da oltre 600 anni, conosciuta soprattutto per i suoi Barolo. Non potrebbe essere diversamente, dal momento che la tenuta Monfalletto , il suo nucleo storico, 28 ettari di vigna estesi su tutti i versanti della collina nel comune di La Morra, si trova al centro della zona di produzione del famoso vino langhigiano. Ma questa volta non parlerò del re delle Langhe, ma del più umile dei suoi vini rossi, il Dolcetto.